Da Gullino, presso lo stabilimento di Strada Statale dei Laghi di Avigliana, 8/A, un’esperienza immersiva che mostra come nasce la qualità
Ogni frutto racconta una storia. Una storia fatta di stagioni, di cura, di trasformazioni. Oggi, quella storia prende forma in un percorso visivo, educativo e sostenibile: è il nuovo percorso espositivo Gullino, un viaggio che accompagna il visitatore attraverso tutte le fasi della vita di un frutto, dal seme alla tavola.
L’area espositiva si trova presso lo stabilimento Gullino in Strada Statale dei Laghi di Avigliana, 8/A, ed è composta da 21 pannelli illustrativi che, con testi bilingue (italiano e inglese), fotografie e una narrazione chiara e coinvolgente, raccontano i momenti chiave della filiera: la nascita della piantina, la crescita, la fioritura, l’impollinazione, la formazione e la maturazione del frutto, la raccolta, la selezione, il confezionamento, fino alla spedizione globale e ai valori che guidano l’azienda.
Un progetto pensato per accogliere gruppi, scuole, visitatori italiani e stranieri, e trasmettere in modo diretto il valore della natura, della sostenibilità e del lavoro che si cela dietro ogni frutto Gullino.
“Questo percorso nasce dalla volontà di accogliere gruppi e visitatori nel nostro stabilimento, mostrando in modo semplice e accessibile il cammino che ogni frutto compie prima di arrivare sulle nostre tavole. È un modo per avvicinare le persone alla filiera, ma anche alla bellezza e alla complessità della natura” – afferma Carola Gullino, ideatrice del progetto e promotrice dell’accoglienza didattica in azienda.
Ogni pannello racconta un passaggio concreto ma anche simbolico, in cui agricoltura e tecnologia si intrecciano. Si parla di impollinatori e biodiversità, di energia fotovoltaica, di riduzione dell’impatto ambientale, di innovazione digitale, di tracciabilità e qualità certificata. Ma soprattutto si restituisce il senso di una filiera trasparente e viva, in cui ogni passaggio è curato e raccontato con rispetto.
“C’è oggi una richiesta crescente di informazione da parte dei consumatori. Le persone vogliono sapere da dove viene ciò che mangiano, come è stato prodotto, in che modo è stato trasportato e confezionato. Questo progetto risponde a questa esigenza, con la semplicità del racconto visivo e con la forza dei dati reali” – sottolinea Giovanni Gullino, amministratore dell’azienda. “Parlare di natura, di filiera, di processi, non è solo un valore aggiunto: è una responsabilità.”
La narrazione è arricchita da progetti paralleli come podcast, blog aziendale (Gblog), campagne di sensibilizzazione (Gullino Loves People), contenuti educativi per bambini (Un mondo da salvare) e l’iniziativa Eco Club, che riunisce le aziende partner impegnate nella sostenibilità.
🎓 Con il nuovo percorso espositivo, Gullino non si limita a raccontare la frutta: la fa vivere, come esperienza educativa, emozionale e culturale. Perché ogni mela, ogni kiwi, ogni frutto che troviamo in tavola è il risultato di un ecosistema umano e naturale che merita di essere visto, conosciuto, raccontato.
Per visitare l’area scrivere a info@gullino.it Oggetto: Visita Area espositiva
Il Festival Internazionale dell’Agricoltura, in preparazione all’edizione di Coltivato 2025, ha recentemente ospitato un evento dedicato alla trasformazione del mondo agricolo e alle nuove opportunità di lavoro che questo settore offre. L’appuntamento ha riunito esperti, imprenditori, accademici e giovani per discutere dell’evoluzione del lavoro in agricoltura, offrendo uno sguardo su come la formazione e l’innovazione possano aprire nuove porte.
Tra gli interventi c’è stato anche quello di Carola Gullino che ha raccontato il progetto “Un Mondo da Salvare”, una straordinaria iniziativa educativa rivolta ai giovani delle scuole elementari e medie, concepita per sensibilizzare le nuove generazioni sul cambiamento climatico. Attraverso una storia ricca di fantasia e realtà, i ragazzi sono guidati a riflettere sulla responsabilità individuale e collettiva nella salvaguardia del pianeta.
Carola ha inoltre parlato dell’EcoClub “Un Mondo da Salvare”, un progetto nato per raccogliere imprese territoriali impegnate nella riduzione dell’impatto ambientale. Attraverso pratiche di risparmio energetico, raccolta differenziata e tecnologie verdi, queste aziende promuovono un modello collaborativo di crescita sostenibile. Gullino ha sottolineato quanto sia essenziale il lavoro comune tra imprese, comunità e giovani per un cambiamento reale.
L’intervento di Carola Gullino è stato un potente richiamo all’azione, evidenziando che l’agricoltura di oggi non è solo un’opportunità economica, ma un mezzo per promuovere un futuro più sostenibile e responsabile. L’entusiasmo e la dedizione con cui il Gullino Group affronta le sfide ambientali dimostrano che il settore agricolo è pronto ad accogliere nuove generazioni e competenze, guidato da valori etici e da una visione lungimirante.
La chiusura della giornata di lavori si è svolta con la presentazione del libro “Il lavoro che c’è. L’agricoltura che cambia nelle storie di tre generazioni”, pubblicato da Espress Edizioni e scritto da Maria Ludovica Gullino, già professore ordinario e vice-Rettore all’Università di Torino, imprenditore e responsabile scientifico del Festival Internazionale dell’Agricoltura Coltivato.
La Professoressa ha ricordato quanto il settore dell’agricoltura sia un settore:
dinamico, interessante, che offre stimoli e opportunità nuove per i giovani. Questo appuntamento di Coltivato si propone di fare conoscere a loro un settore spesso poco noto, evidenziando anche le non poche criticità di una formazione che sovente non riesce a precedere l’innovazione.
Carola, come nasce il progetto “Un Mondo da Salvare”?
Questo progetto nasce dalla volontà di parlare alle nuove generazioni della necessità di un cambio di paradigma sull’ambiente. Già anni fa avevamo pubblicato un lavoro appartenente alla letteratura per bambini, Le avventure di Kiwito e Galita, ma era rivolto ad un target di età più piccino e aveva come focus la salute e l’importanza di mangiare frutta. Questo progetto invece si pone come strumento educativo e avventuroso per affrontare il tema del cambiamento climatico e della responsabilità ambientale a partire dalle ragazze e dai ragazzi. Crediamo fermamente che l’educazione e la sensibilizzazione siano le chiavi per costruire un domani più verde e responsabile.
“Un Mondo da Salvare” trasporta i lettori in un universo fantastico, dove Linda e Luca, insieme al loro cane Poppy, si ritrovano su un’isola abitata da frutta parlante, minacciata dal cambiamento climatico e dall’inquinamento. Insieme, affronteranno sfide e avventure per sconfiggere il Re Mago, responsabile della distruzione ambientale, con l’aiuto di personaggi unici come Kiwito, Galita e Blu.
L’ambientazione non poteva che essere quella di Saluzzo e del Monviso a cui come azienda siamo molto legati.
Qual è il messaggio che volete trasmettere ai giovani lettori?
Attraverso le avventure e le vicende che coinvolgono i personaggi vogliamo ispirare i giovani lettori a diventare ambasciatori del cambiamento, dimostrando che ognuno di noi può fare la differenza. Questo volume rappresenta anche un’opportunità per insegnanti, genitori e bambini di avvicinarsi ai temi dell’ecologia e della sostenibilità con uno sguardo rivolto al futuro.
Puoi spiegarci l’idea dell’EcoClub “Un Mondo da Salvare”?
Questa idea nasce con l’obiettivo di fare rete partendo da un baricentro fondamentale quale quello dell’ambiente. Abbiamo iniziato a contattare tutte quelle aziende o realtà che per mia conoscenza hanno già da anni iniziato dei percorsi di sostenibilità, prima che fosse di moda per capirci. Di loro sarà possibile sapere di più grazie a un podcast dedicato nel nostro canale Spotify, ma anche a veri approfondimenti sul nostro blog. È solo l’inizio; l’idea è creare una vera e propria rete per discutere sempre più della necessità e dell’importanza di un cambiamento di chi produce per il benessere del pianeta. Come Gullino siamo impegnati in un percorso verso pratiche sempre più sostenibili, evidenziando un impegno non solo attraverso le parole, ma anche mediante azioni concrete e necessarie. Ad esempio da anni aderiamo alla certificazione GLOBALG.A.P., una certificazione che garantisce una sorta di passaporto per il mercato globale perché attesta la Sicurezza Integrata in Agricoltura. Le cose da fare sono ancora tante, ma è giusto iniziare a raccontarle e scambiare idee, pareri e suggerimenti.
Propositi per il futuro?
In ballo ci sono tante idee, a volte, credo troppe. Posso dire però che al centro ci sono e saranno sempre quei valori di rispetto verso la terra e verso le persone che hanno fatto grande Gullino.
Saluzzo, 11 luglio 2024 | Gullino Group ha stretto una partnership con Jingold per ottenere la licenza per la coltivazione del suo innovativo kiwi a polpa gialla, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per le sue caratteristiche organolettiche uniche e la sua qualità premium.
L’accordo prevede la messa a dimora, da parte dell’azienda piemontese, di nuovi impianti di kiwi giallo della varietà Jintao, di cui Jingold è licenziataria, su una superficie complessiva di 50 ettari, tra Piemonte e Lazio.
“L’accordo coinvolgerà sia i nostri produttori del Cuneese che le aziende di Latina di nostra proprietà”, spiega Carola Gullino, managing director di Gullino Group.
“Si parte con una base di 50 ettari, con la prospettiva di implementare in futuro questa nuova partnership e aumentare ulteriormente le superfici destinate al kiwi giallo di Jingold”.
L’accordo stipulato fra le due aziende prevede che, al raggiungimento di volumi significativi, il prodotto venga lavorato nello stabilimento di Gullino Group a Manta (Cn), dotato di una macchina calibratrice Unitec a impacco diretto.
“Dedicheremo il magazzino di Manta esclusivamente al prodotto Jingold,” spiega Giovanni Gullino, insieme alla sorella managing director e titolare dell’azienda di famiglia, “mettendo così a disposizione una struttura moderna ed efficiente, dotata di tecnologie di ultima generazione per la lavorazione e il confezionamento dei frutti”.
Dal canto suo, Jingold metterà a disposizione la sua consolidata esperienza di specialista globale del kiwi e il suo pacchetto tecnologico che include genetica avanzata, varietà selezionate, portainnesti robusti e know-how agronomico, in grado di garantire ottimi risultati in fatto di rese e livelli qualitativi. “Gli impianti saranno realizzati secondo i nostri standard”, dichiara il direttore generale di Jingold Alessandro Fornari, “includendo sistemi di irrigazione a basso consumo, protezioni contro eventi atmosferici e tecniche di difesa integrata, per una produzione agricola sicura e sostenibile, attenta al welfare e alla gestione idrica”.
“Siamo molto soddisfatti di aver raggiunto questo accordo con una delle principali realtà del kiwi piemontese e italiano,” aggiunge Fornari. “L’obiettivo è di incrementare la coltivazione di kiwi Jingold in due areali, quello piemontese e quello laziale, in cui le nostre varietà sono già presenti e coltivate con ottimi risultati da agricoltori ad alta professionalità”.
Gullino Group è un’azienda di riferimento nel settore del kiwi da più di 50 anni. Ha una capacità frigo di oltre 35 mila tonnellate e commercializza kiwi e mele da diversi decenni sia in Europa che oltre oceano.
“Crediamo molto nel kiwi, è una nostra vocazione storica, e riteniamo che l’innovativa varietà a polpa gialla di Jingold, rinomata in tutto il mondo, sia per noi un investimento strategico, anche in considerazione delle problematiche che riguardano oggi il kiwi verde,” sottolinea in conclusione Giovanni Gullino.
“Siamo per questo molto contenti dell’accordo stipulato con un partner che conosciamo e stimiamo da anni e sul quale riponiamo la massima fiducia, ritenendolo il player migliore a cui fare affidamento per rinnovarci e rafforzarci sul comparto del kiwi”.
L’odore dei libri nuovi, lo zaino pesante sulle spalle e l’emozione nel vedere i vecchi amici dopo una lunga estate: è l’inizio della scuola. Questo momento segna il passaggio dai giorni di libertà estiva a una routine di apprendimento e crescita. Ma oltre alla routine di studio, c’è un altro aspetto dell’inizio della scuola che dovremmo ricordare: l’importanza di mangiare frutta a merenda.
La frutta è un alimento naturale, ricco di vitamine, minerali e fibre che sono essenziali per la salute dei bambini. Mangiare una mela, una banana o una pera durante la pausa può dare loro la giusta carica di energie per affrontare le sfide delle giornate, ma non è solo una questione di salute fisica. Mangiare frutta a merenda può anche aiutare i bambini a concentrarsi meglio in classe.
Gli zuccheri naturali presenti nella frutta forniscono un rilascio lento di energia, mantenendo il cervello sveglio e attivo. Ciò significa che i bambini saranno più pronti ad apprendere ea partecipare attivamente alle lezioni. Ricordiamo che la frutta è ricca di vitamine e minerali che aiutano a mantenere attiva la mente. Le vitamine del gruppo B, come la B6 e la B12, sono fondamentali per una buona concentrazione e una memoria efficiente. La vitamina C, presente in agrumi come arance e mandarini, rinforza il sistema immunitario, aiuta i bambini a difendersi dai raffreddori e dalle infezioni che possono diffondersi rapidamente nelle scuole. Inoltre, la frutta è una fonte di energia naturale. Mentre i dolci e gli snack ricchi di zuccheri possono fornire un rapido picco di energia seguito da un crollo, la frutta offre un rilascio costante di glucosio, mantenendo i livelli di energia stabili durante tutta la giornata scolastica.
Questo significa che i bambini saranno più concentrati in classe e avranno meno probabilità di sentirsi stanchi o affaticati. Ma l’importanza della frutta a merenda va oltre i benefici fisici. Mangiare frutta può diventare un’attività positiva che i bambini porteranno con sé per tutta la vita. Insegnare loro a fare scelte alimentari salutari fin dalla giovane età li aiuterà a sviluppare uno stile di vita equilibrato ea evitare problemi di salute legati all’alimentazione in futuro. Quindi, genitori, ricordate di includere la frutta nella merenda dei vostri figli. Una mela, una banana o una manciata di fragole possono fare la differenza nella loro giornata scolastica.
I proverbi ci hanno da sempre insegnato che molte emozioni possono essere percepite attraverso il nostro stomaco. Oggi, la ricerca scientifica conferma che l’interazione tra il sistema digestivo e il cervello è molto più profonda di quanto potessimo immaginare.
Nel nostro intestino risiede una comunità di migliaia di specie e miliardi di individui batterici, noti come microbioma, che si intrecciano e comunicano con noi. Questo microbioma sta emergendo sempre più come un regolatore cruciale per molti aspetti della salute umana, che vanno dall’equilibrio mentale al sistema immunitario.
Un recente studio dal titolo “Nutri i tuoi batteri per affrontare lo stress”, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry del gruppo Nature, ha esaminato l’effetto della dieta sulla percezione dello stress. Il ricercatore Fulvio Mattivi, ex professore dell’Università di Trento e attualmente impegnato nella ricerca in chimica degli alimenti presso la Fondazione Mach di San Michele all’Adige, spiega che seguendo una dieta estremamente ricca di frutta e verdura (almeno 9 porzioni al giorno anziché le 5 raccomandate) e cibi fermentati (2-3 porzioni al giorno), la percezione dello stress si è ridotta del 32%. Questo risultato è stato attribuito alla proliferazione di ceppi di batteri benefici a discapito di quelli nocivi, che tendino a prosperare in presenza di zuccheri e grassi.
I ricercatori di Trento hanno collaborato con medici, psichiatri e neurologi dell’Università di Cork in Irlanda, con l’obiettivo di esaminare il ruolo del microbioma nella salute mentale. Questi “batteri psicobiotici”, come li hanno soprannominati, sono capaci di contrastare disturbi come ansia, depressione, autismo e persino Alzheimer. La dieta “psicobiotica” è stata seguita da 24 volontari per quattro settimane, mentre altri 21 hanno mantenuto la loro alimentazione abituale, che poteva includere cibi spazzatura e prodotti industriali.
L’analisi dei metaboliti derivati dalla digestione, condotta su sangue, urina e feci, ha dimostrato che la riduzione dello stress era direttamente correlata all’aderenza alla dieta ricca di fibre e cibi fermentati. È stato anche osservato che la dieta mediterranea, insieme ai cibi “psicobiotici”, può promuovere il benessere e la salute mentale senza la necessità di integratori alimentari.
Il percorso attraverso cui i benefici dei batteri intestinali raggiunge il cervello è complesso e variegato. I batteri nocivi possono innescare uno stato infiammatorio, mentre quelli producono metaboliti benefici per la salute o influenzano il metabolismo di aminoacidi che diventeranno neuromodulatori essenziali per il cervello.
Il legame tra il microbioma e la salute umana può essere compreso guardando al nostro passato evolutivo. L’uomo si è evoluto insieme a migliaia di specie batteriche che popolano il suo corpo. La fermentazione era un metodo cruciale per conservare gli alimenti per molti secoli, e solo di recente l’alimentazione industriale ha ridotto la diversità del microbioma.
La dieta “psicobiotica” seguita dai volontari prevedeva l’eliminazione dello zucchero, sostituito da frutta e, se necessario, miele o sciroppo d’acero. Carne magra, uova e formaggi erano consentiti, ei cereali integrali costituivano una parte importante della dieta. I pasti venivano preparati in casa, e la varietà alimentare promuoveva una diversità di batteri benefici. I cibi fermentati inclusi nella dieta variavano da yogurt e kefir a crauti e kombucha.
In definitiva, questa ricerca dimostra che una dieta sana, come quella mediterranea associata a cibi “psicobiotici”, può promuovere il benessere mentale senza ricorrere a integratori costosi. La connessione tra il microbioma intestinale e il cervello sta aprendo nuove prospettive nel campo della salute mentale e della gestione dello stress.
Sono tornati i mirtilli Gullino. Buoni, dal gusto indescrivibile e dalle mille proprietà benefiche. Scopriamole assieme!
I mirtilli sono piccoli frutti incredibilmente gustosi e ricchi di sostanze nutritive che offrono numerosi vantaggi per la salute. Grazie al loro alto contenuto di antiossidanti, vitamine e minerali essenziali, i mirtilli sono considerati un vero e proprio superfood.
Il potere antiossidante dei mirtilli è uno dei motivi principali del loro grande successo. Questi frutti sono particolarmente ricchi di antociani, potenti composti antiossidanti responsabili del loro vivido colore blu scuro o viola. Gli antociani proteggono le cellule dallo stress ossidativo e contribuiscono a promuovere una salute ottimale.
Diversi studi scientifici hanno considerato le proprietà dei mirtilli, evidenziando una serie di benefici per la salute derivanti dal loro consumo regolare.
In particolare, i mirtilli sembrano avere un impatto positivo sulla salute del cuore. I flavonoidi presenti nei mirtilli possono migliorare la circolazione sanguigna, abbassare la pressione arteriosa e ridurre l’infiammazione cardiovascolare, contribuendo a ridurre il rischio di malattie cardiache.
Gli effetti dei mirtilli sulle funzioni cognitive sono un altro aspetto interessante emerso dalla ricerca. Alcuni studi suggeriscono che i composti presenti nei mirtilli potrebbero migliorare la memoria, l’apprendimento e le capacità cognitive generali. L’azione protettiva degli antiossidanti presenti nei mirtilli sul cervello può aiutare a contrastare lo stress ossidativo e l’invecchiamento cerebrale.
La salute degli occhi può beneficiare dell’assunzione di mirtilli. Gli antociani contenuti nei mirtilli possono proteggere la retina dai danni causati dai radicali liberi, contribuendo a ridurre il rischio di malattie oculari legate all’età, come la degenerazione maculare.
È importante sottolineare che la ricerca scientifica sugli effetti dei mirtilli sulla salute umana è in continua evoluzione e richiede ulteriori approfondimenti per confermare e comprendere appieno i meccanismi coinvolti.
In conclusione, i mirtilli sono un frutto straordinario che offre una combinazione unica di antiossidanti e nutrienti essenziali per la salute. Dall’apporto alla salute cardiaca al miglioramento delle funzioni cognitive e alla protezione degli occhi, i mirtilli hanno un grande potenziale per promuovere il benessere generale. Aggiungi questi deliziosi frutti alla tua dieta per gustare non solo il loro sapore, ma anche i benefici che possono apportare alla tua salute!
Dal 28 al 30 marzo a Parma si è svolto Cibus, Salone Internazionale dell’alimentazione. Quattro i focus tematici di quest’anno: Fruit & Vegetables, Plant Based, Endurance e Gelato & Pastry.
Visto il primo punto tematico noi di Gullino non potevamo mancare. E’ intervenuta a rappresentare l’azienda Carola Gullino che è stata protagonista del Convegno “Quando il gioco si fa duro le donne iniziano a giocare” assieme a Eleonora Graffione, presidente del Consorzio Coralis e consigliera Adm, GS1 Italy e Retail Institute; Marianna Palella, founder e ceo Citrus L’Orto Italiano; Rachele Tardani, genetista Blumen; Serena Pittella, responsabile Marketing Aop Luce; Simona Caselli, presidente Areflh-Assemblea delle regioni frutticole, orticole e floricole europee e Silvia Salvi, owner Salvi Vivai.
L’obiettivo del convegno è stato far parlare le donne. Per innovare c’è bisogno di voci nuove, diverse e disruptive e la voce delle donne nell’agrifood è stata finora troppo poco ascoltata: è tempo di cambiare ha dichiarato Cristina Lazzati, direttore responsabile di Mark Up, Gdoweek e Fresh Point Magazine nonché moderatrice dell’incontro.
Ognuna delle imprenditrici presenti si é espressa su una domanda cruciale sull’ortofrutta del domani, cosa servirebbe, quali dovrebbero essere gli obiettivi e in che direzione andrebbero orientate le politiche e le azioni future.
Ognuna di loro ha evidenziato un’idea e un bisogno.
Carola Gullino ha parlato dell’importanza di un nuovo approccio: più oculato e meno dispendioso per l’ambiente e per noi.
Il suo intervento:
Le donne possono rappresentare un motore propulsivo importante nel cogliere la necessità di un cambiamento radicale, un obiettivo che prescinde dalle categorie nelle quali abbiamo pensato il passato e il presente. Tra cambiamenti climatici e risorse che si esauriscono bisogna cercare strade innovative. Innovare e preservare devono essere sopra i nostri obiettivi primari. Il suolo è una risorsa limitata e non rinnovabile ed è essenziale per conservare la biodiversità. L’acqua è un bene prezioso e bisogna cercare di recuperarla e non sprecarla. La sfida è fare di più con meno, quindi stressare meno i terreni; fare ricerca per sapere quale coltivazione è migliore per un determinato terreno e perseguire l’efficienza economica e ambientale.
L’INTERVISTA A CAROLA GULLINO NEL PODCAST GULLINO DEDICATO ALL’AGRICOLTURA DEL FUTURO
Silvia Salvi ha evidenziato l’importanza della formazione e del link tra scuola e imprese
Il suo intervento:
Innovazione è il cambiamento che non dobbiamo subire ma esserne attivamente partecipi. Serve una filiera che coinvolga e parta dalla scuola, dalla formazione, prenda spunto dalle esigenze delle aziende agricole per preparare la crescita professionale dei giovani. C’è forte carenza dipersonale competente, di figure più profilate e di fabbisogno qualitativo e non solo quantitativo. C’è l’esigenza di creare una sinergia per aumentare le competenze e le specializzazioni. Occorre pertanto un dialogo e interazione tra settore agricolo e scuola. Ci deve essere un’informazione e approfondimento del mondo agricolo a livello scolastico già nell’ambito delle scuole medie, per indirizzare e avvicinare gli studenti al nostro mondo.
L’INTERVISTA A SILVIA SALVI SULLA CILIEGIA NEL PODCAST GULLINO “STORIE FRUTTATE
Eleonora Graffione del Consorzio Coralis ha posto l’accento su tracciabilità e new tech.
Il suo intervento:
A cosa non possiamo più rinunciare? Io credo alla tracciabilità dei prodotti, perché questa ci permette di comprendere l’impatto che un nostro acquisto ha sull’intero pianeta. Per farlo, oggi possiamo avvalerci di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, la blockchain e l’Internet of Things (IoT), che potrebbero rivoluzionare il modo in cui viene venduta l’ortofrutta. L’intelligenza artificiale potrebbe, per esempio, essere utilizzata per monitorare la produzione e il trasporto dei prodotti, prevedere la domanda dei consumatori e ottimizzare la gestione della catena di approvvigionamento. La blockchain per garantire la tracciabilità dei prodotti e la loro provenienza, aumentando la trasparenza e la fiducia dei consumatori.
Ma ragionando a 360 gradi, come ragionano le donne, per prima cosa dobbiamo promuovere la valorizzazione dei prodotti locali e stagionali, che consentono di ridurre l’impatto ambientale, in modo da favorire lo sviluppo economico delle comunità rurali e delle economie locali. La vendita dell’ortofrutta deve essere sempre più orientata verso la sostenibilità ambientale, la riduzione degli sprechi alimentari e la promozione di una dieta equilibrata e salutare. Il tutto garantendo condizioni di lavoro dignitose per gli agricoltori e per i lavoratori della distribuzione organizzata.
Rachele Tardani di Blumen ha parlato dell’apporto delle più moderne tecniche di miglioramento genetico.
Nello specifico Tardani ha dichiarato:
La vera innovazione è la valorizzazione e la salvaguardia del nostro patrimonio genetico. Il nostro Paese è ricco di varietà ortofrutticole che rappresentano una ricchezza unica che non possiamo sottovalutare. Il nostro impegno è quello di migliorare le caratteristiche agronomiche, nutrizionali e qualitative dei nostri prodotti attingendo dalla grande biodiversità che il nostro Paese ci offre e utilizzando al tempo stesso le più moderne tecniche di miglioramento genetico in sinergia con importanti realtà del mondo della ricerca pubblica nazionale e internazionale.
In tal modo siamo in grado di fornire agli agricoltori varietà in grado di competere sui mercati mantenendo al tempo stesso la nostra identità. Inoltre, grande attenzione deve essere rivolta ai cambiamenti e alle emergenze che stanno caratterizzando gli ultimi anni e che rendono sempre più complessa la fase della produzione primaria. È necessario che tutti gli attori della filiera agroalimentare lavorino insieme per trovare soluzioni comuni che permettano di rispondere velocemente ai grandi mutamenti in atto così da garantire sicurezza alimentare e prodotti di qualità per il consumatore, e al tempo stesso il giusto reddito per agricoltori.
Serena Pittella della Aop Luce ha messo in rilievo l’importanza della sinergia nella realizzazione di un cambiamento.
Dichiara Serena:
I cambiamenti climatici e i costi delle materie prime rendono complesso fornire un prodotto di qualità elevata in maniera stabile nel tempo e in modo remunerativo per il produttore. L’innovazione deve concretizzarsi in tutte le fasi della filiera, che deve lavorare in modo sinergico per affrontare queste problematiche, altrimenti sarà complicata la sopravvivenza degli agricoltori. Ovvero la genetica mettendo a disposizione varietà sempre più performanti; la produzione accogliendo l’innovazione, operando in modo sostenibile e cercando di ridurre i costi attraverso un controllo di gestione che mira all’efficienza; la distribuzione, comprendendo le necessità dei fornitori a monte, permettendone la giusta remunerazione. Serve innovazione poi nella comunicazione: il prodotto ortofrutticolo va adeguatamente pagato e deve uscire dalla considerazione di essere una mera commodity.
L’INTERVISTA A SERENA PITTELLA SULLA MELA ANNURCA NEL PODCAST GULLINO “STORIE FRUTTATE
Simona Caselli di Areflh ha sottolineato l’apporto che le donne hanno dato nel corso degli anni al settore ortofrutticolo.
Ha dichiarato:
“Le donne stanno portando una forte innovazione nel settore ortofrutticolo su diversi piani, tutti a mio avviso molto rilevanti. C’è un approccio peculiare alla comunicazione del valore dell’ortofrutta, contro la sua banalizzazione e svilimento, promuovendone sia le modalità produttive con riferimento alla sostenibilità delle tecniche in campo sia nel resto della filiera, ma dando molta importanza anche agli aspetti nutrizionali, all’alimentazione dei bambini, all’estetica con cui la si propone e alla funzione sociale nel favorire diete sane.
C’è però anche un grande impegno, di cui si parla troppo poco, sul fronte della ricerca e innovazione che coinvolge molte donne ricercatrici, e molte imprenditrici nell’applicazione in campo delle tecniche di agricoltura di precisione sempre più essenziali per un’agricoltura sostenibile. Quello ortofrutticolo è un settore che occupa moltissime donne, spesso per un lavoro manuale che richiede precisione e delicatezza, ma non ci possiamo permettere di perdere i talenti delle donne nella bioeconomia, nella genetica e nel digitale che saranno sempre più essenziali per la transizione climatica in questo settore”.
Come ben sanno produttori e tecnici, per via dei cambiamenti del clima e della rimozione di svariati principi attivi negli ultimi anni la pressione di diversi parassiti su melo è fortemente aumentata. Uno dei fitofagi più problematici da gestire è stato senza dubbio l’afide, e questo vale sia per la produzione integrata che per quella biologica. Le due specie più presenti e dannose sono l’afide grigio (Dysaphis plantaginea), dannoso per i germogli che per i frutticini, e l’afide lanigero (Eriosoma lanigerum), in grado di ricoprire di lanugine cerosa i rami della pianta e di causare tumori e nodosità. Le strategie di difesa basate unicamente su fitofarmaci di sintesi si stanno dimostrando sempre meno efficaci nel contrastare questi fitofagi.
Giovanni Gullino in campo
L’azienda Gullino di Saluzzo fondata nel 1969, è una delle principali aziende italiane nell’esportazione di mele e kiwi e all’interno del gruppo sono presenti diverse aziende agricole tra cui l’azienda agricola Tetto Bernardo completamente biologica . Fin dalla fondazione, la famiglia Gullino ha posto l’accento sul rispetto dell’ambiente e del territorio e sulla necessità di fornire al consumatore frutta di qualità, sicura e sostenibile in ogni suo aspetto. “Abbiamo sempre prestato grande attenzione agli aspetti etici e sociali legati alla produzione agricola” – racconta Giovanni Gullino, Direttore Generale dell’azienda – “e questo ci ha permesso di stare al passo coi tempi. Noi crediamo che la sostenibilità, sia essa ambientale o sociale, non sia solo giusta ma anche conveniente. Inoltre innovare le pratiche agricole per renderle meno impattanti non è una scelta ma una necessità, come si vede in modo chiaro dalle richieste di consumatori, GDO e Unione Europea”.
Koppertè un’azienda che da più di 50 anni sviluppa, produce e fornisce soluzioni per il biocontrollo e l’impollinazione in agricoltura. Forte della sua grande esperienza nell’uso di organismi utili per contrastare i più svariati fitofagi, ha visto nella sfida dell’afide su melo un’opportunità: “In un’ottica generale di riduzione degli input, difesa della biodiversità, sostenibilità e sicurezza alimentare noi andiamo a proporre tecniche di difesa della coltura in grado di rispettare perfettamente tutti questi requisiti” – spiega Flavio Lupato, General Manager di Koppert Italia – “Questo permette di proteggere la coltura in modo efficace ed allo stesso tempo di valorizzare il prodotto sia presso la GDO che presso i consumatori finali”.“La problematica degli afidi, lanigero in testa, sta diventando sempre più seria su melo” – spiega Raffaele Barra uno dei tecnici della Gullino Import Export –
Focolaio di afide lanigero su melo a inizio stagione
“Su biologico non abbiamo prodotti davvero efficaci e anche chi lavora con tecniche di produzione integrata fatica a contenere il problema. Inoltre essendo il melo una coltura pluriennale l’afide oltre a causare danno e svernare sulla pianta la indebolisce compromettendo quindi la produzione anche degli anni successivi”. Un aiuto molto efficace nei confronti dell’afide lanigero è dato da un parassitoide introdotto circa un secolo fa ed ormai diffuso su tutto il territorio, l’Aphelinus mali. Essendo in grado di parassitizzare le colonie di lanigero e di riprodursi rapidamente, questo insetto utile è in grado di contenere efficacemente il parassita ma essendo poco attivo a basse temperature non riesce ad essere efficace in primavera ed autunno, 2 stagioni chiave per questa coltura.
“Stiamo lavorando da tempo per trovare soluzioni al problema afidi in condizioni di basse temperature” – spiega Francesco Bourlot, responsabile Sviluppo Prodotti di Koppert Italia – “molti antagonisti naturali efficaci a temperature superiori, come Coccinellidi e Chrysopidi, col freddo hanno uno sviluppo troppo lento e non riescono ad essere risolutivi. Per questo abbiamo iniziato a sperimentare protocolli con sirfidi predatori, focalizzandoci infine su 2 specie, Sphaerophoria rueppellii (ROPHORIA) ed Episyrphus balteatus (EPISYRPHUS). Queste specie presentano svariati vantaggi: le larve sono voraci predatori di afidi, in grado di ripulire interi focolai, mentre gli adulti essendo ottimi volatori riescono a localizzare con precisione le colonie di afidi e ovideporre al loro interno così che le larve siano già in prossimità del cibo. Entrambe le specie sono inoltre predatori generalisti quindi in grado di nutrirsi di molti insetti diversi. E per finire il punto chiave: le loro temperature di sviluppo ottimali sono deciamente inferiori rispetto ad altri insetti utili, 10-25 °C per quanto riguarda E. balteatus e 20-35 °C per S. rueppelli”.
Larva di Episyrpuhs balteatus mentre preda un afide adulto
Nelle annate 2021 e 2022 Gullino e Koppert hanno condotto insieme diverse sperimentazioni sull’uso di queste 2 specie di sirfidi nel controllo di afide su meleto, con risultati decisamente interessanti. “Le prove sono state svolte su 7 ha nel 2021 poi ampliati a 17 nel 2022, sempre su varietà Galaval coltivata in biologico nell’areale
Cuneese” – racconta Yari Rizzuto, responsabile tecnico per la Liguria e il Sud Piemonte di Koppert Italia – “Abbiamo testato entrambe le specie di sirfidi, sia da sole che in combinazione, iniziando con E. balteatus, il più tollerante al freddo, e poi passando a S. rueppellii. In alcuni casi abbiamo anche integrato con dei lanci di coccinellidi, nello specifico di Adalia bipunctata. In entrambe le annate siamo riusciti a mantenere efficacemente sotto controllo sia l’afide grigio che il lanigero, gli appezzamenti su cui erano stati effettuati i lanci infatti sono rimasti puliti mentre quelli circostanti, trattati come al solito ed utilizzati come controllo, presentavano un’importante presenza di fitofagi” – conclude Rizzuto.
Confezione di Episyrphus-P posizionata in campo durante le prove
“Anche prove svolte in altri areali, dal Trentino al Friuli, confermano l’efficacia di questa strategia. I sirfidi permettono di tenere sotto controllo gli afidi a inizio stagione, il momento più critico, e coi primi caldi si vedono entrare in campo molti altri utili naturalmente presenti come A. mali, coccinellidi e crisopidi.” – Continua Bourlot – “Un elemento importante per quanto riguarda l’uso di sirfidi utili, così come molti altri antagonisti naturali, è la presenza di fioriture nettarifere nell’appezzamento. I sirfidi adulti infatti si nutrono di nettare e necessitano nutrimento per l’accoppiamento e l’ovideposizione. Non sono necessarie grandi superficie fiorite ma è essenziale vi sia almeno una minima presenza di sorgenti di nettare. Alcuni cespugli ai bordi, essenze sotto le piante o sfalci delle fila alternati sono tutte ottime soluzioni per garantire lo sviluppo dei sirfidi ed allo stesso tempo aumentare la biodiversità del campo”.
Adulti di Sphaerophoria rueppellii
Qualora si confermasse l’efficacia di questa strategia di biocontrollo, le potenzialità sarebbero enormi. Si fornirebbe infatti agli agricoltori uno strumento essenziale per il controllo di un’avversità contro la quale al momento ci sono pochissime soluzioni. Ulteriori vantaggi del biocontrollo riguardano l’assenza di rischi di limiti legislativi e di insorgenza di resistenze. L’uso prolungato nel tempo di organismi utili ha anzi dato prova di essere migliorativo: ripristinando la biodiversità nella coltura infatti si va ad avere una maggior presenza naturale di organismi utili e quindi un miglior controllo in partenza dei fitofagi. “La nostra intenzione per i prossimi anni è quella di andare ad ampliare le sperimentazioni di questi protocolli, sia in termini di areali che di aziende ed enti coinvolti” – conclude Lupato – “così da avere tutte le risposte pronte ed essere grado di dare sempre risposte efficaci alle problematiche dei produttori”.
Come vanno le cose in Piemonte? Non bene, e non solo per la mancanza di manodopera e i rincari generali. Oggi affrontiamo insieme a Giovanni Gullino un momento di difficoltà che vive il comparto ortofrutticolo piemontese, a causa dell’assenza di una programmazione strategica.
Il Piemonte, come ormai sappiamo, è leader nazionale nella produzione di kiwi, mele, piccoli frutti e frutta estiva e per questo motivo si colloca quale capofila nella presentazione di un problema generale che interessa il settore.
Oggi condividiamo con voi le parole di Giovanni Gullino, intervistato dal Corriere Ortofrutticolo
“Dal punto di vista commerciale per il Piemonte creare organizzazioni di filiera sostenibili è sicuramente una priorità. Costruire relazioni forti tra centrali frigorifere e produttori genererà beneficio per tutto l’indotto dell’ortofrutta generando risultati finanziari migliori. Per dare forte riconoscibilità alla frutta piemontese sarà necessario proporre modelli nuovi nei rapporti tra fornitori e confezionatori/esportatori per consolidare l’immagine delle specialità piemontesi con programmazioni misurate e strategiche. Per crescere sarà necessario abbandonare le scelte “fai da te” nell’ambito delle produzioni frutticole per poter rafforzare l’identità e la specializzazione di ogni realtà commerciale che dovrà proporre/programmare e garantire contratti di filiera duraturi e soddisfacenti al mondo produttivo”.