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La frutta e i suoi chilometri per nutrire l’uomo

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L’ortofrutta italiana regge l’urto della pandemia e l’export di frutta nel 2020 cresce in valore del 5%.

(Foto tratta dalla relazione di Barbara Brunello)

(Foto tratta dalla relazione di Barbara Brunello)

Perché? Sono aumentati i consumi di frutta e verdura oppure è avvenuto un cambiamento nel modo di mangiarla? Probabilmente entrambi i fattori concorrono a questo trend. Nell’immagine accanto è possibile visualizzare i dati dell’export italiano di frutta e verdura per Paese di esportazione. Oggi è importante segnalare che l’Italia sia uno dei Paesi che nutrono l’uomo in modo eccellente grazie alla varietà di prodotti ortofrutticoli e alla loro qualità e salubrità. Infatti le normative europee, alle quali la nostra azienda Gullino si sottopone rigidamente, impongono specifici metodi per la produzione, la raccolta e la conservazione dei prodotti, garantendo una catena del fresco eccellente.

Questo aspetto è confermato anche dal nostro sales manager Manuel Sola, che in un’intervista dichiara:

Il nostro Paese è da sempre riconosciuto a livello internazionale per le sue eccellenze, soprattutto nel food. Basta pensare che oggi più di 300 prodotti sono riconosciuti a livello internazionale con il marchio DOP, DOCG o IGP.  Negli ultimi anni anche la mela rossa di Cuneo ha ottenuto l’IGP, riuscendo a portare sulle tavole di tutto il mondo un prodotto dolce, fresco e croccante, con una buccia di colore rosso intenso  (Manuel Sola, sales manager Gullino)

 

Nutrire l’uomo in modo globale è la sfida che ci accompagna da anni, in quanto non c’è prodotto che non transiti da una parte all’altra del mondo. Mentre noi italiani, grazie alla ricchezza del nostro sottosuolo e al clima mediterraneo, ci avvantaggiamo con moltissime colture che riducono notevolmente l’import ortofrutticolo, altri Paesi acquistano da noi i prodotti della terra ed è nostro dovere nutrire, in senso globale, con consapevolezza e giustizia, nel rispetto della terra, dei suoi cicli, dei suoi ritmi, della sostenibilità del pianeta e del lavoro di chi ci mette le mani, ogni giorno.

E’ solo così che il mondo globale può avere davvero un senso.

 

Benvenuto 2021, anno internazionale della frutta e della verdura

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Sono di qualunque colore, forma e sfumatura. Sono la frutta e la verdura.

E’ così che si apre lo spot ufficiale dell’ONU che ha dato ufficialmente il via all’anno internazionale della frutta e della verdura, con un appello per migliorare la produzione alimentare rendendola più sana e sostenibile. Il 2021 apre le porte all’innovazione tecnologia in fatto di agricoltura, mirando anche a ridurre gli sprechi alimentari sul pianeta terra.


La frutta e la verdura, infatti, hanno un ruolo fondamentale nella nutrizione umana, per questo è importante promuoverne il consumo.

QU Dongyu, il Direttore Generale della Food and Agriculture Organization of the United Nations ha definito l’iniziativa come segue:

Un’opportunità unica per aumentare la consapevolezza globale.

Nell’attuale crisi sanitaria che stiamo affrontando in tutto il mondo, è particolarmente appropriato promuovere diete sane per rafforzare il nostro sistema immunitario”

QU Dongyu ha osservato che la pandemia COVID-19 ha sfidato le persone a trovare nuovi modi per combattere la fame e la malnutrizione, invitando ad affidarsi alle tecnologie digitali per migliorare la nutrizione e le opportunità di mercato. Oggi più che mai, infatti, è importante riequilibrare il modo in cui il nostro cibo viene prodotto e consumato.

Il senso è proprio che questo sia l’anno buono per migliorare le infrastrutture e le pratiche agricole, sostenendo così anche i piccoli agricoltori.

Frutta e verdura sono buone fonti di fibre alimentari, vitamine e minerali e sostanze fitochimiche benefiche. La FAO e l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano che ogni adulto consumi almeno 400 grammi di frutta e verdura su base giornaliera per prevenire malattie croniche, come cancro, diabete, malattie cardiache e obesità, nonché per contrastare le carenze di micronutrienti.

La riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari migliora la sicurezza alimentare e la nutrizione, riduce le emissioni di gas serra, abbassa la pressione sulle risorse idriche e terrestri e può aumentare la produttività e la crescita economica.

Fino al 50% della frutta e della verdura prodotte nei paesi in via di sviluppo si perde nella catena di approvvigionamento tra il raccolto e il consumo.

La promozione dei prodotti freschi è coerente con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dei piccoli agricoltori e degli agricoltori familiari e promuove opzioni di mercato più ampie per milioni di famiglie rurali. Anche le opportunità di parità di genere sono degne di nota, poiché le donne spesso svolgono un ruolo di primo piano per le loro famiglie, sia nella produzione che nel consumo di frutta e verdura.

L’Anno internazionale della frutta e della verdura 2021 rientra nel  Decennio di azione delle Nazioni Unite sulla nutrizione (2016-2025)  e nel  Decennio delle Nazioni Unite dell’agricoltura familiare (UNDFF 2019-2028).

Per noi di Gullino, addetti ai lavori, questo 2021 non poteva che cominciare in un modo diverso.

 

Un’agricoltura sicura e sostenibile. La nostra scelta per lo STANDARD GLOBALG.A.P..

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Il mercato odierno richiede determinati standard a garanzia di un’agricoltura sicura e sostenibile. Noi di Gullino abbiamo scelto di aderire alla certificazione GLOBALG.A.P. per dimostrare la sostenibilità e la sicurezza alimentare della nostra azienda.

Il concetto di qualità ha assunto un ruolo considerevole in ambito agricolo e alimentare. A partire dall’inizio degli anni ’90, vicende legate a problemi di qualità e sicurezza degli alimenti sono talvolta divenute vere e proprie emergenze ed hanno inciso sul livello di fiducia dei consumatori nel settore agroalimentare.
Per rispondere alle esigenze di maggiori garanzie circa qualità e sicurezza degli alimenti, nel tempo l’attenzione degli operatori e dei responsabili pubblici e privati dell’assicurazione della qualità si è spostata dal mero controllo del prodotto finito, alla gestione e controllo del processo produttivo e del sistema gestionale aziendale e dell’intera filiera produttiva.

La certificazione GLOBALG.A.P. garantisce una sorta di passaporto per il mercato globale perché attesta la Sicurezza Integrata in Agricoltura.

Grazie allo standard GLOBALG.A.P. riusciamo ad avere numerosi vantaggi, e a garantire massima affidabilità e serietà ai nostri clienti e ai consumatori finali.

Vediamo quali sono questi vantaggi nel dettaglio.

  1. Aggiungiamo valore ai nostri prodotti, alla nostra frutta, rispettando degli standard che sono riconosciuti a livello globale.
  2. Accediamo a nuovi clienti, mercati, fornitori e dettaglianti a livello locale e globale. Infatti la frutta Gullino è disponibile nei mercati europei e trans oceanici.
  3. Riduciamo l’esposizione ai rischi di reputazione in materia di sicurezza alimentare e sicurezza dei prodotti
  4. Aumentiamo l’efficienza della gestione dei processi aziendali e siamo più efficaci nei rapporti con i nostri clienti
  5. Disponiamo di un codice GLOBALG.A.P. (GGN) per una semplice identificazione e tracciabilità a livello interaziendale.

E’ per questo che la frutta Gullino è sicura e garantita.

Le proposte al femminile per il mondo ortofrutticolo

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La presenza femminile nei settori portanti dell’economia diventa una condizione imprescindibile, come ampiamente documentato da numerose ricerche. Secondo i dati del Global Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum ci vorranno, a livello globale, 257 anni per raggiungere la parità nell’accesso alla partecipazione economica delle donne e l’Italia oggi si colloca al 76° posto su 153 paesi per la parità economica di genere.

Ma ci sono anche notizie positive: le donne italiane sono al primo posto nella classifica mondiale per livello di formazione, anche se più le donne studiano, più aumenta il divario con gli uomini in termini salariali.

Il Covid poi ha peggiorato la situazione, portando ad una perdita, secondo i dati Istat di giugno 2020, del -2,9% dell’occupazione femminile contro il -1,6% degli uomini.

Sul fronte agricolo la situazione non cambia, anche se si registra una crescita delle aziende condotte da donne, che rappresentano il 22% del totale con dato ancora in crescita.

Da questa premessa nasce il bisogno di cambiamento, espresso da Alessandra Ravaioli dell’Associazione Nazione Donne dell’Ortofrutta, nella sua relazione introduttiva al Cibus 2020 di Bologna. Un cambiamento che parte dal linguaggio, dalle parole che stanno alla base dell’essenza dell’uomo.

La nostra Associazione – dichiara Ravaioli – svolge per statuto attività di valorizzazione dell’intera filiera ortofrutta in grado anche di evidenziare il ruolo femminile nel settore. Abbiamo messo a punto le linee guida di un progetto di comunicazione coinvolgente e inclusivo, che parte proprio dalle parole. Un vero e proprio alfabeto, che va a identificare i valori dei prodotti e dei produttori. Ognuno di noi, addetto ai lavori o meno, attribuisce valenze e ruoli diversi all’ortofrutta e quindi le parole chiave sono tante ed è interessante condividerne la diversità. Se parliamo di prezzo, per esempio, nel nostro alfabeto diciamo “Prezzo Giusto”, che è quello che riconosce un futuro ai produttori. Se parliamo di Distribuzione la chiamiamo “Distribuzione Equa”, pensando all’equità sociale ed ambientale che assume un ruolo sempre più importante anche per la Distribuzione Moderna. P

enso – conclude Alessandra Ravaioli – che sia è venuto il momento di tenere unita tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione per una giusta valorizzazione dei prodotti e che il peso delle scelte di equità e sostenibilità debba essere distribuito e condiviso tra tutti, portando valore per tutti, comprese le donne.”

Il Progetto di comunicazione delle Donne dell’Ortofrutta partirà nei primi mesi del 2021 e coinvolgerà l’intera Associazione, oltre che stakeholders e istituzioni nazionali e locali.

Per aderire all’associazione inviare una mail a: ledonnedellortofrutta@gmail.com

La quercetina della mela batte il corona virus 1 – 0

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E’ dalla natura che arriva una nuova speranza per la lotta al corona virus. Si chiama quercetina ed uno studio internazionale, pubblicato su pubblicato su International Journal of Biological Macromolecules, al quale ha partecipato l’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche, il Cnr-Nanotec di Cosenza, la indica come composto con funzioni inibitorie specifiche del Sars-CoV-2. La sostanza mostra infatti un’azione destabilizzante sulla 3CLpro, una delle proteine chiave per la replicazione del patogeno.

La quercetina è solo uno dei molti tipi di sostanze fitochimiche presenti in frutta e verdura, specie nella mela. Ha diverse proprietà originali e interessanti dal punto di vista farmacologico: è presente in abbondanza in vegetali comuni come capperi, cipolla rossa e radicchio, in alcuni frutti come la mela e i mirtilli, ed è nota per le sue proprietà anti-ossidanti, anti-infiammatorie, anti-allergiche, anti-proliferative.

Insomma, una bomba di facoltà positive che oggi più che mai dovrebbero trainarne il consumo, visti i risultati emersi dallo studio nella lotta al Covid.

“Le simulazioni al calcolatore hanno dimostrato che la quercetina si lega esattamente nel sito attivo della proteina 3CLpro, impedendole di svolgere correttamente la sua funzione – afferma Rizzuti, autore della parte computazionale dello studio – già adesso questa molecola è alla pari dei migliori antivirali a disposizione contro il coronavirus, nessuno dei quali è tuttavia approvato come farmaco”.

 

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Sempre più frutta da bere. I succhi resistono alla shock da pandemia e salgono quelli senza troppi zuccheri

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E’ ciò che emerge da una delle ultime analisi IRI. Il settore dei succhi di frutta, in difficoltà prima della pandemia, ha resistito allo shock da lockdown rispondendo con una crescita delle vendite.

Il settore, che vale 403 milioni di litri e genera 581 milioni di euro di giro d’affari, è stato premiato dai consumatori che hanno preferito i succhi poveri di zuccheri a quelli eccessivamente addizionati. E’ in atto, infatti, una vera e propria tendenza che spinge i consumatori a tutelare maggiormente la propria salute scegliendo frutta biologica e bevande non eccessivamente zuccherate.

Tra succhi e nettari, spremute e frullati, bevande base frutta e frappé, Iri individua 10 tipologie di “frutta da bere”. Il che si traduce in un certo affollamento dello scaffale: in media un supermercato propone 131 referenze di succhi e nettari Uht (che salgono a oltre 190 negli ipermercati) a cui si aggiungono le 13 proposte di freschi (23 negli iper) presenti nel banco frigo.

La notizia ci sembra degna nota perché l’obiettivo è quello di trovare un modo alternativo per sfruttare al meglio tutte le valenze nutrizionali della frutta, ritagliandosi nuove fette di mercato, creando ulteriori occasioni di consumo e attirando così altri consumatori. Se poi a questo aggiungiamo l’importanza di mettere sul mercato prodotti alleati della salute e con pochi zuccheri aggiunti, allora la soddisfazione diventa sempre più grande.

Per cercare notizie come questa, visita il nostro blog www.blog.gullino.it

 

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Intervista a Valentina Mellano di Nord Ovest. Parliamo di import export ai tempi del Covid

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Anche oggi abbiamo scelto di incontrare un’esperta del settore ortofrutticolo per parlare dell’impatto della pandemia globale da Covid-19 sui mercati del settore. Conosciamo insieme Valentina Mellano, amministratore delegato di Nord Ovest, realtà che si occupa di spedizioni internazionali.
Ciao Valentina, sei la persona adatta con la quale parlare di commercializzazione del prodotto ortofrutticolo. 
Le dinamiche dell’acquisto e della vendita dei prodotti a deperimento sono frutto di logiche che una realtà come quella che rappresenti tu contribuisce più a muovere o a subire? 
Sicuramente la realtà che io rappresento credo che in parte subisca le dinamiche del mercato (prezzi di vendita dei prodotti, scarsità o abbondanza di prodotto) ma ovviamente il nostro compito è quello di rendere il mercato internazionale più vicino e raggiungibile ed in qualche modo più semplice. Attraverso le operazioni doganali infatti permettiamo ai prodotti di entrare sul mercato nazionale. Il settore delle spedizioni è costantemente alla ricerca del prezzo giusto perché le merci arrivino a destinazione nel più breve tempo possibile e con costi più bassi possibili. Quindi subiamo in qualche modo le dinamiche di acquisto e vendita, visto che la domanda di logistica in questo senso è derivata, ma sicuramente facciamo il nostro meglio perché una volta che la vendita si è concretizzata i prodotti si “muovano” rapidamente.
Puoi raccontarci meglio come sia andato il commercio internazionale ortofrutticolo nel periodo più caldo del Covid-19?
La mia sensazione in questi mesi di COVID è stata che il diverso modo di consumare in Italia / Europa abbia “catalizzato” i prodotti verso questi mercati a discapito dell’oltremare. Dai dati in nostro possesso infatti, mentre l’import di prodotti ortofrutticoli è cresciuto sia in valore che in termini di tonnellaggio, l’export ha sofferto soprattutto per i volumi che sono stati in calo (non in valore per fortuna per chi ha esportato). Sicuramente molti produttori hanno ricevuto forte pressione e forte domanda dalla distribuzione nazionale ed europea e hanno destinato il prodotto verso questi mercati piuttosto che esportare oltremare. Ovviamente nel clima di incertezza che ha regnato nel periodo del COVID era sicuramente la scelta più ovvia. Esportare significava comunque esporsi al rischio di difficoltà logistiche date dalla situazione di lockdown mondiale, che ha avuto tempistiche diverse nei diversi paesi. 
Quali sono stati i prodotti ortofrutticoli più venduti all’estero nel periodo del lockdown e perché?
Per quanto concerne i prodotti ortofrutticoli ovviamente il periodo del lockdown in Italia ha coinciso con un periodo di fine stagione mentre per quanto riguarda le mele ed i kiwi ci si è ritrovati con una produzione di frutti già raccolti in autunno. Se parliamo di esportazione extra CEE ovviamente non tutti i prodotti (oltre che per stagionalità anche per shelf life) possono essere spediti, quindi per quanto mi riguarda queste sono le esportazioni dall’Italia che ho osservato.
Durante il lockdown si è sentito spesso parlare di Paesi che non hanno accettato merci italiane, o che ne hanno limitato gli accessi per un periodo, quasi fossero alla ricerca di uno pseudo certificato covid-free che, sappiamo bene, non potrebbe esistere. Come mai si è verificata questa incertezza nel mercato e quali Paesi hanno dimostrato più resistenza rispetto ai nostri prodotti? 
In una fase di incertezza e paura, come quella che si è verificata nel periodo della pandemia è normale che abbiano iniziato a circolare false informazioni e notizie. Ricordo alcuni paesi che sembrava non accettassero merci dall’Italia per problemi legati proprio al COVID. In entrambi i casi (Qatar e Bahrain) si sono rivelati falsi; nessun paese ha deliberatamente bloccato l’importazione di prodotti. Sicuramente le politiche protezionistiche ci saranno perché ovviamente i singoli stati cercheranno di tutelare la produzione interna ma fortunatamente al momento non si registrano distorsioni del mercato da questo punto di vista.
E’ cambiato il modo degli italiani di consumare alimenti? Se si in che modo? 
Secondo me si. La frutta e la verdura sicuramente sono stati riconosciuti come prodotti “sani e salubri” e dal momento che la pandemia è stata di fondo un problema sanitario, un’influenza, io credo che abbia influito. Prima del COVID il pranzo di lavoro era al bar e nel fine settimana si cenava fuori: in entrambi i casi difficilmente si mangiava una mela a fine pasto (al massimo la macedonia). In pieno lockdown abbiamo tutti consumato più pasti a casa e sicuramente consumato più frutta e verdura.
C’è stato un cambiamento dei consumi anche a livello globale?
Questa dinamica a mio modo di vedere è stata assolutamente mondiale. Tutti i paesi hanno subito questo sconvolgimento di stili di vita ed abitudini e quindi hanno avuto questa svolta nei consumi.
L’agroalimentare durante il lockdown è rientrato fra i codici ATECO che hanno potuto continuare ad operare. Come sono andati i consumi nel settore?
Ovviamente i consumi di questo settore sono stati catalizzati verso le distribuzione organizzata e non verso il canale della ristorazione, bar, gelaterie. Sono stati premiati prima i prodotti a lunga conservazione ( per poter fare la scorta senza paura di buttare ) e poi i prodotti freschi come la frutta per poter aumentare l’apporto vitaminico.
Quali sono state le difficoltà più grandi delle aziende operative durante il lockdown? 
Le difficoltà delle aziende sono state molte e differenti: in primis garantire la sicurezza dell’azienda e dei propri collaboratori e quindi reperire i DPI per permettere all’attività di proseguire  (per chi era autorizzato ) Quindi sostenere costi anche importanti e doversi continuamente aggiornare su protocolli e misure. Per praticamente tutti i settori o quasi altra enorme difficoltà è stato proprio approcciare una crisi economica di queste dimensioni. Ci sono tantissime aziende che da un giorno all’altro si sono trovate a dover chiudere l’attività, sospendere produzione ed ordini. Alla riapertura è stato necessario riprendere i contatti, le relazioni ( con le difficoltà del caso, non potersi comunque spostare, fare videoconferenze ecc… ). Ora è necessario un continuo monitoraggio dei costi e la giusta spinta per fare ripartire le nostre imprese ( e tanto tanto coraggio )
Valentina, fai parte dell’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta, una realtà fatta da donne attive nel settore ortofrutticolo. Quanto è stata importante questa squadra nell’affrontare le difficoltà degli ultimi mesi? 
Sicuramente molto importante per potersi confrontare. La soluzione trovata da una collega può essere utile ( magari riadattata ) per una situazione che anche la mia azienda sta vivendo. Sono entrata da pochi mesi in questa associazione ma ho percepito spirito di squadra, di condivisione che mi sono state fondamentali anche per imparare dalle esperienze di altri.
Un’ultima domanda prima di salutarci.  
Incertezza e cambio di abitudini. Sono motti validi ancora in questo momento o possiamo dirli superati? 
Secondo me l’incertezza è ancora fortemente presente sul mercato e il cambio di abitudini credo che ce lo porteremo dietro ancora per un periodo di tempo. Lo shock e la frenata sono stati molto improvvisi e bruschi mentre la ripartenza è ancora piuttosto soft. Questa pandemia ha sicuramente lasciato un segno in ognuno di noi, piuttosto profondo e quindi credo che questi due motti rimarranno con noi ancora per un periodo.
Valentina ti ringraziamo a nome di tutta Gullino e dei nostri lettori per questo tuo prezioso contributo, che speriamo possa chiarire molti dubbi in merito al settore e al futuro del settore. Ricordiamo il sito internet dell’azienda Nord Ovest ed i servizi da voi offerti per garantire spedizioni internazionali su misura!

Sara Grasso, export manager di Oranfrizer, fa il punto della situazione dopo il Covid-19

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Oggi abbiamo contattato telefonicamente Sara Grasso, export manager di Oranfrizer, azienda siciliana leader nel settore degli agrumi, specialmente dell’arancia rossa. Abbiamo scelto di parlare con lei per fare il punto sulla situazione del mercato ortofrutticolo dopo il Covid.

 

Ciao Sara, la prima domanda che vogliamo rivolgerti è relativa ad uno degli asset strategici di un settore come quello agroalimentare, ossia il lavoro ed il reclutamento della manodopera. Negli ultimi mesi si è parlato molto delle difficoltà che aziende come quella che tu rappresenti hanno incontrato nel reperimento di manodopera. Come mai si è verificato un problema del genere? 

Molte aziende del settore ortofrutticolo italiano si affidano a mano d’opera stagionale che viene dall’estero appositamente nel periodo raccolta, perché non sempre è facile trovare mano d’opera locale in alcune regioni, per vari motivi o perché la retribuzione offerta non è allettante e dunque i locali non ambiscono a fare questa attività. Inoltre molti locali non sono interessati a svolgere questo tipo di attività e preferiscono scegliere altri lavori. Il lockdown ha impedito che questa mano d’opera potesse arrivare dall’estero creando notevoli problemi a moltissime aziende nella raccolta del prodotto.

Oranfrizer ha consolidato questo importante aspetto della filiera, cioè la raccolta, che per noi è un fondamentale step nella catena di produzione per la qualità. La raccolta deve essere svolta in modo qualificato per garantire una eccellente qualità del frutto sia dal punto di vista estetico sia della sua shelf life. I nostri raccoglitori di arance sono forza lavoro locale o stranieri che vivono tutto l’anno vicino all’azienda con le loro famiglie. Sono dipendenti dell’azienda e vengono formati periodicamente affinché  svolgano questa attività in modo competente. Dunque la mano d’opera fortunatamente non è stata un problema per noi durante gli ultimi mesi.

Un secondo asset strategico per il tuo settore, specie durante questi mesi di pandemia da Covid-19, è stato quello della sicurezza alimentare. Acquistare da Paesi terzi, colpiti come il nostro dalla pandemia, e vendere a Paesi terzi i nostri prodotti italiani, è stato subito semplice e sicuro o vi sono state delle difficoltà? La sicurezza della catena alimentare è stata sempre garantita? Se si in che modo? 

Si, per noi la sicurezza alimentare insieme alla qualità dei prodotti sono elementi base, punti cardini della produzione. Abbiamo subito organizzato l’azienda in base ai protocolli richiesti dal Governo per restare operativi durante l’emergenza, anche affrontando investimenti per adeguarci in tempi brevissimi. In questo modo abbiamo garantito che tutte le procedure che normalmente vengono svolte per la sicurezza alimentare, sia in campo sia nello stabilimento, fossero normalmente espletate. Nel nostro caso è importante verificare che i protocolli di campo siano rispettati dai nostri produttori e che la frutta non ecceda determinati livelli di trattamenti in modo da essere quasi a residuo zero.

 

Il cibo è un nutrimento essenziale per tutti e la sua produzione e commercializzazione ha tenuto, nonostante il Covid. Come è andato l’export del mercato degli agrumi? E’ la vendita a livello nazionale?

E’ noto che la richiesta di agrumi negli ultimi mesi sia stata enorme, sin dall’inizio di marzo. Sicuramente i consumatori italiani ed europei riconoscono l’agrume come un frutto adatto per fortificare il proprio sistema immunitario e per combattere o prevenire infiammazioni ed influenze, dunque dall’Italia le richieste sono state in certi momenti fino al triplo della stessa settimana dell’anno precedente. I mercati esteri hanno invece reagito in modo difforme: alcuni hanno tenuto le nostre referenze e hanno completato la stagione,

riconoscendo il valore dei nostri agrumi, specialmente dell’arancia rossa sia dal punto di vista salutistico sia per la sicurezza alimentare. Il coronavirus è stata un’esperienza che ha alzato il livello di guardia del consumatore sulla sicurezza Alimentare e sull’importanza della qualità di cosa si mangia. Dunque molti buyers stranieri hanno puntato su questo, mantenendo le rosse sugli scaffali. Altri davanti all’incertezza di cosa avrebbe comportato il lockdown, anche in termini di disponibilità economica da parte dei consumatori, hanno interrotto le forniture scegliendo agrumi meno costosi.

E’ vero che esportare gli agrumi in Cina e in Giappone richiede il rispetto di alcune procedure molto rigide, come l’osservanza di basse temperature per 15 giorni prima della partenza? Ci spieghi meglio quali sono le difficoltà del tuo mercato per l’export d’oltremare?

Le difficoltà dell’export d’oltremare sono molteplici. Innazitutto le distanze e quindi la durata del viaggio. La frutta è deperibile quindi andare via mare può essere rischioso, dall’altra parte esportare via aerea rende i costi e quindi il prezzo finale della frutta troppo alto e di conseguenza i volumi restano circoscritti. Inoltre ci sono altri fattori con cui confrontarsi per esempio i dazi interni, i  competitors più vicini che offrono la stessa frutta a prezzi più bassi e con rischi minori ed in fine le barriere fitosanitarie. Esportare verso paesi d’oltremare comporta nella maggior parte dei casi la messa in opera dei protocolli  che prevedono che la frutta debba essere sottoposta per un certo periodo di tempo (generalmente non meno di 15 giorni) a basse temperature (prossime allo zero) per eliminare  i parassiti dei nostri campi che possono risiedere sulla frutta ed evitare di esportarli insieme ad essa. I “cold treatments” stressano la frutta. Meno i kiwi, le mele e le pere che per loro natura resistono meglio alle basse temperature e che quindi  possono essere conservati a circa 0-1°C dopo la raccolta ed essere commercializzati successivamente. Gli agrumi sopportano meno le basse temperature e quindi il cold treatment li danneggia deteriorandone la qualità con possibili problemi all’arrivo. Nonostante tutto la Oranfrizer ha esportato arance rosse anche in volumi importanti dal 2006 al 2011 verso il Giappone, sia via nave sia via aerea. Nonostante le problematiche legate al viaggio via mare o i costi della via aerea l’arancia rossa italiana è stata molto apprezzata dal mercato Giapponese, dove il consumatore locale ha un’elevata consapevolezza di ciò che consuma, dell’importanza di una dieta salutistica ed equilibrata ed è curioso dunque studia i prodotti che sceglie e ne riconosce il valore. Purtroppo questa esportazione è stata interrotta dalla catastrofe naturale del 2011 che ha creato una forte recessione riducendo il potere di acquisto dei consumatori locali per articoli costosi come appunto il tarocco o il moro. Nonostante tutte le difficoltà la scorsa stagione abbiamo fatto 3 shipments verso la Cina anche come test essendo la prima stagione, ma quest’anno la situazione del coronavirus ha inibito qualunque proseguimento della prima esperienza.

L’Asia nel settore degli agrumi sembra cavalcare le ultime novità di livello internazionale e la Cina si è aperta all’import di agrumi solo recentemente. Come mai un così alto consumo di agrumi in questa area del mondo?

La Cina produce agrumi storicamente , soprattutto mandarini ed e’ un paese dove si coltiva molta ortofrutta dunque la dieta locale prevede molte verdure e frutta, ma da quando esistono fasce di consumatori che possono permettersi anche prodotti di importazione il mercato degli agrumi si è molto variegato ed ampliato e dunque anche il consumo. Tra i maggiori esportatori di agrumi verso la Cina ci sono il SudAfrica, gli Stati Uniti, l’Egitto, L’Australia – per citare i più grossi. Il consumatore cinese, anche per motivi legati alla sicurezza alimentare e alla salubrita dei prodotti, spesso è orientato, se può permetterselo economicamente, ai prodotti di importazione perché spesso ha sfiducia nell’industria del food locale e nell’ortofrutta locale. Questo sentimento è stato alimentato dai vari scandali alimentari legati all’industria locale (pensiamo già nel 2008 allo scandalo del latte cancerogeno, al riciclo di oli tossici per utilizzo alimentare o alle alte percentuali di utilizzo di pesticidi in agricoltura)

 

L’Associazione Nazionale Donne dell’Ortofrutta coinvolge un folto gruppo di donne, protagoniste a vario titolo nella filiera agroalimentare, con lo scopo di spiegare al consumatore qualcosa in più sul mondo dell’ortofrutta. Puoi dirci meglio in che modo si inserisce la tua azienda nell’associazione e quale contributo trae da questa?  

L’azienda per cui lavoro ormai da 21 anni appoggia totalmente la mia adesione e quella della mia collega Annalisa Alba all’associazione per vari motivi. Fare parte dell’Associazione delle Donne dell’Ortofrutta a livello individuale significa avere accesso ad una varietà, pluralità di informazioni che difficilmente si possono attingere dalla normale vita lavorativa, anche viaggiando o partecipando a mille eventi o corsi di formazione. Questo perché l’Associazione in ogni sua manifestazione è un continuo confronto di tutte le sfaccettature legate al mondo dell’Ortofrutta: in qualunque contesto, argomento, situazione, esperienza noi associate abbiamo la fortuna di avere tutti i punti di vista: della buyer, della fornitrice, di chi trasporta l’ortofrutta, della giornalista, dell’opinionista, della consulente, dell’esperta di marketing ecc… L’Associazione è una fonte inesauribile di arricchimento personale e professionale. Notoriamente poi le donne si relazionano tra loro in modo più disinvolto di quanto lo facciano gli uomini, le donne riescono a spogliarsi più facilmente dei “ruoli“ ed essere spontanee nelle loro manifestazioni.

L’altro vantaggio enorme sono le relazioni: nell’Associazione proprio perché c’è tutto ciò che riguarda il nostro mondo, basta chiedere, e nella maggior parte delle volte si trova una risposta, un aiuto, un suggerimento ma anche un conforto. La Oranfrizer sostiene il dialogo diretto tra il mondo dell’ortofrutta ed il consumatore: solo in questo modo si può far capire ai consumatori perché l’origine dei prodotti è importante, perché scegliere prodotti non trattati fa bene alla salute, perché capire la stagionalità dell’ortofrutta è fondamentale per trarre dal consumo di questi prodotti il meglio non solo in termini di gusto ma in termini di benefici per la propria salute. L’azienda Oranfrizer investe ogni anno moltissimo in campagne di comunicazione nei punti vendita e non solo rivolte ai consumatori per sensibilizzarli su questi importanti argomenti. Investe molto anche nelle scuole per educare i bambini alla natura, ai frutti e alle stagioni. La comunicazione che l’Associazione vuole sviluppare con i consumatori è sicuramente in linea con la nostra visione aziendale.

Salutaci con un pensiero positivo per ripartire e dare la carica a tutti gli imprenditori del settore agroalimentare. 

Dopo un’esperienza così pesante come quella del coronavirus e dei vari lockdown , non solo in Italia ma nel mondo, credo fermamente che i consumatori italiani ed europei abbiano scelto di investire nella nostra ortofrutta. L’ortofrutta italiana notoriamente si posiziona nei mercati a prezzi più alti rispetto agli stessi prodotti di qualunque altra nazione. I motivi sono vari ma “siamo sempre più cari degli altri”. Nonostante ciò durante i mesi di lockdown le vendite dell’ortofrutta italiana in Italia hanno fatto un boom di acquisti ed in Europa hanno tenuto molto bene crescendo in valore con una lieve inflessione nei volumi (sopratutto a marzo) nonostante la crisi e l’incertezza che ha afflitto tutti. Questo secondo me significa che i consumatori italiani ed europei, ma anche nel resto del mondo, riconoscono nel made in Italy e nella frutta italiana un plus di qualità che altri paesi non hanno: il plus è legato alla cura, alla tradizione, ai metodi di coltivazione che adottiamo in campo avendo sempre rispetto della qualità e del sapore dei prodotti, ma soprattutto della natura e della sicurezza alimentare. Questi temi: qualità e sicurezza alimentare a mio avviso devono essere urlati su tutti i mercati in relazione all’ortofrutta italiana, in questo contesto di pandemia mondiale, in cui milioni di persone si sono ammalate ed in cui i consumatori hanno alzato il livello di guardia sopratuto sulla sicurezza alimentare. Questi due temi fanno la differenza nell’ortofrutta made in italy e sono sicura che saranno il volano del futuro della nostra produzione frutticola. Tuttavia è necessario promuovere questo aspetto dei nostri prodotti nei mercati e far capire ai consumatori italiani, europei e d’oltremare che sono questi i motivi per cui scegliere i nostri prodotti, anche se costano di più!

 

Gullino ringrazia Sara Grasso per questo prezioso contributo! Un grande in bocca al lupo a lei e all’azienda Oranfrizer!

Fragole, ciliegie e mirtilli. Perché è importante mangiare frutta di stagione?

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Ogni giorno i nostri lettori fanno il carico di vitamina C, A, acido folico, calcio, ferro con la frutta Gullino. Mele e kiwi sono gli alleati della nostra salute ma a sostenerli in questa battaglia ci sono, in genere, tutti i frutti di stagione, così come confermato anche dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione.

Scopriamo insieme perché è così importante mangiare frutta di stagione, grazie alle indicazioni della Fondazione Veronesi che, da anni, si occupa di prevenzione della salute anche attraverso il medium dell’alimentazione.

Sono diversi gli studi che evidenziano come i prodotti consumati nel corso della loro naturale stagione di maturazione abbiano delle proprietà nutritive superiori rispetto a un frutto o a una verdura maturata al di fuori del proprio arco temporale ideale. Un frutto consumato al di fuori della propria stagionalità subisce un calo delle proprie vitamine e ne risente anche lo stesso sapore.

Mangiare di stagione, inoltre, non riguarda solo l’alimentazione ma contribuisce anche a proteggere l’ambiente, limitando fra l’altro l’inquinamento dovuto al trasporto delle merci (ad esempio, è il caso dei frutti esotici che vengono importati in Italia). Preferire frutta di stagione aiuta l’economia nel nostro paese incoraggiando e sostenendo il lavoro dei produttori più piccoli o del nostro territorio. Infine, acquistare prodotti di stagione conviene anche per il prezzo: considerata la maggiore offerta, infatti, i prodotti stagionali costano meno.

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Per questo invitiamo tutti i nostri lettori a consumare frutta di stagione. Adesso fragole, ciliegie e mirtilli la fanno da padrone e queste sono le proprietà che vi doneranno se ne consumerete:

>>fragole: come i kiwi sono ricche di vitamina C ed antiossidanti, hanno proprietà antiossidanti ed aiutano a combattere la sindrome metabolica, prevengono le malattie cardiovascolari e la placca dentale, grazie alla presenza dello xilitolo.

>>ciliegie: anch’esse sono ricche di vitamina C ed antiossidanti ma eccellono anche in fibre solubili e magnesio. Donano un buon indice di sazietà, hanno un potere calorico limitato e sono adatte per chi soffre di diabete

>>mirtilli: combattono il declino cerebrale e sono un collutorio naturale che previene infiammazioni e gengiviti; sono anch’essi ricchi di antiossidanti e vitamine e riducono le vene varicose, il gonfiore e la stanchezza degli arti inferiori.

 

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Gullino collega ambiente e agricoltura con lo Standard Globale Leaf Marque

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LEAF è l’acronimo di Linking Environment And Farming traducibile in italiano come “collegamento tra ambiente e agricoltura”. Questo standard di produzione è stato creato nel 1991 ed è rivolto al settore primario. Delinea un metodo per fare agricoltura nel rispetto dell’ambiente.

Scopriamo insieme perché anche noi di Gullino ne stiamo facendo il nostro fiore all’occhiello!

LEAF MARQUE è stato creato per sviluppare e promuovere la produzione integrata o Integrated Farm Management (IFM) nelle aziende agricole, unendo il meglio dei metodi tradizionali con la tecnologia moderna e la consapevolezza dei coltivatori.  Oggi Leaf Marque è un sistema di assicurazione di qualità basato sui principi della produzione integrata, ossia quel sistema di produzione agro-alimentare che utilizza metodi, mezzi produttivi e di difesa dalle avversità delle produzioni agricole, volti a ridurre al minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi e a razionalizzare la fertilizzazione, nel rispetto dell’ambiente.

Chi possiede lo standard Leaf Marque è soggetto a ispezioni e certificazioni da parte di un organismo di certificazione autorizzato, quale CSQA.

Per questi motivi le nostre produzioni di frutta si pongono con un atteggiamento  responsabile nei confronti dell’ambiente e i nostri frutteti possono essere definiti etici.

Per conoscere l’elenco completo delle nostre certificazioni, clicca qui.

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