Tag Archivio: covid 19

Intervista a Valentina Mellano di Nord Ovest. Parliamo di import export ai tempi del Covid

mellano
Anche oggi abbiamo scelto di incontrare un’esperta del settore ortofrutticolo per parlare dell’impatto della pandemia globale da Covid-19 sui mercati del settore. Conosciamo insieme Valentina Mellano, amministratore delegato di Nord Ovest, realtà che si occupa di spedizioni internazionali.
Ciao Valentina, sei la persona adatta con la quale parlare di commercializzazione del prodotto ortofrutticolo. 
Le dinamiche dell’acquisto e della vendita dei prodotti a deperimento sono frutto di logiche che una realtà come quella che rappresenti tu contribuisce più a muovere o a subire? 
Sicuramente la realtà che io rappresento credo che in parte subisca le dinamiche del mercato (prezzi di vendita dei prodotti, scarsità o abbondanza di prodotto) ma ovviamente il nostro compito è quello di rendere il mercato internazionale più vicino e raggiungibile ed in qualche modo più semplice. Attraverso le operazioni doganali infatti permettiamo ai prodotti di entrare sul mercato nazionale. Il settore delle spedizioni è costantemente alla ricerca del prezzo giusto perché le merci arrivino a destinazione nel più breve tempo possibile e con costi più bassi possibili. Quindi subiamo in qualche modo le dinamiche di acquisto e vendita, visto che la domanda di logistica in questo senso è derivata, ma sicuramente facciamo il nostro meglio perché una volta che la vendita si è concretizzata i prodotti si “muovano” rapidamente.
Puoi raccontarci meglio come sia andato il commercio internazionale ortofrutticolo nel periodo più caldo del Covid-19?
La mia sensazione in questi mesi di COVID è stata che il diverso modo di consumare in Italia / Europa abbia “catalizzato” i prodotti verso questi mercati a discapito dell’oltremare. Dai dati in nostro possesso infatti, mentre l’import di prodotti ortofrutticoli è cresciuto sia in valore che in termini di tonnellaggio, l’export ha sofferto soprattutto per i volumi che sono stati in calo (non in valore per fortuna per chi ha esportato). Sicuramente molti produttori hanno ricevuto forte pressione e forte domanda dalla distribuzione nazionale ed europea e hanno destinato il prodotto verso questi mercati piuttosto che esportare oltremare. Ovviamente nel clima di incertezza che ha regnato nel periodo del COVID era sicuramente la scelta più ovvia. Esportare significava comunque esporsi al rischio di difficoltà logistiche date dalla situazione di lockdown mondiale, che ha avuto tempistiche diverse nei diversi paesi. 
Quali sono stati i prodotti ortofrutticoli più venduti all’estero nel periodo del lockdown e perché?
Per quanto concerne i prodotti ortofrutticoli ovviamente il periodo del lockdown in Italia ha coinciso con un periodo di fine stagione mentre per quanto riguarda le mele ed i kiwi ci si è ritrovati con una produzione di frutti già raccolti in autunno. Se parliamo di esportazione extra CEE ovviamente non tutti i prodotti (oltre che per stagionalità anche per shelf life) possono essere spediti, quindi per quanto mi riguarda queste sono le esportazioni dall’Italia che ho osservato.
Durante il lockdown si è sentito spesso parlare di Paesi che non hanno accettato merci italiane, o che ne hanno limitato gli accessi per un periodo, quasi fossero alla ricerca di uno pseudo certificato covid-free che, sappiamo bene, non potrebbe esistere. Come mai si è verificata questa incertezza nel mercato e quali Paesi hanno dimostrato più resistenza rispetto ai nostri prodotti? 
In una fase di incertezza e paura, come quella che si è verificata nel periodo della pandemia è normale che abbiano iniziato a circolare false informazioni e notizie. Ricordo alcuni paesi che sembrava non accettassero merci dall’Italia per problemi legati proprio al COVID. In entrambi i casi (Qatar e Bahrain) si sono rivelati falsi; nessun paese ha deliberatamente bloccato l’importazione di prodotti. Sicuramente le politiche protezionistiche ci saranno perché ovviamente i singoli stati cercheranno di tutelare la produzione interna ma fortunatamente al momento non si registrano distorsioni del mercato da questo punto di vista.
E’ cambiato il modo degli italiani di consumare alimenti? Se si in che modo? 
Secondo me si. La frutta e la verdura sicuramente sono stati riconosciuti come prodotti “sani e salubri” e dal momento che la pandemia è stata di fondo un problema sanitario, un’influenza, io credo che abbia influito. Prima del COVID il pranzo di lavoro era al bar e nel fine settimana si cenava fuori: in entrambi i casi difficilmente si mangiava una mela a fine pasto (al massimo la macedonia). In pieno lockdown abbiamo tutti consumato più pasti a casa e sicuramente consumato più frutta e verdura.
C’è stato un cambiamento dei consumi anche a livello globale?
Questa dinamica a mio modo di vedere è stata assolutamente mondiale. Tutti i paesi hanno subito questo sconvolgimento di stili di vita ed abitudini e quindi hanno avuto questa svolta nei consumi.
L’agroalimentare durante il lockdown è rientrato fra i codici ATECO che hanno potuto continuare ad operare. Come sono andati i consumi nel settore?
Ovviamente i consumi di questo settore sono stati catalizzati verso le distribuzione organizzata e non verso il canale della ristorazione, bar, gelaterie. Sono stati premiati prima i prodotti a lunga conservazione ( per poter fare la scorta senza paura di buttare ) e poi i prodotti freschi come la frutta per poter aumentare l’apporto vitaminico.
Quali sono state le difficoltà più grandi delle aziende operative durante il lockdown? 
Le difficoltà delle aziende sono state molte e differenti: in primis garantire la sicurezza dell’azienda e dei propri collaboratori e quindi reperire i DPI per permettere all’attività di proseguire  (per chi era autorizzato ) Quindi sostenere costi anche importanti e doversi continuamente aggiornare su protocolli e misure. Per praticamente tutti i settori o quasi altra enorme difficoltà è stato proprio approcciare una crisi economica di queste dimensioni. Ci sono tantissime aziende che da un giorno all’altro si sono trovate a dover chiudere l’attività, sospendere produzione ed ordini. Alla riapertura è stato necessario riprendere i contatti, le relazioni ( con le difficoltà del caso, non potersi comunque spostare, fare videoconferenze ecc… ). Ora è necessario un continuo monitoraggio dei costi e la giusta spinta per fare ripartire le nostre imprese ( e tanto tanto coraggio )
Valentina, fai parte dell’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta, una realtà fatta da donne attive nel settore ortofrutticolo. Quanto è stata importante questa squadra nell’affrontare le difficoltà degli ultimi mesi? 
Sicuramente molto importante per potersi confrontare. La soluzione trovata da una collega può essere utile ( magari riadattata ) per una situazione che anche la mia azienda sta vivendo. Sono entrata da pochi mesi in questa associazione ma ho percepito spirito di squadra, di condivisione che mi sono state fondamentali anche per imparare dalle esperienze di altri.
Un’ultima domanda prima di salutarci.  
Incertezza e cambio di abitudini. Sono motti validi ancora in questo momento o possiamo dirli superati? 
Secondo me l’incertezza è ancora fortemente presente sul mercato e il cambio di abitudini credo che ce lo porteremo dietro ancora per un periodo di tempo. Lo shock e la frenata sono stati molto improvvisi e bruschi mentre la ripartenza è ancora piuttosto soft. Questa pandemia ha sicuramente lasciato un segno in ognuno di noi, piuttosto profondo e quindi credo che questi due motti rimarranno con noi ancora per un periodo.
Valentina ti ringraziamo a nome di tutta Gullino e dei nostri lettori per questo tuo prezioso contributo, che speriamo possa chiarire molti dubbi in merito al settore e al futuro del settore. Ricordiamo il sito internet dell’azienda Nord Ovest ed i servizi da voi offerti per garantire spedizioni internazionali su misura!

Gli italiani tornano a mangiare sano. Il biologico a tavola ai tempi del coronavirus

orchard-1872997_960_720

Il coronavirus non ha portato solo cattive notizie. E’ possibile trovare qualcosa di buono anche in questa drammatica esperienza. In questi mesi, in effetti, è cresciuta la voglia degli italiani di nutrirsi bene e in modo sano, e sempre più persone hanno scelto di acquistare prodotti biologici.

I volumi commercializzati sono in aumento del 10,7%, per un valore corrispettivo aumentato del 17,2%. I primi 4 mesi del 2020 sono stati contrassegnati da un netto incremento delle vendite di biologico,e questo dato è stato confermato in conferenza stampa da Ilenio Bastoni, presidente Almaverde Bio, il direttore Paolo Pari e il direttore di Canova Ernesto Fornari.

Il trend di crescita era già in atto ma l’emergenza Covid-19 lo ha incrementato ancora di più. Credo che l’opinione pubblica abbia compreso l’importanza del comparto agricolo e vorrei che questo rimanesse, al di là dell’emergenza sanitaria. La determinazione e abnegazione di tutta la filiera ortofrutticola devono essere riconosciute. (Ilenio Bastoni)

 

Le scelte varietali in Italia sono ben distribuite e in Piemonte, nel circuito Almaverde Bio, la fa da padrona proprio la nostra azienda, Gullino srl, con la produzione e commercializzazione di mele e kiwi biologici. AlmaverdeBio_mappa_Italia_460 (1)

Sempre Almaverde ha rilevato alte vendite per tutti i prodotti ad alto contenuto di vitamina C: kiwi, arance, limoni. Freddo, influenze e virus hanno fatto crescere il bisogno degli italiani di proteggersi? E’ probabile, ed è altrettanto probabile che la paura del virus e della pandemia globale stiano orientando i consumatori verso scelte alimentari più salutari e mirate alla prevenzione delle salute.

 

L’ortofrutta nel secondo mese di diffusione del Covid-19. Come è andata?

Screenshot (92)

Mentre resistiamo al Covid-19, facciamo anche il punto della situazione del mercato ortofrutticolo per capire a che punto siamo.

A quanto pare non mancano le difficoltà nella raccolta e distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, tuttavia la catena produttiva e distributiva ha continuato ad operare anche nel mese di aprile 2020, in piena fase 1.

Questo è quanto emerge dal rapporto Ismea. Il grafico di sotto, infatti, dimostra quanto il consumo di prodotti alimentari confezionati non sia stato minimamente intaccato dal Covid-19 ma anzi, sia cresciuto del +18% rispetto allo scorso anno e +3% rispetto al primo mese di emergenza. Sarà perché la spesa è stata l’unico diversivo per ben 50 giorni? Ismea4Probabilmente si, ma anche perché si è verificato un singolare effetto-scorta che ha portato numerose famiglie italiane a riempire le proprie dispense, per timore di vedere diminuire i prodotti alimentari.

Sul trend dei consumi è prevalso l’acquisto di prodotti ortofrutticoli più facilmente stoccabili come mele (+42% vol. vendita), patate, kiwi (+14%) e cipolle. La frutta, in generale, ha visto un incremento di vendite, rispetto alle stesse settimane dello scorso anno, pari al 13,7%.

Pesano tuttavia, specie per il comparto ortofrutticolo, le difficoltà di reperire manodopera straniera per le operazioni di raccolta, alle quali il Governo sta tentando di offrire soluzioni.

 

Gullino fa appello al cuore. L’azienda si impegna in prima linea e invita a donare alle realtà del territorio

UNITI PER SALUZZO

Gullino srl, azienda di Saluzzo nota per la produzione di kiwi e mele, fa appello alla solidarietà e invita a fare una donazione alle diverse realtà sanitarie del territorio saluzzese per sostenere tutte le attività mediche necessarie nella lotta al coronavirus. Per questo l’azienda ha sostenuto la Croce Verde di Saluzzo e il Presidio Ospedaliero di Saluzzo nell’acquisto di dotazioni di sicurezza per il personale e monitor per il controllo dei parametri vitali.  

L’appello di Gullino punta dritto al cuore, a donare ciò che possiamo e non dimenticare che la sanità è la culla della nostra Italia. 

Per ringraziare i donatori la Gullino invia direttamente a casa una copia del libro “Le Avventure di Kiwito e Galita”, un utile strumento per aiutare i più piccoli ad affrontare questo difficile momento. 

“In questa fase così delicata non potevamo restare in silenzio.  Per questo abbiamo scelto di stimolare in modo diretto ed incisivo le donazioni, pensando anche allo sforzo che la sanità affronterà dopo questa emergenza. I bisogni non finiranno con il mese di aprile. Questo è ciò che faremo ogni volta che il nostro territorio ci chiederà di esserci perché, in fondo, la terra che lavoriamo, i servizi che usiamo e le persone che amiamo vengono tutte da qui. Lo facciamo anche a nome di tutti i nostri collaboratori che nel rispetto delle misure di sicurezza continuano a lavorare per garantire il flusso nella filiera agroalimentare. Per questo abbiamo scelto di fare una donazione, noi per primi. (Gli amministratori aziendali)”

 

LE AVVENTURE DI KIWITO E GALITA

Il libro, prodotto e pubblicato nel 2019 dall’azienda saluzzese, è nato con lo scopo di avvicinare i bambini ed educarli al consumo di frutta e verdura. E’ così che Kiwito, un buffo kiwi, e Galita, una croccante mela, combattono contro alcuni arcinemici degli umani come il mal di denti, l’insonnia, il colesterolo e molto altro.

 

COME DONARE E RICHIEDERE UNA COPIA DEL LIBRO?

Dopo aver donato, versando l’importo desiderato ad una delle realtà indicate sotto, scrivi una mail all’indirizzo gullino.social@gmail.com . Sarà sufficiente dichiarare di aver donato e comunicare il proprio indirizzo postale per ricevere a casa una copia del libro “Le Avventure di Kiwito e Galita” e tanti disegni da colorare. 

 

ASL CN 1 (UBI Banca Filiale di Cuneo Via Roma 13B

IBAN: IT40K 0311110201 000000032341 Swift: BLOP IT 22 intestato a: Azienda Sanitaria Locale CN1 causale: “Donazione Covid-19″ seguito da cognome, nome, codice fiscale del benefattore) 

 

Croce Verde Saluzzo (Cassa di Risparmio di Saluzzo IBAN IT58X0629546770000000013035). 

UNITI PER SALUZZO

 

La speranza fa ripartire il saluzzese. Nessuno resta fermo davanti all’emergenza.

uniti si riparte

Ci sono storie che non smetteremmo mai di raccontare, come quelle che attraversano oggi tutta l’Italia, dalla Sicilia al Piemonte, e che inebriano tutti di speranza e buonumore.

Sono le storie dei volontari attivi da settimane con la protezione civile nazionale, con il banco alimentare, con le diverse associazioni di volontariato e promozione sociale attive su tutto il territorio per sostenere chi ha bisogno di una mano. Sono le storie di tantissime aziende che in queste settimane così concitate si sono temporaneamente riconvertite alla produzione di mascherine, gel, attrezzature mediche. Sono le storie di alcuni brillanti ingegneri che hanno trasformato le maschere da snorkeling, donate da Decathlon, in respiratori salvavita.

DONA GENERICOTutti ci stiamo attrezzando per fare ciò che è in nostro potere ed è proprio questo che rende grande l’Italia.

Nel nostro territorio di Saluzzo ci sono diverse realtà attive per contrastare direttamente il coronavirus e, credeteci, ce la stanno facendo perché la voglia di reagire è davvero tanta.

Noi oggi vogliamo parlarvi della Croce Verde di Saluzzo e della ASL CN 1 con il suo presidio ospedaliero di Saluzzo, due realtà per forza di cose pressate da quest’emergenza ma combattive e reattive.

Se i nostri cari sono in buone mani è grazie a chi come medici, infermieri, oss e volontari sta mettendo su una macchina di emergenza sempre più efficiente.

E’ per questo che anche noi abbiamo scelto di sostenere entrambe le realtà nell’acquisto di dotazioni di sicurezza per il personale e monitor per il controllo dei parametri vitali.

E’ciò che faremo ogni volta che il nostro territorio ci chiederà di esserci perché, in fondo, la terra che lavoriamo, i servizi che usiamo e le persone che amiamo vengono tutte da qui!

Con il cuore.

Grazie dalla grande famiglia Gullino.

Ai tempi del coronavirus, nuove opportunità di lavoro nella raccolta dei frutti della terra.

shutterstock_1415455043

Secondo le stime di Confagricoltura sono 10327 le unità di manodopera stimata per la raccolta e la cura del kiwi, 19018 quelle necessarie alla raccolta delle mele, per non parlare di tutto il comparto ortofrutticolo, del frumento, delle viti e di tutte le colture che, fino ad oggi, hanno visto impiegare manodopera stagionale prevalentemente straniera ma anche italiana. Un settore che rischia di entrare in crisi con l’avvento del corona virus e le restrizioni sulla mobilità, nazionale ed internazionale, per via dell’impossibilità di spostarsi ed accettare un incarico stagionale a 1000 o 5000 chilometri da casa.

E’ ciò che sta accadendo in Italia in queste settimane in cui le prime raccolte ad essere state messe in crisi sono state quelle delle fragole e dell’asparago, ma ben presto arriverà il momento del grano e presto anche delle mele e dei kiwi.

shutterstock_588251621Fra persone in quarantena, altre impossibilitate ad uscire al di fuori del proprio comune di residenza e gli immigrati spesso rientrati nei propri Paesi di origine e che non possono rientrare in Italia per via del blocco della circolazione, rischiano di mancare davvero le braccia.

Al settore servirebbero circa 2000 persone subito e per questo, come spiega il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, sono stati chiesti strumenti governativi che facilitino le assunzioni come i voucher, la possibilità di impiegare subito persone che hanno perso il lavoro e i cassintegrati. Il rischio, altrimenti, è di non avere manodopera sufficiente a garantire la fornitura della filiera alimentare italiana.

Come conferma Giansanti:

Nei giorni scorsi avevamo chiesto all’Unione europea di creare una sorta di corridoi per permettere la mobilità di lavoratori agricoli all’interno della Ue. E la Commissione ha appena pubblicato degli orientamenti che vanno in questa direzione. Si tratta, però, di orientamenti, per cui non sono iniziative cogenti. Ma la disponibilità a garantire la libera circolazione dando la priorità a settori essenziali va nella direzione giusta. In Italia la circolare del Ministero dell’Interno ha prorogato fino al 15 giugno i permessi di soggiorno in scadenza tra il 31 gennaio il 15 aprile. E’ un primo passo ma non basta. Bisogna avviare in tempi rapidi l’iter per la definizione di un nuovo decreto flussi che consenta al settore agricolo di impiegare lavoratori non comunitari. E poi bisogna osare di più

Chi raccoglierà i frutti della nostra terra? Si potrà tornare ad un modello di sviluppo dell’agricoltura che vede l’impiego di manodopera in situazioni di necessità? Quella manodopera che da anni si è allontanata dalla terra per rivolgersi ad altri settori ma che oggi potrebbe tornare alle origini, partecipando alla rinascita del nostro Paese e risanando le proprie economie personali? Studenti universitari, cassintegrati, disoccupati che vogliono reinventarsi con uno dei lavori più antichi del mondo, è a voi che rivolgiamo il nostro appello, affinché grano, frutta, verdura ed olio tornino avere il sapore di sempre.

Siamo fiduciosi che questo periodo possa rappresentare anche una grande opportunità per molti uomini e donne che lavorano la terra.

E’ ciò che ci auguriamo anche noi di Gullino, nella speranza di poter continuare a dare vita al flusso produttivo in sicurezza e nel rispetto della dignità del lavoro!