Tag Archivio: mela

Intervista a Valentina Mellano di Nord Ovest. Parliamo di import export ai tempi del Covid

mellano
Anche oggi abbiamo scelto di incontrare un’esperta del settore ortofrutticolo per parlare dell’impatto della pandemia globale da Covid-19 sui mercati del settore. Conosciamo insieme Valentina Mellano, amministratore delegato di Nord Ovest, realtà che si occupa di spedizioni internazionali.
Ciao Valentina, sei la persona adatta con la quale parlare di commercializzazione del prodotto ortofrutticolo. 
Le dinamiche dell’acquisto e della vendita dei prodotti a deperimento sono frutto di logiche che una realtà come quella che rappresenti tu contribuisce più a muovere o a subire? 
Sicuramente la realtà che io rappresento credo che in parte subisca le dinamiche del mercato (prezzi di vendita dei prodotti, scarsità o abbondanza di prodotto) ma ovviamente il nostro compito è quello di rendere il mercato internazionale più vicino e raggiungibile ed in qualche modo più semplice. Attraverso le operazioni doganali infatti permettiamo ai prodotti di entrare sul mercato nazionale. Il settore delle spedizioni è costantemente alla ricerca del prezzo giusto perché le merci arrivino a destinazione nel più breve tempo possibile e con costi più bassi possibili. Quindi subiamo in qualche modo le dinamiche di acquisto e vendita, visto che la domanda di logistica in questo senso è derivata, ma sicuramente facciamo il nostro meglio perché una volta che la vendita si è concretizzata i prodotti si “muovano” rapidamente.
Puoi raccontarci meglio come sia andato il commercio internazionale ortofrutticolo nel periodo più caldo del Covid-19?
La mia sensazione in questi mesi di COVID è stata che il diverso modo di consumare in Italia / Europa abbia “catalizzato” i prodotti verso questi mercati a discapito dell’oltremare. Dai dati in nostro possesso infatti, mentre l’import di prodotti ortofrutticoli è cresciuto sia in valore che in termini di tonnellaggio, l’export ha sofferto soprattutto per i volumi che sono stati in calo (non in valore per fortuna per chi ha esportato). Sicuramente molti produttori hanno ricevuto forte pressione e forte domanda dalla distribuzione nazionale ed europea e hanno destinato il prodotto verso questi mercati piuttosto che esportare oltremare. Ovviamente nel clima di incertezza che ha regnato nel periodo del COVID era sicuramente la scelta più ovvia. Esportare significava comunque esporsi al rischio di difficoltà logistiche date dalla situazione di lockdown mondiale, che ha avuto tempistiche diverse nei diversi paesi. 
Quali sono stati i prodotti ortofrutticoli più venduti all’estero nel periodo del lockdown e perché?
Per quanto concerne i prodotti ortofrutticoli ovviamente il periodo del lockdown in Italia ha coinciso con un periodo di fine stagione mentre per quanto riguarda le mele ed i kiwi ci si è ritrovati con una produzione di frutti già raccolti in autunno. Se parliamo di esportazione extra CEE ovviamente non tutti i prodotti (oltre che per stagionalità anche per shelf life) possono essere spediti, quindi per quanto mi riguarda queste sono le esportazioni dall’Italia che ho osservato.
Durante il lockdown si è sentito spesso parlare di Paesi che non hanno accettato merci italiane, o che ne hanno limitato gli accessi per un periodo, quasi fossero alla ricerca di uno pseudo certificato covid-free che, sappiamo bene, non potrebbe esistere. Come mai si è verificata questa incertezza nel mercato e quali Paesi hanno dimostrato più resistenza rispetto ai nostri prodotti? 
In una fase di incertezza e paura, come quella che si è verificata nel periodo della pandemia è normale che abbiano iniziato a circolare false informazioni e notizie. Ricordo alcuni paesi che sembrava non accettassero merci dall’Italia per problemi legati proprio al COVID. In entrambi i casi (Qatar e Bahrain) si sono rivelati falsi; nessun paese ha deliberatamente bloccato l’importazione di prodotti. Sicuramente le politiche protezionistiche ci saranno perché ovviamente i singoli stati cercheranno di tutelare la produzione interna ma fortunatamente al momento non si registrano distorsioni del mercato da questo punto di vista.
E’ cambiato il modo degli italiani di consumare alimenti? Se si in che modo? 
Secondo me si. La frutta e la verdura sicuramente sono stati riconosciuti come prodotti “sani e salubri” e dal momento che la pandemia è stata di fondo un problema sanitario, un’influenza, io credo che abbia influito. Prima del COVID il pranzo di lavoro era al bar e nel fine settimana si cenava fuori: in entrambi i casi difficilmente si mangiava una mela a fine pasto (al massimo la macedonia). In pieno lockdown abbiamo tutti consumato più pasti a casa e sicuramente consumato più frutta e verdura.
C’è stato un cambiamento dei consumi anche a livello globale?
Questa dinamica a mio modo di vedere è stata assolutamente mondiale. Tutti i paesi hanno subito questo sconvolgimento di stili di vita ed abitudini e quindi hanno avuto questa svolta nei consumi.
L’agroalimentare durante il lockdown è rientrato fra i codici ATECO che hanno potuto continuare ad operare. Come sono andati i consumi nel settore?
Ovviamente i consumi di questo settore sono stati catalizzati verso le distribuzione organizzata e non verso il canale della ristorazione, bar, gelaterie. Sono stati premiati prima i prodotti a lunga conservazione ( per poter fare la scorta senza paura di buttare ) e poi i prodotti freschi come la frutta per poter aumentare l’apporto vitaminico.
Quali sono state le difficoltà più grandi delle aziende operative durante il lockdown? 
Le difficoltà delle aziende sono state molte e differenti: in primis garantire la sicurezza dell’azienda e dei propri collaboratori e quindi reperire i DPI per permettere all’attività di proseguire  (per chi era autorizzato ) Quindi sostenere costi anche importanti e doversi continuamente aggiornare su protocolli e misure. Per praticamente tutti i settori o quasi altra enorme difficoltà è stato proprio approcciare una crisi economica di queste dimensioni. Ci sono tantissime aziende che da un giorno all’altro si sono trovate a dover chiudere l’attività, sospendere produzione ed ordini. Alla riapertura è stato necessario riprendere i contatti, le relazioni ( con le difficoltà del caso, non potersi comunque spostare, fare videoconferenze ecc… ). Ora è necessario un continuo monitoraggio dei costi e la giusta spinta per fare ripartire le nostre imprese ( e tanto tanto coraggio )
Valentina, fai parte dell’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta, una realtà fatta da donne attive nel settore ortofrutticolo. Quanto è stata importante questa squadra nell’affrontare le difficoltà degli ultimi mesi? 
Sicuramente molto importante per potersi confrontare. La soluzione trovata da una collega può essere utile ( magari riadattata ) per una situazione che anche la mia azienda sta vivendo. Sono entrata da pochi mesi in questa associazione ma ho percepito spirito di squadra, di condivisione che mi sono state fondamentali anche per imparare dalle esperienze di altri.
Un’ultima domanda prima di salutarci.  
Incertezza e cambio di abitudini. Sono motti validi ancora in questo momento o possiamo dirli superati? 
Secondo me l’incertezza è ancora fortemente presente sul mercato e il cambio di abitudini credo che ce lo porteremo dietro ancora per un periodo di tempo. Lo shock e la frenata sono stati molto improvvisi e bruschi mentre la ripartenza è ancora piuttosto soft. Questa pandemia ha sicuramente lasciato un segno in ognuno di noi, piuttosto profondo e quindi credo che questi due motti rimarranno con noi ancora per un periodo.
Valentina ti ringraziamo a nome di tutta Gullino e dei nostri lettori per questo tuo prezioso contributo, che speriamo possa chiarire molti dubbi in merito al settore e al futuro del settore. Ricordiamo il sito internet dell’azienda Nord Ovest ed i servizi da voi offerti per garantire spedizioni internazionali su misura!

Fragole, ciliegie e mirtilli. Perché è importante mangiare frutta di stagione?

6-incredibili-motivi-per-mangiare-ciliegie-oggi

Ogni giorno i nostri lettori fanno il carico di vitamina C, A, acido folico, calcio, ferro con la frutta Gullino. Mele e kiwi sono gli alleati della nostra salute ma a sostenerli in questa battaglia ci sono, in genere, tutti i frutti di stagione, così come confermato anche dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione.

Scopriamo insieme perché è così importante mangiare frutta di stagione, grazie alle indicazioni della Fondazione Veronesi che, da anni, si occupa di prevenzione della salute anche attraverso il medium dell’alimentazione.

Sono diversi gli studi che evidenziano come i prodotti consumati nel corso della loro naturale stagione di maturazione abbiano delle proprietà nutritive superiori rispetto a un frutto o a una verdura maturata al di fuori del proprio arco temporale ideale. Un frutto consumato al di fuori della propria stagionalità subisce un calo delle proprie vitamine e ne risente anche lo stesso sapore.

Mangiare di stagione, inoltre, non riguarda solo l’alimentazione ma contribuisce anche a proteggere l’ambiente, limitando fra l’altro l’inquinamento dovuto al trasporto delle merci (ad esempio, è il caso dei frutti esotici che vengono importati in Italia). Preferire frutta di stagione aiuta l’economia nel nostro paese incoraggiando e sostenendo il lavoro dei produttori più piccoli o del nostro territorio. Infine, acquistare prodotti di stagione conviene anche per il prezzo: considerata la maggiore offerta, infatti, i prodotti stagionali costano meno.

fragole-vitamine

Per questo invitiamo tutti i nostri lettori a consumare frutta di stagione. Adesso fragole, ciliegie e mirtilli la fanno da padrone e queste sono le proprietà che vi doneranno se ne consumerete:

>>fragole: come i kiwi sono ricche di vitamina C ed antiossidanti, hanno proprietà antiossidanti ed aiutano a combattere la sindrome metabolica, prevengono le malattie cardiovascolari e la placca dentale, grazie alla presenza dello xilitolo.

>>ciliegie: anch’esse sono ricche di vitamina C ed antiossidanti ma eccellono anche in fibre solubili e magnesio. Donano un buon indice di sazietà, hanno un potere calorico limitato e sono adatte per chi soffre di diabete

>>mirtilli: combattono il declino cerebrale e sono un collutorio naturale che previene infiammazioni e gengiviti; sono anch’essi ricchi di antiossidanti e vitamine e riducono le vene varicose, il gonfiore e la stanchezza degli arti inferiori.

 

Credit immagine in evidenza

Gullino collega ambiente e agricoltura con lo Standard Globale Leaf Marque

backgroundblog2

LEAF è l’acronimo di Linking Environment And Farming traducibile in italiano come “collegamento tra ambiente e agricoltura”. Questo standard di produzione è stato creato nel 1991 ed è rivolto al settore primario. Delinea un metodo per fare agricoltura nel rispetto dell’ambiente.

Scopriamo insieme perché anche noi di Gullino ne stiamo facendo il nostro fiore all’occhiello!

LEAF MARQUE è stato creato per sviluppare e promuovere la produzione integrata o Integrated Farm Management (IFM) nelle aziende agricole, unendo il meglio dei metodi tradizionali con la tecnologia moderna e la consapevolezza dei coltivatori.  Oggi Leaf Marque è un sistema di assicurazione di qualità basato sui principi della produzione integrata, ossia quel sistema di produzione agro-alimentare che utilizza metodi, mezzi produttivi e di difesa dalle avversità delle produzioni agricole, volti a ridurre al minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi e a razionalizzare la fertilizzazione, nel rispetto dell’ambiente.

Chi possiede lo standard Leaf Marque è soggetto a ispezioni e certificazioni da parte di un organismo di certificazione autorizzato, quale CSQA.

Per questi motivi le nostre produzioni di frutta si pongono con un atteggiamento  responsabile nei confronti dell’ambiente e i nostri frutteti possono essere definiti etici.

Per conoscere l’elenco completo delle nostre certificazioni, clicca qui.

Gli italiani tornano a mangiare sano. Il biologico a tavola ai tempi del coronavirus

orchard-1872997_960_720

Il coronavirus non ha portato solo cattive notizie. E’ possibile trovare qualcosa di buono anche in questa drammatica esperienza. In questi mesi, in effetti, è cresciuta la voglia degli italiani di nutrirsi bene e in modo sano, e sempre più persone hanno scelto di acquistare prodotti biologici.

I volumi commercializzati sono in aumento del 10,7%, per un valore corrispettivo aumentato del 17,2%. I primi 4 mesi del 2020 sono stati contrassegnati da un netto incremento delle vendite di biologico,e questo dato è stato confermato in conferenza stampa da Ilenio Bastoni, presidente Almaverde Bio, il direttore Paolo Pari e il direttore di Canova Ernesto Fornari.

Il trend di crescita era già in atto ma l’emergenza Covid-19 lo ha incrementato ancora di più. Credo che l’opinione pubblica abbia compreso l’importanza del comparto agricolo e vorrei che questo rimanesse, al di là dell’emergenza sanitaria. La determinazione e abnegazione di tutta la filiera ortofrutticola devono essere riconosciute. (Ilenio Bastoni)

 

Le scelte varietali in Italia sono ben distribuite e in Piemonte, nel circuito Almaverde Bio, la fa da padrona proprio la nostra azienda, Gullino srl, con la produzione e commercializzazione di mele e kiwi biologici. AlmaverdeBio_mappa_Italia_460 (1)

Sempre Almaverde ha rilevato alte vendite per tutti i prodotti ad alto contenuto di vitamina C: kiwi, arance, limoni. Freddo, influenze e virus hanno fatto crescere il bisogno degli italiani di proteggersi? E’ probabile, ed è altrettanto probabile che la paura del virus e della pandemia globale stiano orientando i consumatori verso scelte alimentari più salutari e mirate alla prevenzione delle salute.

 

Gullino esorta i giovani. Tornate in campagna!

giocoliere

In queste settimane il tema caldo è anche quello della necessità di bracciantato per tutto il settore ortofrutticolo. Il reperimento di manodopera sarà garantito anche grazie al Decreto rilancio che consentirà alle aziende di regolarizzare personale straniero senza un attuale permesso di soggiorno. Ma ci sarà posto anche per i nostri giovani.

La domanda è: torneranno i giovani alla terra?

Facciamo capire ai nostri giovani che il lavoro in agricoltura è un’opportunità per fare esperienza. Un’occasione di crescita personale e di arricchimento delle proprie competenze. (Giovanni Gullino).

 

E’ questo su cui punta l’amministratore delegate di Gullino import export, con 5 aziende in Pimeonte e diverse società agricole nel Lazio, dove si concentra la produzione di kiwi.

Gullino esorta chi in questo momento si trova in una condizione di difficoltà dovuta anche al coronavirus, a tentare la strada dell’agricoltura. L’azienda, infatti, mette anche a disposizione degli alloggi temporanei per la manodopera proveniente da fuori regione.

Ciò che, ora, bisogna scongiurare è avere il prodotto sulle piante in deperimento.

 

L’ortofrutta nel secondo mese di diffusione del Covid-19. Come è andata?

Screenshot (92)

Mentre resistiamo al Covid-19, facciamo anche il punto della situazione del mercato ortofrutticolo per capire a che punto siamo.

A quanto pare non mancano le difficoltà nella raccolta e distribuzione dei prodotti ortofrutticoli, tuttavia la catena produttiva e distributiva ha continuato ad operare anche nel mese di aprile 2020, in piena fase 1.

Questo è quanto emerge dal rapporto Ismea. Il grafico di sotto, infatti, dimostra quanto il consumo di prodotti alimentari confezionati non sia stato minimamente intaccato dal Covid-19 ma anzi, sia cresciuto del +18% rispetto allo scorso anno e +3% rispetto al primo mese di emergenza. Sarà perché la spesa è stata l’unico diversivo per ben 50 giorni? Ismea4Probabilmente si, ma anche perché si è verificato un singolare effetto-scorta che ha portato numerose famiglie italiane a riempire le proprie dispense, per timore di vedere diminuire i prodotti alimentari.

Sul trend dei consumi è prevalso l’acquisto di prodotti ortofrutticoli più facilmente stoccabili come mele (+42% vol. vendita), patate, kiwi (+14%) e cipolle. La frutta, in generale, ha visto un incremento di vendite, rispetto alle stesse settimane dello scorso anno, pari al 13,7%.

Pesano tuttavia, specie per il comparto ortofrutticolo, le difficoltà di reperire manodopera straniera per le operazioni di raccolta, alle quali il Governo sta tentando di offrire soluzioni.

 

Ai tempi del coronavirus, nuove opportunità di lavoro nella raccolta dei frutti della terra.

shutterstock_1415455043

Secondo le stime di Confagricoltura sono 10327 le unità di manodopera stimata per la raccolta e la cura del kiwi, 19018 quelle necessarie alla raccolta delle mele, per non parlare di tutto il comparto ortofrutticolo, del frumento, delle viti e di tutte le colture che, fino ad oggi, hanno visto impiegare manodopera stagionale prevalentemente straniera ma anche italiana. Un settore che rischia di entrare in crisi con l’avvento del corona virus e le restrizioni sulla mobilità, nazionale ed internazionale, per via dell’impossibilità di spostarsi ed accettare un incarico stagionale a 1000 o 5000 chilometri da casa.

E’ ciò che sta accadendo in Italia in queste settimane in cui le prime raccolte ad essere state messe in crisi sono state quelle delle fragole e dell’asparago, ma ben presto arriverà il momento del grano e presto anche delle mele e dei kiwi.

shutterstock_588251621Fra persone in quarantena, altre impossibilitate ad uscire al di fuori del proprio comune di residenza e gli immigrati spesso rientrati nei propri Paesi di origine e che non possono rientrare in Italia per via del blocco della circolazione, rischiano di mancare davvero le braccia.

Al settore servirebbero circa 2000 persone subito e per questo, come spiega il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, sono stati chiesti strumenti governativi che facilitino le assunzioni come i voucher, la possibilità di impiegare subito persone che hanno perso il lavoro e i cassintegrati. Il rischio, altrimenti, è di non avere manodopera sufficiente a garantire la fornitura della filiera alimentare italiana.

Come conferma Giansanti:

Nei giorni scorsi avevamo chiesto all’Unione europea di creare una sorta di corridoi per permettere la mobilità di lavoratori agricoli all’interno della Ue. E la Commissione ha appena pubblicato degli orientamenti che vanno in questa direzione. Si tratta, però, di orientamenti, per cui non sono iniziative cogenti. Ma la disponibilità a garantire la libera circolazione dando la priorità a settori essenziali va nella direzione giusta. In Italia la circolare del Ministero dell’Interno ha prorogato fino al 15 giugno i permessi di soggiorno in scadenza tra il 31 gennaio il 15 aprile. E’ un primo passo ma non basta. Bisogna avviare in tempi rapidi l’iter per la definizione di un nuovo decreto flussi che consenta al settore agricolo di impiegare lavoratori non comunitari. E poi bisogna osare di più

Chi raccoglierà i frutti della nostra terra? Si potrà tornare ad un modello di sviluppo dell’agricoltura che vede l’impiego di manodopera in situazioni di necessità? Quella manodopera che da anni si è allontanata dalla terra per rivolgersi ad altri settori ma che oggi potrebbe tornare alle origini, partecipando alla rinascita del nostro Paese e risanando le proprie economie personali? Studenti universitari, cassintegrati, disoccupati che vogliono reinventarsi con uno dei lavori più antichi del mondo, è a voi che rivolgiamo il nostro appello, affinché grano, frutta, verdura ed olio tornino avere il sapore di sempre.

Siamo fiduciosi che questo periodo possa rappresentare anche una grande opportunità per molti uomini e donne che lavorano la terra.

E’ ciò che ci auguriamo anche noi di Gullino, nella speranza di poter continuare a dare vita al flusso produttivo in sicurezza e nel rispetto della dignità del lavoro!

 

Essere donna è anche un fatto alimentare

11

Marzo è il mese dedicato alla donna e per questo noi di Gullino lo celebriamo attraverso quelli che sono i nostri temi quotidiani: la frutta e l’alimentazione.

Curare l’alimentazione femminile è un dovere della società e del singolo, sia per la prevenzione delle malattie croniche che per il sostegno alla maternità. Lo scarso bilancio fra grassi, proteine e glucidi e un’inadeguata distribuzione dei pasti nell’arco della giornata, favoriscono sovrappeso e obesità, che aumentano il rischio di malattie croniche. Infatti 50 mila decessi all’anno in Italia sono attribuibili alla cattiva alimentazione.

shutterstock_631788164Un regime dietetico vario ed equilibrato, invece, garantisce un apporto di nutrienti ottimali e permette anche l’apporto di sostanze che svolgono un ruolo protettivo o preventivo nei confronti di determinate patologie, come le malattie cardiovascolari, che rappresentano la prima causa di morte in Italia, anche per le donne.

Uno stile di vita sano, che prevede una dieta completa ed equilibrata, è alla base dell’alimentazione femminile. Innanzitutto è fondamentale proteggere la fertilità femminile grazie ad una riduzione controllata di zuccheri complessi e al consumo quotidiano di una giusta dose di proteine, carboidrati e verdure, unite alla frutta. La frutta, inoltre, è ricca di acido folico e questo protegge dalle malattie cardiovascolari e aiuta a prevenire difetti congeniti nel feto per le donne in gravidanza. La vitamina B9 è presente in grandi quantità nel kiwi, nel limone, nel melone, nella fragola, nelle arance e nell’avocado.

Un’altra tappa fondamentale nella vita di una donna è la menopausa, periodo in cui si subisce un aumento di peso. Frutta e verdura ricche di fibre, come il kiwi, possono aiutare a contenere l’aumento di peso grazie ad un bassissimo apporto calorico e al senso di sazietà prolungato che rilasciano.

Sembra proprio che il kiwi sia il miglior alleato della salute della donna.

Su questo blog puoi trovare moltissimi altri articoli dedicati al tema dell’alimentazione femminile ed infantile.

Continua a seguirci e a navigare.

#Futureloversforgenerations

Dal 2021 scatta il nuovo regolamento per il settore bio

shutterstock_588251621

Nel mese di giugno 2019 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il nuovo regolamento sull’agricoltura biologica che entrerà in vigore nel 2021.

La notizia è attualissima e calda, per cui abbiamo deciso di affrontarla per voi. Ecco in breve i cambiamenti principali del settore.

Il regolamento prevede controlli annuali antifrode per tutti gli operatori della filiera del bio (non solo gli agricoltori), con ispezioni ogni 2 anni per chi risulta in regola per tre anni di fila. La vera svolta arriva per i produttori con aziende di piccole dimensioni i quali potranno aggregarsi e ottenere una certificazione bio di gruppo, riducendo i costi.

Potranno continuare ad essere usate sementi convenzionali, ma sarà creato un database europeo per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di quelli bio.

Le deroghe che permettono l’utilizzo di semi convenzionali nella produzione biologica saranno eliminate entro il 2035. Le aziende agricole che producono sia prodotti convenzionali sia biologici continueranno a essere autorizzate, mentre sulle importazioni viene sancito il principio che prodotti bio provenienti da paesi terzi debbano rispettare gli standard europei e non, semplicemente, standard equivalenti.

Tutto questo è stato pensato per dare sempre più valore ai disciplinari del biologico che, ci auguriamo, possano indurre noi produttori ad essere sempre più sensibili ed attenti al processo.

 

4 ragioni per mangiare frutta biologica

21728454_1490491137710510_2571001416696118654_n

Vi sono moltissime ragioni per scegliere di acquistare frutta bio, ma oggi vorremmo concentrarci sulle principali. Ecco le prime 5.

1) La frutta biologica è molto più ricca in nutrienti rispetto ad altri frutti non bio. Le ricerche dimostrano che la frutta biologica ha una maggior quantità di vitamina C, antiossidanti e minerali come calcio, ferro, cromo e magnesio. La frutta bio, inoltre, è libera dalle neurotossine che sono molto dannose per il nostro sistema nervoso. Aggiungiamo anche che la frutta bio ha decisamente un sapore migliore.

 

2) La frutta biologica è una vera guerrigliera nella lotta ai fertilizzanti, che rappresentano la maggiore fonte di inquinamento della nostra acqua potabile. Non è questo un buon motivo per scegliere frutta coltivata senza fertilizzanti?

3) Le aziende i cui lavoratori producono bio, sono più sicure. Fra i braccianti che raccolgono e coltivano frutta non biologica, infatti, c’è una maggiore incidenza del Parkinson in quanto questi sono più esposti ai fertilizzanti chimici. Produrre bio, allora, vuol dire amare chi lavora con e per noi.

4) Mangiare biologico può ridurre il rischio di cancro. L’EPA, l’Agenzia statunitense per la Protezione dell’Ambiente considera il 60% degli erbicidi, il 90% dei fungicidi e il 30% degli insetticidi come potenzialmente cancerogeni. E’ ragionevale pensare che la rapida crescita della percentuale di cancro sia almeno in parte relazionata con l’uso di questi pesticidi cancerogeni.

 

Gullino è amante del futuro da generazioni!

Gullino, future lovers for generations.

 

1 2 3 15