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L’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta rinnova il CDA

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Nel suo terzo compleanno l’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta rinnova il CDA, confermando Alessandra Ravaioli alla presidenza e inaugurando un nuovo corso che avrà tra i principali obiettivi l’ampliamento della base sociale attraverso il rafforzamento della presenza sul territorio nazionale e delle collaborazioni con altre organizzazioni al femminile. Per noi di Gullino è una notizia particolarmente gioiosa in quanto il nostro amministratore delegato, Carola Gullino, prenderà parte al CDA dell’associazione e ricoprirà il ruolo di vicepresidente. Insieme a lei è riconfermata Serena Pittella.

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Un’agricoltura sicura e sostenibile. La nostra scelta per lo STANDARD GLOBALG.A.P..

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Il mercato odierno richiede determinati standard a garanzia di un’agricoltura sicura e sostenibile. Noi di Gullino abbiamo scelto di aderire alla certificazione GLOBALG.A.P. per dimostrare la sostenibilità e la sicurezza alimentare della nostra azienda.

Il concetto di qualità ha assunto un ruolo considerevole in ambito agricolo e alimentare. A partire dall’inizio degli anni ’90, vicende legate a problemi di qualità e sicurezza degli alimenti sono talvolta divenute vere e proprie emergenze ed hanno inciso sul livello di fiducia dei consumatori nel settore agroalimentare.
Per rispondere alle esigenze di maggiori garanzie circa qualità e sicurezza degli alimenti, nel tempo l’attenzione degli operatori e dei responsabili pubblici e privati dell’assicurazione della qualità si è spostata dal mero controllo del prodotto finito, alla gestione e controllo del processo produttivo e del sistema gestionale aziendale e dell’intera filiera produttiva.

La certificazione GLOBALG.A.P. garantisce una sorta di passaporto per il mercato globale perché attesta la Sicurezza Integrata in Agricoltura.

Grazie allo standard GLOBALG.A.P. riusciamo ad avere numerosi vantaggi, e a garantire massima affidabilità e serietà ai nostri clienti e ai consumatori finali.

Vediamo quali sono questi vantaggi nel dettaglio.

  1. Aggiungiamo valore ai nostri prodotti, alla nostra frutta, rispettando degli standard che sono riconosciuti a livello globale.
  2. Accediamo a nuovi clienti, mercati, fornitori e dettaglianti a livello locale e globale. Infatti la frutta Gullino è disponibile nei mercati europei e trans oceanici.
  3. Riduciamo l’esposizione ai rischi di reputazione in materia di sicurezza alimentare e sicurezza dei prodotti
  4. Aumentiamo l’efficienza della gestione dei processi aziendali e siamo più efficaci nei rapporti con i nostri clienti
  5. Disponiamo di un codice GLOBALG.A.P. (GGN) per una semplice identificazione e tracciabilità a livello interaziendale.

E’ per questo che la frutta Gullino è sicura e garantita.

Saluzzo con le Terre del Monviso candidata a Capitale italiana della cultura 2024

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La notizia è recente e stimola ancora di più a visitare la nostra meravigliosa terra alla prima occasione disponibile. Saluzzo, con le Terre del Monviso, è la prima città alpina candidata a Capitale Italiana della Cultura 2024.

La candidatura di Saluzzo nasce da lontano ed è la prosecuzione di un percorso avviato da tempo con il progetto Terres Monviso, che ha creato una rete di 68 comuni su un territorio di 2.600 kmq e quasi 136mila abitanti, e VéloViso, che ha unito le valli italiane e francesi del Monviso attraverso la valorizzazione dell’offerta cicloturistica. Cinque anni dopo, Saluzzo punta ad un ancora più ampio rilancio e coinvolgimento del territorio che ha già ricevuto il sostegno delle istituzioni, delle associazioni e dell’intero Piemonte.

Ogni euro investito in cultura ne genera cinque! Ci serve tempo, infine, perché la nostra visione di cultura è ampia, non solo arte ed eventi culturali in senso stretto, ma cultura dei territori: tradizione, ambiente, storia, paesaggio, lingua e perfino religione

 

Sono queste le parole di Mauro Calderoni, sindaco della città di Saluzzo che si prepara ad una sfida davvero avvincente, che potrebbe cambiare per sempre il suo destino facendola passare da città poco conosciuta a territorio di cultura e sapienza, da visitare , gustare, guardare e respirare.

Si, perché il territorio delle valli del Monviso è ricco di proposte non solo culturali, storico-artistiche ma anche di sapori genuini e riscoperte di antiche coltivazioni.

All’indomani del lockdown, le potenzialità dei piccoli borghi sono state evidenziate da sociologi, urbanisti ed economisti, ma nell’immaginario collettivo la montagna non è ancora considerata un luogo da abitare. Nel 2030, secondo il World Urbanization Prospects 2018 delle Nazioni Unite, il 60% della popolazione mondiale si concentrerà nelle città.

L’annuncio della candidatura, prima ancora della presentazione ufficiale, è stato subito accolto con entusiasmo dal territorio.

C’è più di una ragione per cui appare assolutamente coerente, appropriata e giusta la candidatura di Saluzzo con le Terre del Monviso a Capitale Italiana della Cultura 2024. L’assessorato alla Cultura della Regione Piemonte è a disposizione fin da ora per sostenere questa impresa. Conosciamo l’audacia dei piemontesi e sono convinta che riusciremo, anche questa volta, a fare un buon lavoro, dimostrandoci all’altezza del nostro glorioso passato (Vittoria Poggio, assessore alla Cultura della Regione Piemonte)

I prossimi passi saranno l’organizzazione di una call nazionale per under 28 e un meeting per sviluppare e approfondire, con tutti gli attori in campo, i contenuti del dossier.

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Le proposte al femminile per il mondo ortofrutticolo

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La presenza femminile nei settori portanti dell’economia diventa una condizione imprescindibile, come ampiamente documentato da numerose ricerche. Secondo i dati del Global Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum ci vorranno, a livello globale, 257 anni per raggiungere la parità nell’accesso alla partecipazione economica delle donne e l’Italia oggi si colloca al 76° posto su 153 paesi per la parità economica di genere.

Ma ci sono anche notizie positive: le donne italiane sono al primo posto nella classifica mondiale per livello di formazione, anche se più le donne studiano, più aumenta il divario con gli uomini in termini salariali.

Il Covid poi ha peggiorato la situazione, portando ad una perdita, secondo i dati Istat di giugno 2020, del -2,9% dell’occupazione femminile contro il -1,6% degli uomini.

Sul fronte agricolo la situazione non cambia, anche se si registra una crescita delle aziende condotte da donne, che rappresentano il 22% del totale con dato ancora in crescita.

Da questa premessa nasce il bisogno di cambiamento, espresso da Alessandra Ravaioli dell’Associazione Nazione Donne dell’Ortofrutta, nella sua relazione introduttiva al Cibus 2020 di Bologna. Un cambiamento che parte dal linguaggio, dalle parole che stanno alla base dell’essenza dell’uomo.

La nostra Associazione – dichiara Ravaioli – svolge per statuto attività di valorizzazione dell’intera filiera ortofrutta in grado anche di evidenziare il ruolo femminile nel settore. Abbiamo messo a punto le linee guida di un progetto di comunicazione coinvolgente e inclusivo, che parte proprio dalle parole. Un vero e proprio alfabeto, che va a identificare i valori dei prodotti e dei produttori. Ognuno di noi, addetto ai lavori o meno, attribuisce valenze e ruoli diversi all’ortofrutta e quindi le parole chiave sono tante ed è interessante condividerne la diversità. Se parliamo di prezzo, per esempio, nel nostro alfabeto diciamo “Prezzo Giusto”, che è quello che riconosce un futuro ai produttori. Se parliamo di Distribuzione la chiamiamo “Distribuzione Equa”, pensando all’equità sociale ed ambientale che assume un ruolo sempre più importante anche per la Distribuzione Moderna. P

enso – conclude Alessandra Ravaioli – che sia è venuto il momento di tenere unita tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione per una giusta valorizzazione dei prodotti e che il peso delle scelte di equità e sostenibilità debba essere distribuito e condiviso tra tutti, portando valore per tutti, comprese le donne.”

Il Progetto di comunicazione delle Donne dell’Ortofrutta partirà nei primi mesi del 2021 e coinvolgerà l’intera Associazione, oltre che stakeholders e istituzioni nazionali e locali.

Per aderire all’associazione inviare una mail a: ledonnedellortofrutta@gmail.com

Un vero boom in Piemonte di mele bio

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Su 225mila tonnellate, 40mila sono biologiche. Carola Gullino: “E’ la consapevolezza del consumatore che ha fatto crescere i consumi”

Per il 2020 l’Italia stima una produzione di mele biologiche pari a circa 178mila tonnellate su un volume totale di quasi 2,1 milioni di tonnellate. L’anno scorso, con una produzione totale sugli stessi livelli, le mele bio erano 155mila tonnellate. Nell’ultimo anno, quindi l’incidenza delle mele bio sul totale è passato dal 7,4% a quasi un punto percentuale in più.
Regione produttrice leader è l’Alto Adige con 68.638 ton ma decisamente in crescita è il Piemonte con più di 40mila ton di mele bio su una produzione totale di 225mila tonnellate. L’anno scorso su una produzione totale che sfiorava le 200mila ton, la produzione biologica non arrivava a 30mila, quindi possiamo parlare per il Piemonte di una vera esplosione bio (dati Assomela e Cso Italy).

La vocazione bio di Gullino

“È dalla fine degli anni ’90 che ci dedichiamo alla produzione di frutta certificata da agricoltura biologica, sia in Piemonte che nel Lazio – dice Maria Carola Gullino, amministratore della società Gullino srl di Saluzzo (Cuneo) – Oggi ne produciamo circa 10mila tonnellate, di cui il 60% è composto da mele. Il rimanente 40% è suddiviso tra kiwi e drupacee”.

“Grazie all’areale in cui produciamo, riusciamo ad avere elevati standard qualitativi, difficilmente avvicinabili da altri Paesi. La crescita del mercato bio è appena iniziata e ci saranno delle opportunità commerciali importanti nel futuro prossimo. C’è interesse crescente da parte del consumatore che vuole essere sicuro di quello che mangia e vuole verificare la certificazione e la tracciabilità del prodotto. Solo se si eseguono le pratiche agricole biologiche e biodinamiche si può avere un prodotto libero da qualsiasi molecola di sintesi e l’ente certificatore fa sì che questo sia garantito ai consumatori. Consumatori che vogliono sempre più sapere cosa mangiano. E’ la consapevolezza che ha fatto crescere i consumi”.

Con la situazione sanitaria mondiale incerta e in evoluzione, bisogna navigare a vista. “Siamo dell’idea che bisogna vendere e lavorare il più possibile – osserva Gullino – Siamo pronti a qualsiasi scenario ma, anche se la situazione dovesse peggiorare, non dovrebbe esserci una diminuzione dei consumi. Potrebbero esserci, invece, maggiori costi da imputare ai trasporti e al confezionamento, ma comunque gestibili”.

Quest’anno la produzione di mele dell’azienda Gullino si attesta intorno alle 22mila tonnellate, delle quali il 40% biologiche. La merce arriva esclusivamente da produttori piemontesi, la metà dalle aziende agricole di proprietà. “Spediamo in Regno Unito, Italia, Belgio, Ungheria, Repubblica Ceca, Olanda e Germania. Esportiamo il 70% della produzione bio; sicuramente i più attenti al prodotto biologici sono i paesi del nord Europa”, commenta Maria Carola Gullino che aggiunge: “A livello commerciale ci possiamo ritenere soddisfatti per le vendite del primo trimestre, nonostante un mercato partito in sordina, soprattutto per il prodotto convenzionale, nel mese di settembre la richiesta è andata a incrementare soprattutto sulla mela estiva. Per quanto riguarda il convenzionale, il nord Africa, in particolare l’Egitto, ha registrato volumi importanti rispetto alle altre annate; lo stesso per il Regno Unito, ma sul prodotto bio, complice anche la scarsa offerta per certe pezzature”.
Intanto, il biologico trova sempre più spazio per un prodotto con specifiche qualitative alte, come grado zuccherino e durezza della polpa, standard selettivi che permettono di mantenere un prezzo interessante. Sul fronte del packaging, infine, Gullino sta introducendo il vassoio senza plastica, come richiesto da alcuni clienti.

 

Fonte: https://www.myfruit.it/biologico/2020/11/mele-bio-e-boom-in-piemonte.html

Intervista a Giovanni Gullino sulla campagna della mela

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Oggi incontriamo Giovanni Gullino, AD di Gullino srl.

Con lui parliamo della campagna delle mele. Come si svolge e quanto vengono vendute le succose mele dell’azienda di famiglia?

Scopriamolo insieme chiacchierando con lui

10bassaGiovanni, è appena iniziata la campagna delle mele, frutto che rappresenta una parte del core business aziendale. Che previsioni hai per Gullino?

Il progetto mele sta crescendo e si sta completando di stagione in stagione. Quest’anno raddoppieremo la nostra produzione privata e anche i produttori che hanno aderito alla nostra azienda stanno avendo riscontri soddisfacenti sui volumi. Quindi pensiamo di avere il 50%  in più di prodotto rispetto alla scorsa stagione. Questa è la prova della crescita virtuosa del nostro progetto sulla mela, della ricerca virtuosa di nuove varietà ad alta produzione e alta qualità organolettica.  Il futuro dell’azienda è in queste strategie.

In generale ti aspetti che i volumi produttivi nazionali superino quelli dello scorso anno?

Le previsioni di produzioni melicole nazionali vedono una stima molto simile alla scorsa campagna. Purtroppo il clima sempre più ostile, fra gelate primaverili, grandinate e estati calde decurta ogni anno le quantità di merce di cat. I. Ma fino alla fine della raccolta non è semplice esprimere i numeri. Restiamo fiduciosi.

Gullino è un’azienda che si distingue per la sempre maggiore attenzione data a produzioni biologiche. Da quanti anni avete iniziato a produrre bio e come sta andando per kiwi e mele?

È dalla fine degli anni ’90 che ci dedichiamo alla produzione di frutta certificata da agricoltura biologica, sia in Piemonte che nel Lazio. Io stesso sono cresciuto dentro questo percorso e oggi produciamo circa 100.000 quintali di frutta certificata bio, di cui circa il 60% sono tutte mele. Il rimanente 40% è suddiviso fra kiwi e drupacee. Grazie all’area in cui produciamo, ai territori destinati alle nostre specialità, riusciamo ad avere degli standard qualitativi alti, difficilmente avvicinabili da altri Paesi. La crescita del mercato biologico è appena iniziata e ci saranno delle opportunità commerciali importanti nel futuro prossimo. Noi, nel biologico, crediamo fermamente.

Gullino - 1.00_01_11_17.Immagine013Quest’anno i consumatori hanno premiato le aziende che producono frutta e verdura biologica. I consumi sono aumentati di circa il 3,5%. Secondo te qual è il motivo di questa maggiore attenzione dei consumatori?

Notiamo una crescita dell’interesse da parte del consumatore che vuole essere sicuro di quello che mangia e vuole verificare la certificazione e la tracciabilita del prodotto. Solo se si eseguono le pratiche agricole biologiche e biodinamiche si può avere un prodotto libero da qualsiasi molecola di sintesi e l’ente certificatore fa si che al consumatore questo venga davvero garantito.  A mio parere, però, sarebbe necessaria una maggiore visibilità del prodotto bio nei punti vendita, oltre che una sensibilizzazione capillare sui temi della sostenibilità e del green. Noi di Gullino cerchiamo di fare questo con la nostra comunicazione aziendale, dando una mano non solo a noi stessi ma a tutto il settore.  I consumatori vogliono sapere cosa mangiano ed è giusto che gli vengano date le giuste informazioni. E’ la consapevolezza che ha fatto crescere i consumi.

E a questo punto non possiamo non parlare dell’accordo fatto da Gullino con Apofruit. Buona parte della vostra produzione biologica, infatti, andrà ad arricchire l’offerta del gruppo Canova, società del gruppo Apofruit licenziataria del famoso marchio Almaverde Bio. Perchè per voi è così importante questo accordo e come mai avete scelto proprio  Apofruits e non altre realtà?

Noi abbiamo scelto di stringere questo accordo per le reciproche sinergie,  per fare sistema e combattere la concorrenza estera, perché con Apofruits condividiamo i  valori commerciali e agricoli che viviamo con la stessa etica e passione. Canova / Almaverde Bio rappresenta il traguardo dell’agricoltura biologica italiana oggi, in cui i consumatori devono pretendere  che il prodotto sia certificato bio e che la qualità sia ottima . Il nostro obiettivo è dare il top della qualità con il certificato bio e una tracciabilita sicura e completa.

 

Continuate a seguire i nostri aggiornamenti sul blog www.blog.gullino.it e sui nostri canali social.

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La quercetina della mela batte il corona virus 1 – 0

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E’ dalla natura che arriva una nuova speranza per la lotta al corona virus. Si chiama quercetina ed uno studio internazionale, pubblicato su pubblicato su International Journal of Biological Macromolecules, al quale ha partecipato l’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche, il Cnr-Nanotec di Cosenza, la indica come composto con funzioni inibitorie specifiche del Sars-CoV-2. La sostanza mostra infatti un’azione destabilizzante sulla 3CLpro, una delle proteine chiave per la replicazione del patogeno.

La quercetina è solo uno dei molti tipi di sostanze fitochimiche presenti in frutta e verdura, specie nella mela. Ha diverse proprietà originali e interessanti dal punto di vista farmacologico: è presente in abbondanza in vegetali comuni come capperi, cipolla rossa e radicchio, in alcuni frutti come la mela e i mirtilli, ed è nota per le sue proprietà anti-ossidanti, anti-infiammatorie, anti-allergiche, anti-proliferative.

Insomma, una bomba di facoltà positive che oggi più che mai dovrebbero trainarne il consumo, visti i risultati emersi dallo studio nella lotta al Covid.

“Le simulazioni al calcolatore hanno dimostrato che la quercetina si lega esattamente nel sito attivo della proteina 3CLpro, impedendole di svolgere correttamente la sua funzione – afferma Rizzuti, autore della parte computazionale dello studio – già adesso questa molecola è alla pari dei migliori antivirali a disposizione contro il coronavirus, nessuno dei quali è tuttavia approvato come farmaco”.

 

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Carola Gullino alla 71^ Fiera del Peperone di Carmagnola

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È tutto pronto per la 71^ edizione della storica manifestazione piemontese Fiera del Peperone di Carmagnola, una “Edizione Speciale e Diffusa”, con un format nuovo ed esteso in diverse aree della città.

Tra le novità c’è la Fiera Digitale, con uno studio televisivo allestito all’interno della Chiesa di San Filippo, trasmissioni in streaming di interviste, show cooking e molto altro.

Fra i vari appuntamenti è immancabile la presenza di Gullino, azienda protagonista in Piemonte per le produzioni del settore ortofrutticolo. Il 4 novembre, alle ore 19.20, vi aspettiamo in streaming per seguire l’intervista di Simona Riccio a Carola Gullino, AD Gullino srl, dal titolo GULLINO E I SUOI FRUTTI.

Si parlerà del consumo di prodotti biologici, decisamente in aumento grazie ad una percezione di garanzia, qualità e sicurezza superiore rispetto al tradizionale da parte delle persone. Situazione confermata anche in fase di lockdown, dove i consumatori si sono rivelati sempre più bisognosi di informazioni chiare soprattutto da parte dei produttori. Carola Gullino, infatti, ci accompagnerà in un viaggio del cuore della sua azienda piemontese, fondata nel 1969 e specializzata nella produzione e commercializzazione di kiwi, pesche, nettarine, prugne e mele. Del biologico Carola ne ha fatto il core business aziendale, per dare sempre maggiore attenzione all’ambiente ed al benessere dei bambini. Ed è proprio ai bambini che Carola Gullino pensa da anni, tanto da aver pubblicato del 2019 un libro importante, “Le Avventure di Kiwito e Galita”, per avvicinarli ad una sana e corretta alimentazione a base di frutta e verdura. Gullino è un’azienda giovane, che cavalca le tendenze e sfrutta le opportunità del web e dei social network per comunicare in maniera corretta ai consumatori. Non perde opportunità per fare informazione a 360° gradi sul mondo della salute e della frutta.

PER SEGUIRE L’INTERVISTA A CAROLA GULLINO SINTONIZZATI IL 4 NOVEMBRE ALLE ORE 19.20 

- su facebook.com/fiera.peperone 
– sul canale televisivo ddt 114 di GRP

 

Per conoscere tutti i panel dell’edizione digitale clicca qui.

I panel si svolgeranno nelle fasce orarie 18.40 e 19.20 dal 28 agosto al 6 settembre, per raccontare la filiera agroalimentare, direttamente dalla voce degli attori di filiera con esperienze e storytelling veri. Saranno l’occasione, inoltre, per conoscere le opportunità che il web ed i social network offrono in ottica di informazione e sviluppo di business.

Intervista a Valentina Mellano di Nord Ovest. Parliamo di import export ai tempi del Covid

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Anche oggi abbiamo scelto di incontrare un’esperta del settore ortofrutticolo per parlare dell’impatto della pandemia globale da Covid-19 sui mercati del settore. Conosciamo insieme Valentina Mellano, amministratore delegato di Nord Ovest, realtà che si occupa di spedizioni internazionali.
Ciao Valentina, sei la persona adatta con la quale parlare di commercializzazione del prodotto ortofrutticolo. 
Le dinamiche dell’acquisto e della vendita dei prodotti a deperimento sono frutto di logiche che una realtà come quella che rappresenti tu contribuisce più a muovere o a subire? 
Sicuramente la realtà che io rappresento credo che in parte subisca le dinamiche del mercato (prezzi di vendita dei prodotti, scarsità o abbondanza di prodotto) ma ovviamente il nostro compito è quello di rendere il mercato internazionale più vicino e raggiungibile ed in qualche modo più semplice. Attraverso le operazioni doganali infatti permettiamo ai prodotti di entrare sul mercato nazionale. Il settore delle spedizioni è costantemente alla ricerca del prezzo giusto perché le merci arrivino a destinazione nel più breve tempo possibile e con costi più bassi possibili. Quindi subiamo in qualche modo le dinamiche di acquisto e vendita, visto che la domanda di logistica in questo senso è derivata, ma sicuramente facciamo il nostro meglio perché una volta che la vendita si è concretizzata i prodotti si “muovano” rapidamente.
Puoi raccontarci meglio come sia andato il commercio internazionale ortofrutticolo nel periodo più caldo del Covid-19?
La mia sensazione in questi mesi di COVID è stata che il diverso modo di consumare in Italia / Europa abbia “catalizzato” i prodotti verso questi mercati a discapito dell’oltremare. Dai dati in nostro possesso infatti, mentre l’import di prodotti ortofrutticoli è cresciuto sia in valore che in termini di tonnellaggio, l’export ha sofferto soprattutto per i volumi che sono stati in calo (non in valore per fortuna per chi ha esportato). Sicuramente molti produttori hanno ricevuto forte pressione e forte domanda dalla distribuzione nazionale ed europea e hanno destinato il prodotto verso questi mercati piuttosto che esportare oltremare. Ovviamente nel clima di incertezza che ha regnato nel periodo del COVID era sicuramente la scelta più ovvia. Esportare significava comunque esporsi al rischio di difficoltà logistiche date dalla situazione di lockdown mondiale, che ha avuto tempistiche diverse nei diversi paesi. 
Quali sono stati i prodotti ortofrutticoli più venduti all’estero nel periodo del lockdown e perché?
Per quanto concerne i prodotti ortofrutticoli ovviamente il periodo del lockdown in Italia ha coinciso con un periodo di fine stagione mentre per quanto riguarda le mele ed i kiwi ci si è ritrovati con una produzione di frutti già raccolti in autunno. Se parliamo di esportazione extra CEE ovviamente non tutti i prodotti (oltre che per stagionalità anche per shelf life) possono essere spediti, quindi per quanto mi riguarda queste sono le esportazioni dall’Italia che ho osservato.
Durante il lockdown si è sentito spesso parlare di Paesi che non hanno accettato merci italiane, o che ne hanno limitato gli accessi per un periodo, quasi fossero alla ricerca di uno pseudo certificato covid-free che, sappiamo bene, non potrebbe esistere. Come mai si è verificata questa incertezza nel mercato e quali Paesi hanno dimostrato più resistenza rispetto ai nostri prodotti? 
In una fase di incertezza e paura, come quella che si è verificata nel periodo della pandemia è normale che abbiano iniziato a circolare false informazioni e notizie. Ricordo alcuni paesi che sembrava non accettassero merci dall’Italia per problemi legati proprio al COVID. In entrambi i casi (Qatar e Bahrain) si sono rivelati falsi; nessun paese ha deliberatamente bloccato l’importazione di prodotti. Sicuramente le politiche protezionistiche ci saranno perché ovviamente i singoli stati cercheranno di tutelare la produzione interna ma fortunatamente al momento non si registrano distorsioni del mercato da questo punto di vista.
E’ cambiato il modo degli italiani di consumare alimenti? Se si in che modo? 
Secondo me si. La frutta e la verdura sicuramente sono stati riconosciuti come prodotti “sani e salubri” e dal momento che la pandemia è stata di fondo un problema sanitario, un’influenza, io credo che abbia influito. Prima del COVID il pranzo di lavoro era al bar e nel fine settimana si cenava fuori: in entrambi i casi difficilmente si mangiava una mela a fine pasto (al massimo la macedonia). In pieno lockdown abbiamo tutti consumato più pasti a casa e sicuramente consumato più frutta e verdura.
C’è stato un cambiamento dei consumi anche a livello globale?
Questa dinamica a mio modo di vedere è stata assolutamente mondiale. Tutti i paesi hanno subito questo sconvolgimento di stili di vita ed abitudini e quindi hanno avuto questa svolta nei consumi.
L’agroalimentare durante il lockdown è rientrato fra i codici ATECO che hanno potuto continuare ad operare. Come sono andati i consumi nel settore?
Ovviamente i consumi di questo settore sono stati catalizzati verso le distribuzione organizzata e non verso il canale della ristorazione, bar, gelaterie. Sono stati premiati prima i prodotti a lunga conservazione ( per poter fare la scorta senza paura di buttare ) e poi i prodotti freschi come la frutta per poter aumentare l’apporto vitaminico.
Quali sono state le difficoltà più grandi delle aziende operative durante il lockdown? 
Le difficoltà delle aziende sono state molte e differenti: in primis garantire la sicurezza dell’azienda e dei propri collaboratori e quindi reperire i DPI per permettere all’attività di proseguire  (per chi era autorizzato ) Quindi sostenere costi anche importanti e doversi continuamente aggiornare su protocolli e misure. Per praticamente tutti i settori o quasi altra enorme difficoltà è stato proprio approcciare una crisi economica di queste dimensioni. Ci sono tantissime aziende che da un giorno all’altro si sono trovate a dover chiudere l’attività, sospendere produzione ed ordini. Alla riapertura è stato necessario riprendere i contatti, le relazioni ( con le difficoltà del caso, non potersi comunque spostare, fare videoconferenze ecc… ). Ora è necessario un continuo monitoraggio dei costi e la giusta spinta per fare ripartire le nostre imprese ( e tanto tanto coraggio )
Valentina, fai parte dell’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta, una realtà fatta da donne attive nel settore ortofrutticolo. Quanto è stata importante questa squadra nell’affrontare le difficoltà degli ultimi mesi? 
Sicuramente molto importante per potersi confrontare. La soluzione trovata da una collega può essere utile ( magari riadattata ) per una situazione che anche la mia azienda sta vivendo. Sono entrata da pochi mesi in questa associazione ma ho percepito spirito di squadra, di condivisione che mi sono state fondamentali anche per imparare dalle esperienze di altri.
Un’ultima domanda prima di salutarci.  
Incertezza e cambio di abitudini. Sono motti validi ancora in questo momento o possiamo dirli superati? 
Secondo me l’incertezza è ancora fortemente presente sul mercato e il cambio di abitudini credo che ce lo porteremo dietro ancora per un periodo di tempo. Lo shock e la frenata sono stati molto improvvisi e bruschi mentre la ripartenza è ancora piuttosto soft. Questa pandemia ha sicuramente lasciato un segno in ognuno di noi, piuttosto profondo e quindi credo che questi due motti rimarranno con noi ancora per un periodo.
Valentina ti ringraziamo a nome di tutta Gullino e dei nostri lettori per questo tuo prezioso contributo, che speriamo possa chiarire molti dubbi in merito al settore e al futuro del settore. Ricordiamo il sito internet dell’azienda Nord Ovest ed i servizi da voi offerti per garantire spedizioni internazionali su misura!

Fragole, ciliegie e mirtilli. Perché è importante mangiare frutta di stagione?

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Ogni giorno i nostri lettori fanno il carico di vitamina C, A, acido folico, calcio, ferro con la frutta Gullino. Mele e kiwi sono gli alleati della nostra salute ma a sostenerli in questa battaglia ci sono, in genere, tutti i frutti di stagione, così come confermato anche dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione.

Scopriamo insieme perché è così importante mangiare frutta di stagione, grazie alle indicazioni della Fondazione Veronesi che, da anni, si occupa di prevenzione della salute anche attraverso il medium dell’alimentazione.

Sono diversi gli studi che evidenziano come i prodotti consumati nel corso della loro naturale stagione di maturazione abbiano delle proprietà nutritive superiori rispetto a un frutto o a una verdura maturata al di fuori del proprio arco temporale ideale. Un frutto consumato al di fuori della propria stagionalità subisce un calo delle proprie vitamine e ne risente anche lo stesso sapore.

Mangiare di stagione, inoltre, non riguarda solo l’alimentazione ma contribuisce anche a proteggere l’ambiente, limitando fra l’altro l’inquinamento dovuto al trasporto delle merci (ad esempio, è il caso dei frutti esotici che vengono importati in Italia). Preferire frutta di stagione aiuta l’economia nel nostro paese incoraggiando e sostenendo il lavoro dei produttori più piccoli o del nostro territorio. Infine, acquistare prodotti di stagione conviene anche per il prezzo: considerata la maggiore offerta, infatti, i prodotti stagionali costano meno.

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Per questo invitiamo tutti i nostri lettori a consumare frutta di stagione. Adesso fragole, ciliegie e mirtilli la fanno da padrone e queste sono le proprietà che vi doneranno se ne consumerete:

>>fragole: come i kiwi sono ricche di vitamina C ed antiossidanti, hanno proprietà antiossidanti ed aiutano a combattere la sindrome metabolica, prevengono le malattie cardiovascolari e la placca dentale, grazie alla presenza dello xilitolo.

>>ciliegie: anch’esse sono ricche di vitamina C ed antiossidanti ma eccellono anche in fibre solubili e magnesio. Donano un buon indice di sazietà, hanno un potere calorico limitato e sono adatte per chi soffre di diabete

>>mirtilli: combattono il declino cerebrale e sono un collutorio naturale che previene infiammazioni e gengiviti; sono anch’essi ricchi di antiossidanti e vitamine e riducono le vene varicose, il gonfiore e la stanchezza degli arti inferiori.

 

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