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Dal 2021 scatta il nuovo regolamento per il settore bio

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Nel mese di giugno 2019 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il nuovo regolamento sull’agricoltura biologica che entrerà in vigore nel 2021.

La notizia è attualissima e calda, per cui abbiamo deciso di affrontarla per voi. Ecco in breve i cambiamenti principali del settore.

Il regolamento prevede controlli annuali antifrode per tutti gli operatori della filiera del bio (non solo gli agricoltori), con ispezioni ogni 2 anni per chi risulta in regola per tre anni di fila. La vera svolta arriva per i produttori con aziende di piccole dimensioni i quali potranno aggregarsi e ottenere una certificazione bio di gruppo, riducendo i costi.

Potranno continuare ad essere usate sementi convenzionali, ma sarà creato un database europeo per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di quelli bio.

Le deroghe che permettono l’utilizzo di semi convenzionali nella produzione biologica saranno eliminate entro il 2035. Le aziende agricole che producono sia prodotti convenzionali sia biologici continueranno a essere autorizzate, mentre sulle importazioni viene sancito il principio che prodotti bio provenienti da paesi terzi debbano rispettare gli standard europei e non, semplicemente, standard equivalenti.

Tutto questo è stato pensato per dare sempre più valore ai disciplinari del biologico che, ci auguriamo, possano indurre noi produttori ad essere sempre più sensibili ed attenti al processo.

 

4 ragioni per mangiare frutta biologica

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Vi sono moltissime ragioni per scegliere di acquistare frutta bio, ma oggi vorremmo concentrarci sulle principali. Ecco le prime 5.

1) La frutta biologica è molto più ricca in nutrienti rispetto ad altri frutti non bio. Le ricerche dimostrano che la frutta biologica ha una maggior quantità di vitamina C, antiossidanti e minerali come calcio, ferro, cromo e magnesio. La frutta bio, inoltre, è libera dalle neurotossine che sono molto dannose per il nostro sistema nervoso. Aggiungiamo anche che la frutta bio ha decisamente un sapore migliore.

 

2) La frutta biologica è una vera guerrigliera nella lotta ai fertilizzanti, che rappresentano la maggiore fonte di inquinamento della nostra acqua potabile. Non è questo un buon motivo per scegliere frutta coltivata senza fertilizzanti?

3) Le aziende i cui lavoratori producono bio, sono più sicure. Fra i braccianti che raccolgono e coltivano frutta non biologica, infatti, c’è una maggiore incidenza del Parkinson in quanto questi sono più esposti ai fertilizzanti chimici. Produrre bio, allora, vuol dire amare chi lavora con e per noi.

4) Mangiare biologico può ridurre il rischio di cancro. L’EPA, l’Agenzia statunitense per la Protezione dell’Ambiente considera il 60% degli erbicidi, il 90% dei fungicidi e il 30% degli insetticidi come potenzialmente cancerogeni. E’ ragionevale pensare che la rapida crescita della percentuale di cancro sia almeno in parte relazionata con l’uso di questi pesticidi cancerogeni.

 

Gullino è amante del futuro da generazioni!

Gullino, future lovers for generations.

 

La passione per il biologico

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Il biologico per noi è diventato una vera e propria passione, per questo ci ritroviamo spesso impegnati (anche nel weekend) in convegni, seminari, formazioni sulle ultime innovazioni in materia. Insomma, non riusciamo più a farne a meno, specie da quando sappiamo con certezza che i benefici per l’ambiente e le persone sono radicali

In Piemonte e nel Lazio, in terre generose e fertili, produciamo kiwi e mele biologiche seguendo pedissequamente tutti i passaggi del disciplinare. Mantenere una certificazione biologica, infatti, è complesso tanto quanto ottenerla, ma le soddisfazioni e le fette di mercato che si guadagnano valgono tutta la fatica profusa.

I nostri kiwi e le nostre mele bio dalla coltivazione alla lavorazione vengono trattati esclusivamente con sostanze di origine naturale e minerale. Noi escludiamo rigorosamente l’uso di fertilizzanti, fitofarmaci, diserbanti, prodotti medicinali e conservanti chimici di sintesi.

Le tecniche dell’agricoltura biologica rispettano l’ambiente e i suoi equilibri, e se la terra con noi è stata generosa sin dal primo momento consentendoci la coltivazione dei frutti che commercializziamo, noi non possiamo essere da meno con lei. Limitiamo, infatti, l’inquinamento atmosferico e delle acque, evitiamo lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e l’erosione del suolo, scongiuriamo l’estinzione di organismi utili, preserviamo la biodiversità nell’ambiente.

Tutto questo lo facciamo producendo secondo il disciplinare del biologico, e ne siamo fieri. Grazie a questo investimento da qualche mese i frutti Gullino vengono distribuiti dalla filiera Almaverde Bio, una società consortile che associa 10 imprese dell’agroalimentare italiano con una comprovata esperienza nel settore biologico.

Gullino è amante del futuro da generazioni!

Gullino, future lovers for generations

“L’innovazione al femminile è coraggiosa e fuori dagli schemi”. Intervista ad Alessandra Ravaioli

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Romagnola, laureata in Scienze Agrarie, ha lavorato per dieci anni nell’ambito della ricerca e sperimentazione della Regione Emilia Romagna per poi fondare una Società di Comunicazione  e Marketing orientata principalmente al settore ortofrutta. Ha collaborato con CSO Italy e fondato l’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta di cui è Presidente. Stiamo parlando di Alessandra Ravaioli. Ecco l’intervista che ha rilasciato al nostro magazine.

Alessandra come nasce l’esperienza delle Donne dell’Ortofrutta, ma soprattutto quali sono gli obiettivi dell’associazione?

Un mio amico geniale mi ha detto, pochi giorni fa, che l’Associazione avrà raggiunto i suoi obiettivi quando si scioglierà perché non ci sarà più bisogno di una visione al femminile dell’ortofrutta, ma questa visione sarà diventata comune a tutti i generi.

La nostra esperienza nasce proprio dalla necessità di far sentire al settore la nostra voce. Siamo partite due anni fa in trenta fondatrici di varia estrazione e diverse provenienze.

Insieme, abbiamo capito, che riusciamo a portare alla ribalta temi che ci stanno a cuore, soprattutto legati all’obiettivo di tramettere un vissuto dell’ortofrutta più vicino ai consumatori.

Il settore sta vivendo momenti di profondo cambiamento e molte  difficoltà legate ad una sempre più accesa competizione globale. Noi pensiamo che il consumatore si debba conquistare con i valori dei nostri prodotti, raccontati bene.

So che il 2020 sarà un anno pieno di appuntamenti e novità. Ci racconti qualcosa della vostra programmazione, ma soprattutto qualcosa sul Premio Danila Bragantini?

Abbiamo lanciato, l’anno scorso, il Premio Danila Bragantini dedicato a idee innovative per l’ortofrutta, pensate da donne, non necessariamente socie, con la voglia di mettersi in gioco. L’innovazione, nel nostro settore, non è facile, servono tante risorse, serve sostegno istituzionale ma soprattutto, serve una linea strategica, un orientamento.

Verso dove andiamo con l’ortofrutta italiana? Non è facile rispondere e per questo è necessaria l’ innovazione e nuove idee di sviluppo.

Io penso che si debba andare verso modelli in cui si produce meno ma si valorizzano meglio i prodotti. Pagati meglio, intendo, sostenendo prima di tutto i produttori.

L’innovazione al femminile è, e deve essere, coraggiosa e fuori dagli schemi. Mi sembra che le proposte, anche quest’anno vadano in questa direzione.

Il 24 Gennaio a Genova, in occasione dell’Evento “I Protagonisti” organizzato dal Corriere Ortofrutticolo decreteremo la vincitrice del Premio 2020 che, è dedicato alla memoria di Danila Bragantini, una imprenditrice veneta che ha saputo stare alla guida di Fruitimprese, con una incredibile energia e determinazione.

Il 10 marzo poi a Fico ( Bologna) organizzeremo un grande   evento dedicato alla comunicazione in ortofrutta. Cercheremo di analizzare i tanti errori fatti per comunicare un settore così importante nella vita di tutti e allargare gli orizzonti di dialogo con esperti del settore, giornaliste, istituzioni. Penso che l’evento del 10 marzo darà molti stimoli a tutti.

Ad oggi l’Italia appare come fanalino di coda in Europa in termini di partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione femminile nel Belpaese sfiora il 12%, superiore solo a quello di Spagna e Grecia. Alessandra nella tua esperienza cosa hai imparato sulle donne e sugli ostacoli quotidiani che devono superare per l’auto-affermazione? Nel settore ortofrutticolo com’è la situazione?

Le donne dell’ortofrutta sono tantissime, uno studio di Cso italy parla del 70% di occupate donne, tutte o quasi di profilo basso con poche, rare eccezioni ai vertici.

Gli ostacoli per l’affermazione professionale femminile sono legati soprattutto alla mancanza di rete tra donne

La solidarietà, la connessione e collaborazione, a vario titolo tra donne è vincente perché crea massa critica e movimento. Non sempre questo succede. Bisogna imparare a fare rete tra donne aiutandoci ed evitando le competizioni autodistruttive. Si dice sempre che in un ambiente di sole donne ci si distrugge. Pensate come sarebbe bello se si facesse il contrario. Solidarietà sostegno, condivisione.

Insieme siamo imbattibili, lo credo veramente, e vale per l’ortofrutta come per tutti gli altri settori.

Il 2020 è l’anno mondiale dedicato alla Salute delle piante. Per voi immagino che questo tema sia una sfida piuttosto sentita.

E’ un tema cruciale per il nostro settore perché è sempre più evidente che il mondo vegetale va trattato con maggiore attenzione e competenza. Pensiamo solo ai problemi di salute delle piante attaccate da patogeni di ogni genere (cimice, alternaria, xilella, ferretto, batteriosi, tumori vegetali ecc). Io come agronomo  credo che sia fondamentale conoscere meglio i meccanismi di autodifesa delle piante per resistere alle malattie.

Il Professor Mancuso, neurofisiologo vegetale di  fama mondiale  parla delle piante con un linguaggio e una profondità che ci devono far pensare. La forzatura produttiva non può più funzionare, occorre rispetto per ritmi e fisiologia delle piante e degli animali. Ancora una volta ribadisco che va alzato il valore dei prodotti.

Cosa suggeriresti alla Ministra Teresa Bellanova per migliorare il settore ortofrutticolo?

 Non posso certo io suggerire qualcosa al Ministro dell’agricoltura! Sono sicura però che Teresa Bellanova ci stia seguendo ed  apprezzando. L’abbiamo invitata a partecipare al nostro evento il 10 marzo a Bologna, per parlare di comunicazione.

Lei è stata bravissima ed estremamente ironica e intelligente a ribattere agli attacchi sessisti che l’hanno sommersa quando e stata nominata. Tanto di cappello!

Il nostro territorio è una meraviglia

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Ci sono luoghi in Piemonte che solo di recente sono stati scoperti da alcuni circuiti turistici, attratti dal marketing territoriale e dai frutti che la nostra terra dona.

Uno di questi è proprio il saluzzese, territorio in cui noi di Gullino abbiamo dato vita alla nostra realtà.

Foto_agricolturaVallate alpine e terre di pianura caratterizzano questa parte di Piemonte, particolarmente produttiva specie per le coltivazioni ortofrutticole. Nel complesso i due terzi di tutta la produzione di frutta piemontese si concentra nell’area che da Saluzzo si estende sino a Savigliano, Fossano e Cuneo.

I numeri della frutticoltura nel saluzzese sono da record! Infatti su 33.000 ettari di terreni coltivati a frutta, in tutto il Piemonte, la maggior parte viene prodotta proprio nella nostra zona.

La quasi totalità delle nettarine, il 90% delle susine, l’85% delle mele e i tre quarti dei kiwi raccolti in Piemonte provengono dal cuneese, senza dimenticare i due terzi del raccolto di nocciole.

Veniamo da una terra produttiva, sana e rispettata da tutti noi che operiamo nel settore.

Per questo i nostri prodotti sono così buoni e sani!

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Gli italiani spendono molto in ortofrutta

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E’ una notizia che merita un intero articolo, nonché una buona riflessione, sul nostro blog: per i prodotti ortofrutticoli gli italiani spendono di più.

It is a piece of news that deserves an entire article, as well as a good reflection, on our blog: Italians spend more on fruit and vegetables.

vDbaeDBq7v7yb2Zr_xlargeE’ aumentato il trend dei consumi nel primo trimestre del 2019 e ad attestarlo è l’ultimo studio Ismea (qui il report completo) sui consumi alimentari delle famiglie. La ricerca, infatti, segnala una crescita della spesa con la patata in cima alla lista degli alimenti preferiti (+13,7%) e a seguire gli ortaggi ( +4, 6%).

The consumption trend increased in the first quarter of 2019 and is attested by the latest Ismea study (here the complete report) on household food consumption. The research, in fact, indicates an increase in spending with the potato at the top of the list of favorite foods (+ 13.7%) and to follow the vegetables (+4, 6%).

Le verdure fresche segnano il +7,3%, mentre quelle di IV gamma il +6,6%. La frutta fresca registra invece solo un incremento lieve: +0,7%. Restano stabili gli acquisti di agrumi, cresce del 2,5% la frutta con guscio. Nel complesso, il comparto della frutta chiude il trimestre col +0,4%.

Fresh vegetables are + 7.3%, while range IV + 6.6%. Instead, fresh fruit only recorded a slight increase: + 0.7%. Citrus fruit purchases remained stable, while fruit with nuts grew by 2.5%. Overall, the fruit sector closed the quarter with + 0.4%.

 

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In Italia 182 chili di frutta in ogni famiglia

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L’Italia, insieme alla Spagna, è un Paese esportatore di frutta e verdura fra i più importanti in Europa.
Granzie alla varietà del clima della nostra penisola possiamo coltivare sia i frutti tradizionali, ad esempio le mele, che i frutti più esotici come i kiwi e i fichi. Ma l’Italia eccelle in Europa sopratutto per alcune coltivazioni: kiwi, pere, nettarine, albicocche, uva da tavola, pomodori e melanzane.

Italy, alongside Spain, is a hugely important producer and exporter of fresh fruit and vegetables in 2Europe. With a highly diverse climate stretching along the Italian Peninsula, the country has a wide product range: in addition to traditional fruits grown in temperate zones – apples and pears, for example – Italy is known as a key producer of stonefruit, citrus and exotics such as figs and kiwifruit.

Negli ultimi anni il nostro Paese ha prodotto fino a 10 milioni di tonnellate di frutta e circa 7 milioni di tonnellate di verdure. Un terzo della frutta prodotta e il 12% delle verdure coltivate  sono esportate in nazioni come la Germania, la Francia e l’Austria. Il 15% di queste, invece, va ai paesi al di fuori dell’UE.

In recent years, the country produced up to 10m tonnes of fruit and around 7m tonnes of vegetables. One third of the fruit and 12 per cent of the vegetables are exported each year, heading mainly to Germany, France and Austria. Around 15 per cent goes to countries outside the EU.

D’altro canto l’Italia è anche un’importatrice importanti, specie di frutti esotici e tropicali come le banane, 3l’ananas e alcuni agrumi forniti da Costa Rica, Spagna e Colombia. Nell’import nazionale non mancano neppure i pomodori! Strano ma vero, importiamo anche questi.

On the other hand, Italy is also an important fruit and vegetable importer. Fruit imports are predominantly tropical products such as bananas, pineapples or citrus, supplied mainly by Costa Rica, Spain and Colombia. 

Ma veniamo alle curiosità! Nel 2017 ogni famiglia ha acquistato una media di 182 kg di frutta e 150 kg di verdure per un valore di spesa pari a € 555. Le mele, le arance e le banane sono i frutti più amati dagli italiani mentre se la contendono pomodori, insalate e zucchine fra le verdure.

But let’s get to the curiosity! In 2017, each family purchased an average of 182 kg of fruit and 150 kg of vegetables for a value of € 555. Apples, oranges and bananas are the most loved fruits by Italians while they compete with tomatoes, salads and zucchini among the vegetables.

La certezza che abbiamo dopo l’esperienza al Fruit Logistica di Berlino è che la frutta si ama sempre più. Del resto gli italiani, si sa, sono sempre stati delle buone forchette!

 

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