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Due modi di fare le cose per bene. Bio e residuo zero.

Gullino da anni è impegnata attivamente in un processo di riduzione del proprio impatto ambientale sul territorio e lo fa sia preservando le emissioni dannose in atmosfera che coltivando la propria frutta con metodi green. 

L’azienda opera da protagonista nel mercato dell’ortofrutta biologica perchè ha scelto di aderire a pieno ai 4 principi dell’agricoltura biologica: benessere, ecologia, equità e precauzione. 

In Piemonte e nel Lazio, in terre generose e fertili, Gullino produce kiwi e mele biologiche seguendo pedissequamente tutti i passaggi del disciplinare. Dalla coltivazione alla lavorazione, la frutta bio viene trattata esclusivamente con sostanze di origine naturale e minerale escludendo rigorosamente l’uso di fertilizzanti, fitofarmaci, diserbanti, prodotti medicinali e conservanti chimici di sintesi. 

“Le tecniche dell’agricoltura biologica rispettano l’ambiente e i suoi equilibri, e se la terra con noi è stata generosa sin dal primo momento consentendoci la coltivazione dei frutti che commercializziamo, noi non possiamo essere da meno con lei. Limitiamo, infatti, l’inquinamento atmosferico e delle acque, evitiamo lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e l’erosione del suolo, scongiuriamo l’estinzione di organismi utili, preserviamo la biodiversità nell’ambiente” (Carola Gullino, ammistratore delegato).

Grazie a questo investimento nel biologico dal 2019 i frutti Gullino vengono distribuiti dalla filiera Almaverde Bio, una società consortile che associa 10 imprese dell’agroalimentare italiano con una comprovata esperienza nel settore biologico.

Oltre alle produzioni biologiche Gullino preserva le proprie mele anche con produzioni a residuo zero, sospendendo i trattamenti chimici sulle piante molto prima della raccolta in modo tale che sulle mele che arrivano a tavola non vi sia, appunto, nessun residuo. 

 

L’azienda garantisce, tramite il proprio sistema di qualità, una totale tracciabilità delle materie prime e un attento controllo qualità all’ingresso e all’uscita dei propri magazzini di condizionamento. Il rapporto con i produttori prevede frequenti visite sul campo, per trasmettere agli agricoltori tutte le informazioni e le competenze necessarie per uniformare prodotti e servizi alle più diversificate richieste dei clienti e ai più alti standard qualitativi che il comparto biologico richiede.

Gullino, inoltre, si avvale di laboratori di analisi riconosciuti a livello europeo ed effettua prelievi ed analisi a campione sulle principali partite per garantire una qualità totale al cliente finale.

 

Gullino save the planet! 

 

Raccogliere i frutti. I volti dietro una storia di famiglia

Questo mese nell’ambito della campagna “Gullino Loves People” vi parliamo di come sono stati “raccolti i frutti” in azienda.

I frutti sono la metafora di tutte le cose sane e genuine che riusciamo a mettere nel mondo ed anche in Gullino questo processo virtuoso di “semina” è avvenuto con successo. Papà Attilio, infatti, è riuscito a trasmettere la passione per il settore ortofrutticolo ai suoi figli, Carola e Giovanni, i quali oggi sono il vero motore propulsivo dell’azienda cuneese.

In questa videointervista Carola, direttrice generale ed amministratrice delegata dell’azienda, ci racconta quando ha deciso di intraprendere questo percorso e perché.

Non è scontato raccogliere le redini dell’azienda di famiglia. Per farlo (e farlo con vero successo) è necessario che vi sia passione e voglia di innovare, quella che Carola da anni mette in circolo. E’ riuscita a fare dell’ortofrutta un mestiere “bello” e “femminile”, impegnandosi nel posizionamento dell’immagine aziendale sia attraverso attività di marketing che con la sua partecipazione alla fondazione dell’Associazione Nazionale Donne dell’Ortofrutta, di cui oggi è vicepresidente.

Cosa si aspetta dalla sua azienda nel futuro? Quali frutti raccoglieranno le prossime generazioni? Ce lo racconta in questa videointervista. 

 

L’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta rinnova il CDA

Nel suo terzo compleanno l’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta rinnova il CDA, confermando Alessandra Ravaioli alla presidenza e inaugurando un nuovo corso che avrà tra i principali obiettivi l’ampliamento della base sociale attraverso il rafforzamento della presenza sul territorio nazionale e delle collaborazioni con altre organizzazioni al femminile. Per noi di Gullino è una notizia particolarmente gioiosa in quanto il nostro amministratore delegato, Carola Gullino, prenderà parte al CDA dell’associazione e ricoprirà il ruolo di vicepresidente. Insieme a lei è riconfermata Serena Pittella.

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Saluzzo con le Terre del Monviso candidata a Capitale italiana della cultura 2024

La notizia è recente e stimola ancora di più a visitare la nostra meravigliosa terra alla prima occasione disponibile. Saluzzo, con le Terre del Monviso, è la prima città alpina candidata a Capitale Italiana della Cultura 2024.

La candidatura di Saluzzo nasce da lontano ed è la prosecuzione di un percorso avviato da tempo con il progetto Terres Monviso, che ha creato una rete di 68 comuni su un territorio di 2.600 kmq e quasi 136mila abitanti, e VéloViso, che ha unito le valli italiane e francesi del Monviso attraverso la valorizzazione dell’offerta cicloturistica. Cinque anni dopo, Saluzzo punta ad un ancora più ampio rilancio e coinvolgimento del territorio che ha già ricevuto il sostegno delle istituzioni, delle associazioni e dell’intero Piemonte.

Ogni euro investito in cultura ne genera cinque! Ci serve tempo, infine, perché la nostra visione di cultura è ampia, non solo arte ed eventi culturali in senso stretto, ma cultura dei territori: tradizione, ambiente, storia, paesaggio, lingua e perfino religione

 

Sono queste le parole di Mauro Calderoni, sindaco della città di Saluzzo che si prepara ad una sfida davvero avvincente, che potrebbe cambiare per sempre il suo destino facendola passare da città poco conosciuta a territorio di cultura e sapienza, da visitare , gustare, guardare e respirare.

Si, perché il territorio delle valli del Monviso è ricco di proposte non solo culturali, storico-artistiche ma anche di sapori genuini e riscoperte di antiche coltivazioni.

All’indomani del lockdown, le potenzialità dei piccoli borghi sono state evidenziate da sociologi, urbanisti ed economisti, ma nell’immaginario collettivo la montagna non è ancora considerata un luogo da abitare. Nel 2030, secondo il World Urbanization Prospects 2018 delle Nazioni Unite, il 60% della popolazione mondiale si concentrerà nelle città.

L’annuncio della candidatura, prima ancora della presentazione ufficiale, è stato subito accolto con entusiasmo dal territorio.

C’è più di una ragione per cui appare assolutamente coerente, appropriata e giusta la candidatura di Saluzzo con le Terre del Monviso a Capitale Italiana della Cultura 2024. L’assessorato alla Cultura della Regione Piemonte è a disposizione fin da ora per sostenere questa impresa. Conosciamo l’audacia dei piemontesi e sono convinta che riusciremo, anche questa volta, a fare un buon lavoro, dimostrandoci all’altezza del nostro glorioso passato (Vittoria Poggio, assessore alla Cultura della Regione Piemonte)

I prossimi passi saranno l’organizzazione di una call nazionale per under 28 e un meeting per sviluppare e approfondire, con tutti gli attori in campo, i contenuti del dossier.

#saluzzomonviso2024

Le proposte al femminile per il mondo ortofrutticolo

La presenza femminile nei settori portanti dell’economia diventa una condizione imprescindibile, come ampiamente documentato da numerose ricerche. Secondo i dati del Global Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum ci vorranno, a livello globale, 257 anni per raggiungere la parità nell’accesso alla partecipazione economica delle donne e l’Italia oggi si colloca al 76° posto su 153 paesi per la parità economica di genere.

Ma ci sono anche notizie positive: le donne italiane sono al primo posto nella classifica mondiale per livello di formazione, anche se più le donne studiano, più aumenta il divario con gli uomini in termini salariali.

Il Covid poi ha peggiorato la situazione, portando ad una perdita, secondo i dati Istat di giugno 2020, del -2,9% dell’occupazione femminile contro il -1,6% degli uomini.

Sul fronte agricolo la situazione non cambia, anche se si registra una crescita delle aziende condotte da donne, che rappresentano il 22% del totale con dato ancora in crescita.

Da questa premessa nasce il bisogno di cambiamento, espresso da Alessandra Ravaioli dell’Associazione Nazione Donne dell’Ortofrutta, nella sua relazione introduttiva al Cibus 2020 di Bologna. Un cambiamento che parte dal linguaggio, dalle parole che stanno alla base dell’essenza dell’uomo.

La nostra Associazione – dichiara Ravaioli – svolge per statuto attività di valorizzazione dell’intera filiera ortofrutta in grado anche di evidenziare il ruolo femminile nel settore. Abbiamo messo a punto le linee guida di un progetto di comunicazione coinvolgente e inclusivo, che parte proprio dalle parole. Un vero e proprio alfabeto, che va a identificare i valori dei prodotti e dei produttori. Ognuno di noi, addetto ai lavori o meno, attribuisce valenze e ruoli diversi all’ortofrutta e quindi le parole chiave sono tante ed è interessante condividerne la diversità. Se parliamo di prezzo, per esempio, nel nostro alfabeto diciamo “Prezzo Giusto”, che è quello che riconosce un futuro ai produttori. Se parliamo di Distribuzione la chiamiamo “Distribuzione Equa”, pensando all’equità sociale ed ambientale che assume un ruolo sempre più importante anche per la Distribuzione Moderna. P

enso – conclude Alessandra Ravaioli – che sia è venuto il momento di tenere unita tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione per una giusta valorizzazione dei prodotti e che il peso delle scelte di equità e sostenibilità debba essere distribuito e condiviso tra tutti, portando valore per tutti, comprese le donne.”

Il Progetto di comunicazione delle Donne dell’Ortofrutta partirà nei primi mesi del 2021 e coinvolgerà l’intera Associazione, oltre che stakeholders e istituzioni nazionali e locali.

Per aderire all’associazione inviare una mail a: ledonnedellortofrutta@gmail.com

Un vero boom in Piemonte di mele bio

Su 225mila tonnellate, 40mila sono biologiche. Carola Gullino: “E’ la consapevolezza del consumatore che ha fatto crescere i consumi”

Per il 2020 l’Italia stima una produzione di mele biologiche pari a circa 178mila tonnellate su un volume totale di quasi 2,1 milioni di tonnellate. L’anno scorso, con una produzione totale sugli stessi livelli, le mele bio erano 155mila tonnellate. Nell’ultimo anno, quindi l’incidenza delle mele bio sul totale è passato dal 7,4% a quasi un punto percentuale in più.
Regione produttrice leader è l’Alto Adige con 68.638 ton ma decisamente in crescita è il Piemonte con più di 40mila ton di mele bio su una produzione totale di 225mila tonnellate. L’anno scorso su una produzione totale che sfiorava le 200mila ton, la produzione biologica non arrivava a 30mila, quindi possiamo parlare per il Piemonte di una vera esplosione bio (dati Assomela e Cso Italy).

La vocazione bio di Gullino

“È dalla fine degli anni ’90 che ci dedichiamo alla produzione di frutta certificata da agricoltura biologica, sia in Piemonte che nel Lazio – dice Maria Carola Gullino, amministratore della società Gullino srl di Saluzzo (Cuneo) – Oggi ne produciamo circa 10mila tonnellate, di cui il 60% è composto da mele. Il rimanente 40% è suddiviso tra kiwi e drupacee”.

“Grazie all’areale in cui produciamo, riusciamo ad avere elevati standard qualitativi, difficilmente avvicinabili da altri Paesi. La crescita del mercato bio è appena iniziata e ci saranno delle opportunità commerciali importanti nel futuro prossimo. C’è interesse crescente da parte del consumatore che vuole essere sicuro di quello che mangia e vuole verificare la certificazione e la tracciabilità del prodotto. Solo se si eseguono le pratiche agricole biologiche e biodinamiche si può avere un prodotto libero da qualsiasi molecola di sintesi e l’ente certificatore fa sì che questo sia garantito ai consumatori. Consumatori che vogliono sempre più sapere cosa mangiano. E’ la consapevolezza che ha fatto crescere i consumi”.

Con la situazione sanitaria mondiale incerta e in evoluzione, bisogna navigare a vista. “Siamo dell’idea che bisogna vendere e lavorare il più possibile – osserva Gullino – Siamo pronti a qualsiasi scenario ma, anche se la situazione dovesse peggiorare, non dovrebbe esserci una diminuzione dei consumi. Potrebbero esserci, invece, maggiori costi da imputare ai trasporti e al confezionamento, ma comunque gestibili”.

Quest’anno la produzione di mele dell’azienda Gullino si attesta intorno alle 22mila tonnellate, delle quali il 40% biologiche. La merce arriva esclusivamente da produttori piemontesi, la metà dalle aziende agricole di proprietà. “Spediamo in Regno Unito, Italia, Belgio, Ungheria, Repubblica Ceca, Olanda e Germania. Esportiamo il 70% della produzione bio; sicuramente i più attenti al prodotto biologici sono i paesi del nord Europa”, commenta Maria Carola Gullino che aggiunge: “A livello commerciale ci possiamo ritenere soddisfatti per le vendite del primo trimestre, nonostante un mercato partito in sordina, soprattutto per il prodotto convenzionale, nel mese di settembre la richiesta è andata a incrementare soprattutto sulla mela estiva. Per quanto riguarda il convenzionale, il nord Africa, in particolare l’Egitto, ha registrato volumi importanti rispetto alle altre annate; lo stesso per il Regno Unito, ma sul prodotto bio, complice anche la scarsa offerta per certe pezzature”.
Intanto, il biologico trova sempre più spazio per un prodotto con specifiche qualitative alte, come grado zuccherino e durezza della polpa, standard selettivi che permettono di mantenere un prezzo interessante. Sul fronte del packaging, infine, Gullino sta introducendo il vassoio senza plastica, come richiesto da alcuni clienti.

 

Fonte: https://www.myfruit.it/biologico/2020/11/mele-bio-e-boom-in-piemonte.html

Carola Gullino alla 71^ Fiera del Peperone di Carmagnola

È tutto pronto per la 71^ edizione della storica manifestazione piemontese Fiera del Peperone di Carmagnola, una “Edizione Speciale e Diffusa”, con un format nuovo ed esteso in diverse aree della città.

Tra le novità c’è la Fiera Digitale, con uno studio televisivo allestito all’interno della Chiesa di San Filippo, trasmissioni in streaming di interviste, show cooking e molto altro.

Fra i vari appuntamenti è immancabile la presenza di Gullino, azienda protagonista in Piemonte per le produzioni del settore ortofrutticolo. Il 4 novembre, alle ore 19.20, vi aspettiamo in streaming per seguire l’intervista di Simona Riccio a Carola Gullino, AD Gullino srl, dal titolo GULLINO E I SUOI FRUTTI.

Si parlerà del consumo di prodotti biologici, decisamente in aumento grazie ad una percezione di garanzia, qualità e sicurezza superiore rispetto al tradizionale da parte delle persone. Situazione confermata anche in fase di lockdown, dove i consumatori si sono rivelati sempre più bisognosi di informazioni chiare soprattutto da parte dei produttori. Carola Gullino, infatti, ci accompagnerà in un viaggio del cuore della sua azienda piemontese, fondata nel 1969 e specializzata nella produzione e commercializzazione di kiwi, pesche, nettarine, prugne e mele. Del biologico Carola ne ha fatto il core business aziendale, per dare sempre maggiore attenzione all’ambiente ed al benessere dei bambini. Ed è proprio ai bambini che Carola Gullino pensa da anni, tanto da aver pubblicato del 2019 un libro importante, “Le Avventure di Kiwito e Galita”, per avvicinarli ad una sana e corretta alimentazione a base di frutta e verdura. Gullino è un’azienda giovane, che cavalca le tendenze e sfrutta le opportunità del web e dei social network per comunicare in maniera corretta ai consumatori. Non perde opportunità per fare informazione a 360° gradi sul mondo della salute e della frutta.

PER SEGUIRE L’INTERVISTA A CAROLA GULLINO SINTONIZZATI IL 4 NOVEMBRE ALLE ORE 19.20 

– su facebook.com/fiera.peperone 
– sul canale televisivo ddt 114 di GRP

 

Per conoscere tutti i panel dell’edizione digitale clicca qui.

I panel si svolgeranno nelle fasce orarie 18.40 e 19.20 dal 28 agosto al 6 settembre, per raccontare la filiera agroalimentare, direttamente dalla voce degli attori di filiera con esperienze e storytelling veri. Saranno l’occasione, inoltre, per conoscere le opportunità che il web ed i social network offrono in ottica di informazione e sviluppo di business.

Intervista a Valentina Mellano di Nord Ovest. Parliamo di import export ai tempi del Covid

Anche oggi abbiamo scelto di incontrare un’esperta del settore ortofrutticolo per parlare dell’impatto della pandemia globale da Covid-19 sui mercati del settore. Conosciamo insieme Valentina Mellano, amministratore delegato di Nord Ovest, realtà che si occupa di spedizioni internazionali.
Ciao Valentina, sei la persona adatta con la quale parlare di commercializzazione del prodotto ortofrutticolo. 
Le dinamiche dell’acquisto e della vendita dei prodotti a deperimento sono frutto di logiche che una realtà come quella che rappresenti tu contribuisce più a muovere o a subire? 
Sicuramente la realtà che io rappresento credo che in parte subisca le dinamiche del mercato (prezzi di vendita dei prodotti, scarsità o abbondanza di prodotto) ma ovviamente il nostro compito è quello di rendere il mercato internazionale più vicino e raggiungibile ed in qualche modo più semplice. Attraverso le operazioni doganali infatti permettiamo ai prodotti di entrare sul mercato nazionale. Il settore delle spedizioni è costantemente alla ricerca del prezzo giusto perché le merci arrivino a destinazione nel più breve tempo possibile e con costi più bassi possibili. Quindi subiamo in qualche modo le dinamiche di acquisto e vendita, visto che la domanda di logistica in questo senso è derivata, ma sicuramente facciamo il nostro meglio perché una volta che la vendita si è concretizzata i prodotti si “muovano” rapidamente.
Puoi raccontarci meglio come sia andato il commercio internazionale ortofrutticolo nel periodo più caldo del Covid-19?
La mia sensazione in questi mesi di COVID è stata che il diverso modo di consumare in Italia / Europa abbia “catalizzato” i prodotti verso questi mercati a discapito dell’oltremare. Dai dati in nostro possesso infatti, mentre l’import di prodotti ortofrutticoli è cresciuto sia in valore che in termini di tonnellaggio, l’export ha sofferto soprattutto per i volumi che sono stati in calo (non in valore per fortuna per chi ha esportato). Sicuramente molti produttori hanno ricevuto forte pressione e forte domanda dalla distribuzione nazionale ed europea e hanno destinato il prodotto verso questi mercati piuttosto che esportare oltremare. Ovviamente nel clima di incertezza che ha regnato nel periodo del COVID era sicuramente la scelta più ovvia. Esportare significava comunque esporsi al rischio di difficoltà logistiche date dalla situazione di lockdown mondiale, che ha avuto tempistiche diverse nei diversi paesi. 
Quali sono stati i prodotti ortofrutticoli più venduti all’estero nel periodo del lockdown e perché?
Per quanto concerne i prodotti ortofrutticoli ovviamente il periodo del lockdown in Italia ha coinciso con un periodo di fine stagione mentre per quanto riguarda le mele ed i kiwi ci si è ritrovati con una produzione di frutti già raccolti in autunno. Se parliamo di esportazione extra CEE ovviamente non tutti i prodotti (oltre che per stagionalità anche per shelf life) possono essere spediti, quindi per quanto mi riguarda queste sono le esportazioni dall’Italia che ho osservato.
Durante il lockdown si è sentito spesso parlare di Paesi che non hanno accettato merci italiane, o che ne hanno limitato gli accessi per un periodo, quasi fossero alla ricerca di uno pseudo certificato covid-free che, sappiamo bene, non potrebbe esistere. Come mai si è verificata questa incertezza nel mercato e quali Paesi hanno dimostrato più resistenza rispetto ai nostri prodotti? 
In una fase di incertezza e paura, come quella che si è verificata nel periodo della pandemia è normale che abbiano iniziato a circolare false informazioni e notizie. Ricordo alcuni paesi che sembrava non accettassero merci dall’Italia per problemi legati proprio al COVID. In entrambi i casi (Qatar e Bahrain) si sono rivelati falsi; nessun paese ha deliberatamente bloccato l’importazione di prodotti. Sicuramente le politiche protezionistiche ci saranno perché ovviamente i singoli stati cercheranno di tutelare la produzione interna ma fortunatamente al momento non si registrano distorsioni del mercato da questo punto di vista.
E’ cambiato il modo degli italiani di consumare alimenti? Se si in che modo? 
Secondo me si. La frutta e la verdura sicuramente sono stati riconosciuti come prodotti “sani e salubri” e dal momento che la pandemia è stata di fondo un problema sanitario, un’influenza, io credo che abbia influito. Prima del COVID il pranzo di lavoro era al bar e nel fine settimana si cenava fuori: in entrambi i casi difficilmente si mangiava una mela a fine pasto (al massimo la macedonia). In pieno lockdown abbiamo tutti consumato più pasti a casa e sicuramente consumato più frutta e verdura.
C’è stato un cambiamento dei consumi anche a livello globale?
Questa dinamica a mio modo di vedere è stata assolutamente mondiale. Tutti i paesi hanno subito questo sconvolgimento di stili di vita ed abitudini e quindi hanno avuto questa svolta nei consumi.
L’agroalimentare durante il lockdown è rientrato fra i codici ATECO che hanno potuto continuare ad operare. Come sono andati i consumi nel settore?
Ovviamente i consumi di questo settore sono stati catalizzati verso le distribuzione organizzata e non verso il canale della ristorazione, bar, gelaterie. Sono stati premiati prima i prodotti a lunga conservazione ( per poter fare la scorta senza paura di buttare ) e poi i prodotti freschi come la frutta per poter aumentare l’apporto vitaminico.
Quali sono state le difficoltà più grandi delle aziende operative durante il lockdown? 
Le difficoltà delle aziende sono state molte e differenti: in primis garantire la sicurezza dell’azienda e dei propri collaboratori e quindi reperire i DPI per permettere all’attività di proseguire  (per chi era autorizzato ) Quindi sostenere costi anche importanti e doversi continuamente aggiornare su protocolli e misure. Per praticamente tutti i settori o quasi altra enorme difficoltà è stato proprio approcciare una crisi economica di queste dimensioni. Ci sono tantissime aziende che da un giorno all’altro si sono trovate a dover chiudere l’attività, sospendere produzione ed ordini. Alla riapertura è stato necessario riprendere i contatti, le relazioni ( con le difficoltà del caso, non potersi comunque spostare, fare videoconferenze ecc… ). Ora è necessario un continuo monitoraggio dei costi e la giusta spinta per fare ripartire le nostre imprese ( e tanto tanto coraggio )
Valentina, fai parte dell’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta, una realtà fatta da donne attive nel settore ortofrutticolo. Quanto è stata importante questa squadra nell’affrontare le difficoltà degli ultimi mesi? 
Sicuramente molto importante per potersi confrontare. La soluzione trovata da una collega può essere utile ( magari riadattata ) per una situazione che anche la mia azienda sta vivendo. Sono entrata da pochi mesi in questa associazione ma ho percepito spirito di squadra, di condivisione che mi sono state fondamentali anche per imparare dalle esperienze di altri.
Un’ultima domanda prima di salutarci.  
Incertezza e cambio di abitudini. Sono motti validi ancora in questo momento o possiamo dirli superati? 
Secondo me l’incertezza è ancora fortemente presente sul mercato e il cambio di abitudini credo che ce lo porteremo dietro ancora per un periodo di tempo. Lo shock e la frenata sono stati molto improvvisi e bruschi mentre la ripartenza è ancora piuttosto soft. Questa pandemia ha sicuramente lasciato un segno in ognuno di noi, piuttosto profondo e quindi credo che questi due motti rimarranno con noi ancora per un periodo.
Valentina ti ringraziamo a nome di tutta Gullino e dei nostri lettori per questo tuo prezioso contributo, che speriamo possa chiarire molti dubbi in merito al settore e al futuro del settore. Ricordiamo il sito internet dell’azienda Nord Ovest ed i servizi da voi offerti per garantire spedizioni internazionali su misura!

Premio Danila Bragantini per l’innovazione nel settore ortofrutta

L’Associazione Nazionale Donne dell’Ortofrutta organizza il Premio Danila Bragantini per l’innovazione 2019, che verrà assegnato il 24 Gennaio 2020 a Genova, durante l’evento dedicato ai Protagonisti dell’Ortofrutta Italiana, organizzata dal Corriere Ortofrutticolo.

Il Premio Danila Bragantini è un premio in rosa, rivolto esclusivamente alle  donne imprenditrici ed operatrici del settore ortofrutticolo italiano che si fanno capofila di un’idea innovativa per il settore. Scopo ultimo del premio è quello di far emergere sia novità di prodotto che metodi di produzione alternativi, soluzioni commerciali, logistica, packaging e comunicazione.

premio-danila-bragantini-2019-paolillo-csoitaly-csoserviziLe Donne dell’Ortofrutta, quindi, diventano ancora una volta madrine dell’imprenditorialità femminile.

Il Premio, dedicato alla memoria di Danila Bragantini, imprenditrice veronese scomparsa nel 2014 e grande pioniera del comparto ortofrutticolo italiano, culminerà con la premiazione il 24 gennaio 2020, conferendo alla vincitrice il diritto ad una comunicazione specifica sull’innovazione proposta.

Per candidarsi al Premio occorre inviare un testo di descrizione di 60 battute in word e tre foto esemplificative, integrando il tutto con il curriculum della candidata e i riferimenti telefonici. Le proposte dovranno essere inviate entro il 20 dicembre 2019 alla mail dell’Associazione ledonnedellortofrutta@gmail.com

 

In bocca al lupo a tutte le candidate da Gullino.

Gullino e WineAround tornano a Bra uniti dall’amore per il territorio

Certi amori, si sa, non passano mai. E’ davvero il caso di dirlo in merito alla partnership che unisce la nostra azienda, Gullino, al festival enogastronomico WINEAROUND, organizzato dall’associazione FoodAround in collaborazione con la città di Bra.

Vini da tutta Italia e cucina del territorio piemontese saranno festeggiati nella giornata di domenica 20 ottobre 2019, dalle ore 16.00 a Bra, presso il Movicentro.

Noi di Gullino ci saremo perché ci sentiamo trasportati da un grande amore per il nostro territorio e i prodotti della sua terra, che lavoriamo ogni giorno così come tutti i colleghi imprenditori del settore post-social-kiwito-galita (1)agrario.

Nell’ambito del festival di domenica predisporremo uno spazio pensato per i più piccoli e le loro famiglie, un’area ludico-educativa in cui troveranno spazio Kiwito e Galita, i supereroi protagonisti del libro “Le Avventure di Kiwito e Galita” che abbiamo pubblicato lo scorso anno per sostenere alcuni progetti della LILT di Saluzzo. Lo spazio sarà animato a partire dalle ore 16:00 da una lettura di alcune storie, curata dall’autore Gianluca Orrù.

Ciccia, dolciumi e mal di denti saranno squisitamente sconfitti dalle proprietà dei kiwi e delle mele Gullino. Sul posto sarà possibile acquistare anche una copia del libro, da regalare subito al vostro bambino del cuore e … perché no … da custodire in vista del prossimo natale.

L’ingresso sarà libero e a tutti i bimbi partecipanti Gullino offrirà una gustosa merenda a base di frutta.

Vi aspettiamo numerosissimi a WINEAROUND.

More info: www.winearound.it 

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