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TTIP: una riflessione sul comparto agroalimentare

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Si sta parlando moltissimo di un accordo internazionale di grande rilevanza: il patto transatlantico, meglio detto TTIP. Questi consiste in un negoziato fra l’Unione Europea e gli
USA al fine di raggiungere un accordo per il commercio e gli investimenti, creando la maggiore zona di libero interscambio commerciale del pianeta, con circa 8 milioni di consumatori. Ciò vuol dire che se l’accordo andasse in porto, fra Europa e USA si potrebbe commercializzare senza le attuali barriere (tariffarie e non tariffarie).

Per meglio intenderci, è una questione che a noi di Gullino, come azienda dedita all’export, interessa moltissimairplane-465619_960_720o. Per alcuni sostanziali motivi. Il prodotto alimentare europeo attualmente è monitorato da un principio di precauzione. La nostra frutta, ad esempio, rispetta degli standard qualitativi che garantiscono la totale assenza di rischio per la salute di chi se ne ciba. Intendiamoci meglio: i nostri prodotti sono OGM free, biologici e quindi liberi da pesticidi, diserbanti e insetticidi dannosi. Fra i nostri produttori annoveriamo anche piccoli coltivatori che praticano agricoltura sostenibile. I prodotti nord americani possono garantirci la stessa qualità?  Come sarà possibile integrare le componenti chimiche consentite in Europa con quelle, di gran lunga più numerose, consentite negli USA?

E’ questa la domanda che ci stiamo ponendo, alla luce del fatto che in USA non vi è nessun principio di precauzione, pertanto gli agroalimenti pompati con residui chimici sono considerati sicuri fino a prova contraria; come dire “vediamo prima l’effetto che fa  e ritiriamo dal mercato ciò che non ha funzionato”. Eppure se l’accordo andasse in porto nella forma attuale potremo scambiare liberamente prodotti sui quali sono stati utilizzati, ad esempio, pesticidi dall’uso non consentito in Europa (si stima che siano 82 i tipi di pesticidi vietati dall’Unione Europea e consentiti negli USA).

Ci lasciamo con una domanda: c’è il rischio che il prodotto agroalimentare europeo si confonda nel mercato senza dazi in cui tutto, proprio sano, non è?

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