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Sara Grasso, export manager di Oranfrizer, fa il punto della situazione dopo il Covid-19

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Oggi abbiamo contattato telefonicamente Sara Grasso, export manager di Oranfrizer, azienda siciliana leader nel settore degli agrumi, specialmente dell’arancia rossa. Abbiamo scelto di parlare con lei per fare il punto sulla situazione del mercato ortofrutticolo dopo il Covid.

 

Ciao Sara, la prima domanda che vogliamo rivolgerti è relativa ad uno degli asset strategici di un settore come quello agroalimentare, ossia il lavoro ed il reclutamento della manodopera. Negli ultimi mesi si è parlato molto delle difficoltà che aziende come quella che tu rappresenti hanno incontrato nel reperimento di manodopera. Come mai si è verificato un problema del genere? 

Molte aziende del settore ortofrutticolo italiano si affidano a mano d’opera stagionale che viene dall’estero appositamente nel periodo raccolta, perché non sempre è facile trovare mano d’opera locale in alcune regioni, per vari motivi o perché la retribuzione offerta non è allettante e dunque i locali non ambiscono a fare questa attività. Inoltre molti locali non sono interessati a svolgere questo tipo di attività e preferiscono scegliere altri lavori. Il lockdown ha impedito che questa mano d’opera potesse arrivare dall’estero creando notevoli problemi a moltissime aziende nella raccolta del prodotto.

Oranfrizer ha consolidato questo importante aspetto della filiera, cioè la raccolta, che per noi è un fondamentale step nella catena di produzione per la qualità. La raccolta deve essere svolta in modo qualificato per garantire una eccellente qualità del frutto sia dal punto di vista estetico sia della sua shelf life. I nostri raccoglitori di arance sono forza lavoro locale o stranieri che vivono tutto l’anno vicino all’azienda con le loro famiglie. Sono dipendenti dell’azienda e vengono formati periodicamente affinché  svolgano questa attività in modo competente. Dunque la mano d’opera fortunatamente non è stata un problema per noi durante gli ultimi mesi.

Un secondo asset strategico per il tuo settore, specie durante questi mesi di pandemia da Covid-19, è stato quello della sicurezza alimentare. Acquistare da Paesi terzi, colpiti come il nostro dalla pandemia, e vendere a Paesi terzi i nostri prodotti italiani, è stato subito semplice e sicuro o vi sono state delle difficoltà? La sicurezza della catena alimentare è stata sempre garantita? Se si in che modo? 

Si, per noi la sicurezza alimentare insieme alla qualità dei prodotti sono elementi base, punti cardini della produzione. Abbiamo subito organizzato l’azienda in base ai protocolli richiesti dal Governo per restare operativi durante l’emergenza, anche affrontando investimenti per adeguarci in tempi brevissimi. In questo modo abbiamo garantito che tutte le procedure che normalmente vengono svolte per la sicurezza alimentare, sia in campo sia nello stabilimento, fossero normalmente espletate. Nel nostro caso è importante verificare che i protocolli di campo siano rispettati dai nostri produttori e che la frutta non ecceda determinati livelli di trattamenti in modo da essere quasi a residuo zero.

 

Il cibo è un nutrimento essenziale per tutti e la sua produzione e commercializzazione ha tenuto, nonostante il Covid. Come è andato l’export del mercato degli agrumi? E’ la vendita a livello nazionale?

E’ noto che la richiesta di agrumi negli ultimi mesi sia stata enorme, sin dall’inizio di marzo. Sicuramente i consumatori italiani ed europei riconoscono l’agrume come un frutto adatto per fortificare il proprio sistema immunitario e per combattere o prevenire infiammazioni ed influenze, dunque dall’Italia le richieste sono state in certi momenti fino al triplo della stessa settimana dell’anno precedente. I mercati esteri hanno invece reagito in modo difforme: alcuni hanno tenuto le nostre referenze e hanno completato la stagione,

riconoscendo il valore dei nostri agrumi, specialmente dell’arancia rossa sia dal punto di vista salutistico sia per la sicurezza alimentare. Il coronavirus è stata un’esperienza che ha alzato il livello di guardia del consumatore sulla sicurezza Alimentare e sull’importanza della qualità di cosa si mangia. Dunque molti buyers stranieri hanno puntato su questo, mantenendo le rosse sugli scaffali. Altri davanti all’incertezza di cosa avrebbe comportato il lockdown, anche in termini di disponibilità economica da parte dei consumatori, hanno interrotto le forniture scegliendo agrumi meno costosi.

E’ vero che esportare gli agrumi in Cina e in Giappone richiede il rispetto di alcune procedure molto rigide, come l’osservanza di basse temperature per 15 giorni prima della partenza? Ci spieghi meglio quali sono le difficoltà del tuo mercato per l’export d’oltremare?

Le difficoltà dell’export d’oltremare sono molteplici. Innazitutto le distanze e quindi la durata del viaggio. La frutta è deperibile quindi andare via mare può essere rischioso, dall’altra parte esportare via aerea rende i costi e quindi il prezzo finale della frutta troppo alto e di conseguenza i volumi restano circoscritti. Inoltre ci sono altri fattori con cui confrontarsi per esempio i dazi interni, i  competitors più vicini che offrono la stessa frutta a prezzi più bassi e con rischi minori ed in fine le barriere fitosanitarie. Esportare verso paesi d’oltremare comporta nella maggior parte dei casi la messa in opera dei protocolli  che prevedono che la frutta debba essere sottoposta per un certo periodo di tempo (generalmente non meno di 15 giorni) a basse temperature (prossime allo zero) per eliminare  i parassiti dei nostri campi che possono risiedere sulla frutta ed evitare di esportarli insieme ad essa. I “cold treatments” stressano la frutta. Meno i kiwi, le mele e le pere che per loro natura resistono meglio alle basse temperature e che quindi  possono essere conservati a circa 0-1°C dopo la raccolta ed essere commercializzati successivamente. Gli agrumi sopportano meno le basse temperature e quindi il cold treatment li danneggia deteriorandone la qualità con possibili problemi all’arrivo. Nonostante tutto la Oranfrizer ha esportato arance rosse anche in volumi importanti dal 2006 al 2011 verso il Giappone, sia via nave sia via aerea. Nonostante le problematiche legate al viaggio via mare o i costi della via aerea l’arancia rossa italiana è stata molto apprezzata dal mercato Giapponese, dove il consumatore locale ha un’elevata consapevolezza di ciò che consuma, dell’importanza di una dieta salutistica ed equilibrata ed è curioso dunque studia i prodotti che sceglie e ne riconosce il valore. Purtroppo questa esportazione è stata interrotta dalla catastrofe naturale del 2011 che ha creato una forte recessione riducendo il potere di acquisto dei consumatori locali per articoli costosi come appunto il tarocco o il moro. Nonostante tutte le difficoltà la scorsa stagione abbiamo fatto 3 shipments verso la Cina anche come test essendo la prima stagione, ma quest’anno la situazione del coronavirus ha inibito qualunque proseguimento della prima esperienza.

L’Asia nel settore degli agrumi sembra cavalcare le ultime novità di livello internazionale e la Cina si è aperta all’import di agrumi solo recentemente. Come mai un così alto consumo di agrumi in questa area del mondo?

La Cina produce agrumi storicamente , soprattutto mandarini ed e’ un paese dove si coltiva molta ortofrutta dunque la dieta locale prevede molte verdure e frutta, ma da quando esistono fasce di consumatori che possono permettersi anche prodotti di importazione il mercato degli agrumi si è molto variegato ed ampliato e dunque anche il consumo. Tra i maggiori esportatori di agrumi verso la Cina ci sono il SudAfrica, gli Stati Uniti, l’Egitto, L’Australia – per citare i più grossi. Il consumatore cinese, anche per motivi legati alla sicurezza alimentare e alla salubrita dei prodotti, spesso è orientato, se può permetterselo economicamente, ai prodotti di importazione perché spesso ha sfiducia nell’industria del food locale e nell’ortofrutta locale. Questo sentimento è stato alimentato dai vari scandali alimentari legati all’industria locale (pensiamo già nel 2008 allo scandalo del latte cancerogeno, al riciclo di oli tossici per utilizzo alimentare o alle alte percentuali di utilizzo di pesticidi in agricoltura)

 

L’Associazione Nazionale Donne dell’Ortofrutta coinvolge un folto gruppo di donne, protagoniste a vario titolo nella filiera agroalimentare, con lo scopo di spiegare al consumatore qualcosa in più sul mondo dell’ortofrutta. Puoi dirci meglio in che modo si inserisce la tua azienda nell’associazione e quale contributo trae da questa?  

L’azienda per cui lavoro ormai da 21 anni appoggia totalmente la mia adesione e quella della mia collega Annalisa Alba all’associazione per vari motivi. Fare parte dell’Associazione delle Donne dell’Ortofrutta a livello individuale significa avere accesso ad una varietà, pluralità di informazioni che difficilmente si possono attingere dalla normale vita lavorativa, anche viaggiando o partecipando a mille eventi o corsi di formazione. Questo perché l’Associazione in ogni sua manifestazione è un continuo confronto di tutte le sfaccettature legate al mondo dell’Ortofrutta: in qualunque contesto, argomento, situazione, esperienza noi associate abbiamo la fortuna di avere tutti i punti di vista: della buyer, della fornitrice, di chi trasporta l’ortofrutta, della giornalista, dell’opinionista, della consulente, dell’esperta di marketing ecc… L’Associazione è una fonte inesauribile di arricchimento personale e professionale. Notoriamente poi le donne si relazionano tra loro in modo più disinvolto di quanto lo facciano gli uomini, le donne riescono a spogliarsi più facilmente dei “ruoli“ ed essere spontanee nelle loro manifestazioni.

L’altro vantaggio enorme sono le relazioni: nell’Associazione proprio perché c’è tutto ciò che riguarda il nostro mondo, basta chiedere, e nella maggior parte delle volte si trova una risposta, un aiuto, un suggerimento ma anche un conforto. La Oranfrizer sostiene il dialogo diretto tra il mondo dell’ortofrutta ed il consumatore: solo in questo modo si può far capire ai consumatori perché l’origine dei prodotti è importante, perché scegliere prodotti non trattati fa bene alla salute, perché capire la stagionalità dell’ortofrutta è fondamentale per trarre dal consumo di questi prodotti il meglio non solo in termini di gusto ma in termini di benefici per la propria salute. L’azienda Oranfrizer investe ogni anno moltissimo in campagne di comunicazione nei punti vendita e non solo rivolte ai consumatori per sensibilizzarli su questi importanti argomenti. Investe molto anche nelle scuole per educare i bambini alla natura, ai frutti e alle stagioni. La comunicazione che l’Associazione vuole sviluppare con i consumatori è sicuramente in linea con la nostra visione aziendale.

Salutaci con un pensiero positivo per ripartire e dare la carica a tutti gli imprenditori del settore agroalimentare. 

Dopo un’esperienza così pesante come quella del coronavirus e dei vari lockdown , non solo in Italia ma nel mondo, credo fermamente che i consumatori italiani ed europei abbiano scelto di investire nella nostra ortofrutta. L’ortofrutta italiana notoriamente si posiziona nei mercati a prezzi più alti rispetto agli stessi prodotti di qualunque altra nazione. I motivi sono vari ma “siamo sempre più cari degli altri”. Nonostante ciò durante i mesi di lockdown le vendite dell’ortofrutta italiana in Italia hanno fatto un boom di acquisti ed in Europa hanno tenuto molto bene crescendo in valore con una lieve inflessione nei volumi (sopratutto a marzo) nonostante la crisi e l’incertezza che ha afflitto tutti. Questo secondo me significa che i consumatori italiani ed europei, ma anche nel resto del mondo, riconoscono nel made in Italy e nella frutta italiana un plus di qualità che altri paesi non hanno: il plus è legato alla cura, alla tradizione, ai metodi di coltivazione che adottiamo in campo avendo sempre rispetto della qualità e del sapore dei prodotti, ma soprattutto della natura e della sicurezza alimentare. Questi temi: qualità e sicurezza alimentare a mio avviso devono essere urlati su tutti i mercati in relazione all’ortofrutta italiana, in questo contesto di pandemia mondiale, in cui milioni di persone si sono ammalate ed in cui i consumatori hanno alzato il livello di guardia sopratuto sulla sicurezza alimentare. Questi due temi fanno la differenza nell’ortofrutta made in italy e sono sicura che saranno il volano del futuro della nostra produzione frutticola. Tuttavia è necessario promuovere questo aspetto dei nostri prodotti nei mercati e far capire ai consumatori italiani, europei e d’oltremare che sono questi i motivi per cui scegliere i nostri prodotti, anche se costano di più!

 

Gullino ringrazia Sara Grasso per questo prezioso contributo! Un grande in bocca al lupo a lei e all’azienda Oranfrizer!

Gli italiani tornano a mangiare sano. Il biologico a tavola ai tempi del coronavirus

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Il coronavirus non ha portato solo cattive notizie. E’ possibile trovare qualcosa di buono anche in questa drammatica esperienza. In questi mesi, in effetti, è cresciuta la voglia degli italiani di nutrirsi bene e in modo sano, e sempre più persone hanno scelto di acquistare prodotti biologici.

I volumi commercializzati sono in aumento del 10,7%, per un valore corrispettivo aumentato del 17,2%. I primi 4 mesi del 2020 sono stati contrassegnati da un netto incremento delle vendite di biologico,e questo dato è stato confermato in conferenza stampa da Ilenio Bastoni, presidente Almaverde Bio, il direttore Paolo Pari e il direttore di Canova Ernesto Fornari.

Il trend di crescita era già in atto ma l’emergenza Covid-19 lo ha incrementato ancora di più. Credo che l’opinione pubblica abbia compreso l’importanza del comparto agricolo e vorrei che questo rimanesse, al di là dell’emergenza sanitaria. La determinazione e abnegazione di tutta la filiera ortofrutticola devono essere riconosciute. (Ilenio Bastoni)

 

Le scelte varietali in Italia sono ben distribuite e in Piemonte, nel circuito Almaverde Bio, la fa da padrona proprio la nostra azienda, Gullino srl, con la produzione e commercializzazione di mele e kiwi biologici. AlmaverdeBio_mappa_Italia_460 (1)

Sempre Almaverde ha rilevato alte vendite per tutti i prodotti ad alto contenuto di vitamina C: kiwi, arance, limoni. Freddo, influenze e virus hanno fatto crescere il bisogno degli italiani di proteggersi? E’ probabile, ed è altrettanto probabile che la paura del virus e della pandemia globale stiano orientando i consumatori verso scelte alimentari più salutari e mirate alla prevenzione delle salute.

 

Kiwi alleato delle donne

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Il kiwi è un concentrato di benessere. Per il suo ricco contenuto di Vitamina C, la cui attività antiossidante e attivante dei meccanismi immunitari la rende un ottimo nutraceutico, ovvero un “cibo che aiuta la salute”.

Il kiwi da moltissimi benefici alle donne, specie over 40, perché è proprio in questo periodo della vita che bisogna curare meglio l’alimentazione. Con il suo potere antiossidante combatte i radicali liberi e lotta contro l’invecchiamento della pelle delle donne, anche grazie alla vitamina A di cui è ricco. Le proprietà antiossidanti, inoltre, lo rendono un ingrediente utilizzato in molti cosmetici antiage mentre il suo potere rinfrescante e purificante viene sfruttato nei prodotti per capelli e in quelli per pelli grasse. Il kiwi riesce quindi a contrastare le rughe grazie al contenuto di polifenoli che rallenta l’invecchiamento cellulare.

E’ ricco di tannini e fibre naturali quindi sostiene al meglio le funzioni intestinali.

Grazie ai sali minerali come fosforo, calcio e potassio, il kiwi è in grado di aumentare l’energia giornaliera stimolando il sistema nervoso e aiutando l’organismo a combattere stanchezza, spossatezza, crampi muscolari e a prevenire la depressione. La vitamina B9 contenuta nel kiwi (altrimenti detta “acido folico”) è fondamentale per aumentare l’assorbimento di ferro, aiutando così chi soffre di anemia e sostenendo lo sviluppo del feto delle mamme in attesa.

Kiwi: più potere per le donne!

 

La nostra terra è OGM free

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Scegliere una confezione di prodotti biologici, al supermercato, può sembrare un gesto semplice e scontato ma non lo è perché da gesto di consumo si trasforma in gesto etico e di civiltà.

Ad esempio uno dei motivi per cui è importante scegliere prodotti biologici sta nel fatto che questo tipo di agricoltura esclude totalmente l’utilizzo di organismi geneticamente modificati.

Ma cosa sono gli OGM? OGM significa organismo geneticamente modificato. Si tratta di piante, micro-organismi o animali in cui parte del patrimonio genetico è stato modificato con tecniche di ingegneria genetica. L’inserimento di piante, microrganismi e animali OGM nell’ambiente rischia di destabilizzare l’equilibrio ecologico. È quindi necessario evitare l’immissione nell’ambiente di OGM perché l’effetto a medio e lungo termine che potrebbero avere su esseri umani e ambiente non è mai stato testato. La produzione, anche in piccole quantità, di piante geneticamente modificate comporta problemi alla biodiversità e alla libertà di scelta degli agricoltori e dei consumatori. Infatti uno dei maggiori rischi di contaminazione da OGM è rappresentato dai principali elementi di diffusione del polline, non controllabili, quali vento ed insetti. Inoltre le piante e i semi OGM sono brevettati e di proprietà di grandi aziende multinazionali, che spesso si occupano anche di prodotti chimici per l’agricoltura: scenario non molto tranquillizzante, che vede il controllo assoluto dei semi (e, di conseguenza, del cibo) in mano a poche imprese che detengono il monopolio e, rendono i produttori e i consumatori dipendenti dalle loro politiche.

Questi sono i principali motivi per cui noi di Gullino abbiamo scelto di produrre in modo biologico, sano e sicuro, sfruttando tecniche che rispettano l’ambiente ed i suoi equilibri.

 

“L’innovazione al femminile è coraggiosa e fuori dagli schemi”. Intervista ad Alessandra Ravaioli

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Romagnola, laureata in Scienze Agrarie, ha lavorato per dieci anni nell’ambito della ricerca e sperimentazione della Regione Emilia Romagna per poi fondare una Società di Comunicazione  e Marketing orientata principalmente al settore ortofrutta. Ha collaborato con CSO Italy e fondato l’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta di cui è Presidente. Stiamo parlando di Alessandra Ravaioli. Ecco l’intervista che ha rilasciato al nostro magazine.

Alessandra come nasce l’esperienza delle Donne dell’Ortofrutta, ma soprattutto quali sono gli obiettivi dell’associazione?

Un mio amico geniale mi ha detto, pochi giorni fa, che l’Associazione avrà raggiunto i suoi obiettivi quando si scioglierà perché non ci sarà più bisogno di una visione al femminile dell’ortofrutta, ma questa visione sarà diventata comune a tutti i generi.

La nostra esperienza nasce proprio dalla necessità di far sentire al settore la nostra voce. Siamo partite due anni fa in trenta fondatrici di varia estrazione e diverse provenienze.

Insieme, abbiamo capito, che riusciamo a portare alla ribalta temi che ci stanno a cuore, soprattutto legati all’obiettivo di tramettere un vissuto dell’ortofrutta più vicino ai consumatori.

Il settore sta vivendo momenti di profondo cambiamento e molte  difficoltà legate ad una sempre più accesa competizione globale. Noi pensiamo che il consumatore si debba conquistare con i valori dei nostri prodotti, raccontati bene.

So che il 2020 sarà un anno pieno di appuntamenti e novità. Ci racconti qualcosa della vostra programmazione, ma soprattutto qualcosa sul Premio Danila Bragantini?

Abbiamo lanciato, l’anno scorso, il Premio Danila Bragantini dedicato a idee innovative per l’ortofrutta, pensate da donne, non necessariamente socie, con la voglia di mettersi in gioco. L’innovazione, nel nostro settore, non è facile, servono tante risorse, serve sostegno istituzionale ma soprattutto, serve una linea strategica, un orientamento.

Verso dove andiamo con l’ortofrutta italiana? Non è facile rispondere e per questo è necessaria l’ innovazione e nuove idee di sviluppo.

Io penso che si debba andare verso modelli in cui si produce meno ma si valorizzano meglio i prodotti. Pagati meglio, intendo, sostenendo prima di tutto i produttori.

L’innovazione al femminile è, e deve essere, coraggiosa e fuori dagli schemi. Mi sembra che le proposte, anche quest’anno vadano in questa direzione.

Il 24 Gennaio a Genova, in occasione dell’Evento “I Protagonisti” organizzato dal Corriere Ortofrutticolo decreteremo la vincitrice del Premio 2020 che, è dedicato alla memoria di Danila Bragantini, una imprenditrice veneta che ha saputo stare alla guida di Fruitimprese, con una incredibile energia e determinazione.

Il 10 marzo poi a Fico ( Bologna) organizzeremo un grande   evento dedicato alla comunicazione in ortofrutta. Cercheremo di analizzare i tanti errori fatti per comunicare un settore così importante nella vita di tutti e allargare gli orizzonti di dialogo con esperti del settore, giornaliste, istituzioni. Penso che l’evento del 10 marzo darà molti stimoli a tutti.

Ad oggi l’Italia appare come fanalino di coda in Europa in termini di partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione femminile nel Belpaese sfiora il 12%, superiore solo a quello di Spagna e Grecia. Alessandra nella tua esperienza cosa hai imparato sulle donne e sugli ostacoli quotidiani che devono superare per l’auto-affermazione? Nel settore ortofrutticolo com’è la situazione?

Le donne dell’ortofrutta sono tantissime, uno studio di Cso italy parla del 70% di occupate donne, tutte o quasi di profilo basso con poche, rare eccezioni ai vertici.

Gli ostacoli per l’affermazione professionale femminile sono legati soprattutto alla mancanza di rete tra donne

La solidarietà, la connessione e collaborazione, a vario titolo tra donne è vincente perché crea massa critica e movimento. Non sempre questo succede. Bisogna imparare a fare rete tra donne aiutandoci ed evitando le competizioni autodistruttive. Si dice sempre che in un ambiente di sole donne ci si distrugge. Pensate come sarebbe bello se si facesse il contrario. Solidarietà sostegno, condivisione.

Insieme siamo imbattibili, lo credo veramente, e vale per l’ortofrutta come per tutti gli altri settori.

Il 2020 è l’anno mondiale dedicato alla Salute delle piante. Per voi immagino che questo tema sia una sfida piuttosto sentita.

E’ un tema cruciale per il nostro settore perché è sempre più evidente che il mondo vegetale va trattato con maggiore attenzione e competenza. Pensiamo solo ai problemi di salute delle piante attaccate da patogeni di ogni genere (cimice, alternaria, xilella, ferretto, batteriosi, tumori vegetali ecc). Io come agronomo  credo che sia fondamentale conoscere meglio i meccanismi di autodifesa delle piante per resistere alle malattie.

Il Professor Mancuso, neurofisiologo vegetale di  fama mondiale  parla delle piante con un linguaggio e una profondità che ci devono far pensare. La forzatura produttiva non può più funzionare, occorre rispetto per ritmi e fisiologia delle piante e degli animali. Ancora una volta ribadisco che va alzato il valore dei prodotti.

Cosa suggeriresti alla Ministra Teresa Bellanova per migliorare il settore ortofrutticolo?

 Non posso certo io suggerire qualcosa al Ministro dell’agricoltura! Sono sicura però che Teresa Bellanova ci stia seguendo ed  apprezzando. L’abbiamo invitata a partecipare al nostro evento il 10 marzo a Bologna, per parlare di comunicazione.

Lei è stata bravissima ed estremamente ironica e intelligente a ribattere agli attacchi sessisti che l’hanno sommersa quando e stata nominata. Tanto di cappello!

Per Natale regala “Le Avventure di Kiwito e Galita” e fai un gesto d’amore per i più piccoli

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Anche quest’anno abbiamo scelto di vivere il Natale portando avanti dei gesti d’amore.

Stiamo facendo conoscere a tantissimi bambini e famiglie il nostro libro “Le Avventure di Kiwito e Galita”, per aumentare il consumo di frutta e verdura fra i piccoli. L’amore che ci mettiamo quest’anno è frutto di un percorso fatto con bambini e famiglie, per rendere la loro vita più sana.

Ed è proprio per questo che per il 2020 ci auguriamo che tanti bimbi possano essere sostenuti in IN-ATTESA-NATALE-GULLINOquesta battaglia alimentare! Sogni ed alimentazione vanno di pari passo!

Il libro è un’ottima occasione per raccontare ai più piccoli le storie dei nostri supereroi Kiwito e Galita, che combattono contro il raffreddore, il mal di testa, il colesterolo, l’invecchiamento della pelle e l’insonnia grazie ad un morso di mela o di kiwi.

Fai un regalo davvero originale per Natale!

Allora cosa aspetti?

Hai 2 modi per acquistare il libro:

1) Compralo online sul sito dei Giovani Genitori <<<

2) Contattaci in sede Gullino >>> 0175 478211

 

Fai del tuo natale 2019 un momento di dolcezza.

 

Premio Danila Bragantini per l’innovazione nel settore ortofrutta

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L’Associazione Nazionale Donne dell’Ortofrutta organizza il Premio Danila Bragantini per l’innovazione 2019, che verrà assegnato il 24 Gennaio 2020 a Genova, durante l’evento dedicato ai Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana, organizzata dal Corriere Ortofrutticolo.

Il Premio Danila Bragantini è un premio in rosa, rivolto esclusivamente alle  donne imprenditrici ed operatrici del settore ortofrutticolo italiano che si fanno capofila di un’idea innovativa per il settore. Scopo ultimo del premio è quello di far emergere sia novità di prodotto che metodi di produzione alternativi, soluzioni commerciali, logistica, packaging e comunicazione.

premio-danila-bragantini-2019-paolillo-csoitaly-csoserviziLe Donne dell’Ortofrutta, quindi, diventano ancora una volta madrine dell’imprenditorialità femminile.

Il Premio, dedicato alla memoria di Danila Bragantini, imprenditrice veronese scomparsa nel 2014 e grande pioniera del comparto ortofrutticolo italiano, culminerà con la premiazione il 24 gennaio 2020, conferendo alla vincitrice il diritto ad una comunicazione specifica sull’innovazione proposta.

Per candidarsi al Premio occorre inviare un testo di descrizione di 60 battute in word e tre foto esemplificative, integrando il tutto con il curriculum della candidata e i riferimenti telefonici. Le proposte dovranno essere inviate entro il 20 dicembre 2019 alla mail dell’Associazione ledonnedellortofrutta@gmail.com

 

In bocca al lupo a tutte le candidate da Gullino.

Il nostro territorio è una meraviglia

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Ci sono luoghi in Piemonte che solo di recente sono stati scoperti da alcuni circuiti turistici, attratti dal marketing territoriale e dai frutti che la nostra terra dona.

Uno di questi è proprio il saluzzese, territorio in cui noi di Gullino abbiamo dato vita alla nostra realtà.

Foto_agricolturaVallate alpine e terre di pianura caratterizzano questa parte di Piemonte, particolarmente produttiva specie per le coltivazioni ortofrutticole. Nel complesso i due terzi di tutta la produzione di frutta piemontese si concentra nell’area che da Saluzzo si estende sino a Savigliano, Fossano e Cuneo.

I numeri della frutticoltura nel saluzzese sono da record! Infatti su 33.000 ettari di terreni coltivati a frutta, in tutto il Piemonte, la maggior parte viene prodotta proprio nella nostra zona.

La quasi totalità delle nettarine, il 90% delle susine, l’85% delle mele e i tre quarti dei kiwi raccolti in Piemonte provengono dal cuneese, senza dimenticare i due terzi del raccolto di nocciole.

Veniamo da una terra produttiva, sana e rispettata da tutti noi che operiamo nel settore.

Per questo i nostri prodotti sono così buoni e sani!

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Il kiwi è un super idratante naturale

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L’acqua si assume bevendo ma non solo. E’ questa la piccola preziosa scoperta che ognuno di noi fa, ad un certo punto della sua crescita. Per donare al nostro corpo il giusto bisogno giornaliero di acqua (2 litri per una dieta di circa 2000 calorie) non dobbiamo soltanto bere ma anche mangiare la frutta.

La frutta è notoriamente ricca di acqua e alcuni frutti lo sono ancora di più. Ad esempio i kiwi Gullino sono pieni zeppi di H2O ed anche di potassio, un minerale che aiuta il bilanciamento dei liquidi.

Oltre al potassio il kiwi abbonda anche di ferro e magnesio che lo rendono un frutto rimineralizzante per l’organismo.

Il top dell’idratazione! Per incrementarne ancora di più le proprietà, oltre a consumarlo come frutto da tavola puoi provare a realizzare in casa la maschera super idratante al kiwi.

Per tutte le altre dritte in fatto di frutta, continua a seguire il nostro blog.

Credit photo in evidenza 

 

Pochi grammi giornalieri di frutta e verdura ti salvano la vita

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Non è retorica ma evidenza scientifica: la dieta a base di prodotti ortofrutticoli è fondamentale per preservare la nostra salute da alcuni rischi, talvolta gravissimi. Oggi sfruttiamo il nostro blog per fare informazione.

It is not rhetoric but scientific evidence: the diet based on fruit and vegetable products is fundamental to preserve our health from certain, sometimes very serious, risks. Today we use our blog to make information.

M_e3d2e716bbInformazione, badate bene, e non allarmismo. Tutti i media da giorni parlano di una importante ricerca curata dall’Università americana Tufts, secondo la quale l’insufficiente assunzione giornaliera di frutta e verdura causa ogni anno la morte di 2,8 milioni di persone per malattie cardiache e ictus.

Information, mind you, and not scaremongering. All the media for days have been talking about an important research carried out by the American University Tufts, according to which the insufficient daily intake of fruit and vegetables causes the death of 2.8 million people every year for heart disease and stroke.

Presentata di recente al congresso dell’American Society for Nutrition, la ricerca ha mostrato una chiara correlazione tra la mortalità cardiovascolare e l’assunzione di frutta e verdura. Secondo i risultati, un settimo dei decessi mondiali dovuti a malattie cardiache e ictus sarebbero strettamente legati a un ridotto consumo giornaliero di frutta, un dodicesimo delle stesse morti sarebbe invece attribuibile al basso consumo di ortaggi.
Recently presented at the American Society for Nutrition congress, the research showed a clear correlation between cardiovascular mortality and fruit and vegetable intake. According to the results, one-seventh of the world’s deaths due to heart disease and stroke would be closely linked to a reduced daily consumption of fruit, a twelfth of the same deaths would instead be attributable to low vegetable consumption.
In altre parole, mangiare abbastanza frutta e verdura riduce notevolmente il rischio di morire di malattie cardiovascolari. La dose giornaliera ottimale, secondo i ricercatori, includerebbe 300 grammi di frutti e 400 grammi di verdure, comprendendo anche tuberi e legumi.
Noi di Gullino, come azienda produttrice ed esportatrice di frutta, crediamo sia nostra responsabilità sociale informare i lettori anche rispetto ad alcune evidenze meno positive di quelle, generalmente, trattate sul blog.
We at Gullino, as a fruit producer and exporter, believe it is our social responsibility to inform our readers about some less positive evidences than those generally dealt with on the blog.
Mangiare frutta e verdura fa bene, questo è da sempre un dato di fatto.
Per maggiori informazioni sullo studio seguite questo link.
Eating fruit and vegetables is good, this has always been a fact.
For more information on the study follow this link.

 

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